Dibattito sul PDL (per la Fondazione Magna Carta)
Gaetano Rebecchini
mercoledì 8 aprile 2009 


Stimolato dall’intervento del  Sen. Quagliariello, desidero  contribuire -  seppur da esterno -  a quel dibattito politico-culturale sulla modernità ed i suoi problemi che  è già in corso nel “Partito della Libertà”; dibattito che, come sottolinea Quagliariello, è bene sia il più ampio  possibile considerato che si è all’inizio dell’attività del nuovo soggetto  politico e visto anche il particolare difficile momento che sta attraversando il nostro Paese.
 Come ho già avuto modo di affermare in più occasioni, con il tramonto delle grandi ideologie il quadro, non solo politico, che oggi la cosiddetta  società post-moderna ha di fronte  è notevolmente diverso dal passato. Molte delle categorie che hanno caratterizzato la storia degli ultimi due secoli sono diventate vetuste e necessitano di un ripensamento e rinnovamento, anche a livello semantico, iniziando proprio da quelle che si definiscono  “destra” e  “sinistra”.
 Vediamo allora di  individuare ciò che può oggi costituire motivo  di distinzione tra le varie forze politiche  in campo. Ebbene secondo me – e mi riferisco non solo al nostro Paese -  il discrimine  più significativo,  che passa anche all’interno degli  stessi attuali schieramenti politici, è quello tra coloro che ritengono validi il principio di realtà oggettiva, e di conseguenza, l’esistenza di una “legge naturale” e coloro che,  al contrario, basano la loro azione su una visione soggettivistica della realtà.
 Una divisione quindi che vede da un lato  “realisti” od “oggettivisti” e dall’altro  “relativisti” o “soggettivisti”. Il che pone  in evidenza una sorta di ribaltamento dei riferimenti sociologici da sempre attribuiti alle due anzidette categorie: infatti alla “destra”, in quanto depositaria del “common sense”, quindi del “diritto naturale”, verrebbe di fatto  riconosciuta una dimensione “comunitaria”,  mentre alla “sinistra”, in quanto “relativista”,  verrebbe attribuito  un connotato “individualistico”.
Così in altre parole, mentre una volta al termine “destra” venivano associati  ruolo ed  istanze del singolo individuo ed al termine  “sinistra” veniva attribuito il ruolo del primato della collettività, oggi il paradigma  verrebbe ad invertirsi per  privilegiare la “destra” il bene comune oggettivo, fondato sul principio di realtà, e per promuovere invece la “sinistra” desideri individuali,  prescindendo  anche dall’eventuale beneficio che potrebbero  apportare  alla società .
Come si vede, dunque,  siamo di fronte a un quadro – politico, culturale e  sociale – totalmente nuovo. Quadro che si caratterizza poi  per due ulteriori  aspetti salienti.
Primo,  la crescente  consapevolezza della  sostanziale illusorietà di quanto viene proposto dalla tecnocrazia scientista: infatti l’idea che lo sviluppo tecnico-scientifico, avrebbe in futuro assicurato  perenne felicità a tutta l’ umanità  si sta rivelando  un’utopia, una suggestione  verso un nuovo anti-umanesimo che tende a ridurre la persona umana  a mero strumento.
Quanto al secondo aspetto, questo emerge proprio dall’incapacità della  tecnocrazia scientista a fornire risposte convincenti  alle domande ultime relative all’uomo stesso: quali il suo principio ed il suo fine  e le ragioni  della sua esistenza. Aspetto rappresentato dal  ritorno, non  sul piano privato, bensì su quello  pubblico e civile, della dimensione religiosa, la sola capace di fornire risposte a quegli aneliti che le varie “scienze”, non solo quelle “esatte”, ma anche, e soprattutto, quelle “sociali” e “politiche” hanno sostenuto di poter  risolvere, determinando invece  catastrofi quali quelle del secolo passato.

 

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