Destra e Sinistra: inversione di ruoli?
Gaetano Rebecchini
martedì 12 gennaio 2010 

Roma, 13/01/2010

Destra e Sinistra:
 inversione dei ruoli ?
di Gaetano Rebecchini


E’ iniziata la campagna per le elezioni regionali, ed ecco le prime dichiarazioni dei due principali candidati alla Presidenza della Regione Lazio.
Renata Polverini del “centro-destra” pone al primo punto del suo programma la condizione delle famiglie proponendo, tra l’altro, il cosiddetto “quoziente familiare”.
Emma Bonino del “centro-sinistra” risponde su “il Riformista” con uno slogan - pubblicato in prima pagina sotto una sua grande foto - che dice: “quoziente familiare? No grazie”.
E subito tutto mi appare più  chiaro.
Ritengo infatti quelle dichiarazioni particolarmente significative, direi emblematiche, venendo a confermare quanto sostenuto in precedenti occasioni  e che qui cercherò di riassumere , seppur brevemente.
 Il tramonto delle grandi ideologie del ‘900 ed in particolare la caduta del comunismo, unitamente alle riforme introdotte nei sistemi ad economia di mercato, hanno portato ad una forte riduzione dei contrasti  di carattere socio-economico e di conseguenza contribuito anche ad alterare  il significato sino ad allora attribuito ai  due termini “destra” e “sinistra” che avevano  caratterizzato la forte dicotomia tra gli opposti sistemi.
 “Destra” e “sinistra” vengono così   ad assumere  un’ accezione diversa, in un certo senso più ampia ed indicativa di due distinte “visioni del mondo”.  Da un lato la “destra” che richiama  individui più attenti alla   “tradizione”,  o per meglio dire ai   principi ed ai valori trasmessi dalle passate generazioni e  dall’altro lato la  “sinistra”  che richiama invece soggetti più orientati verso “il nuovo” , verso  “il futuro”,  i cosiddetti “progressisti”  purtroppo talvolta  inclini all’utopia. 
Infatti  mentre una persona di destra si richiama -  almeno a livello di principio – al concetto di “Assoluto” ed al “diritto naturale”, quella di sinistra è tendenzialmente indotta a  ritenere tutto  mutevole e relativo. Ne consegue che la distinzione più significativa delle due posizioni diviene  quella tra chi ritiene valido il principio di realtà oggettiva e chi, al contrario, basa il suo pensiero e la sua azione su una visione relativistica  della realtà. In sintesi possiamo affermare:  “destra” uguale  “realismo” od “oggettivismo” e  “sinistra” uguale a   “relativismo” o “soggettivismo”.
Ebbene, quanto  detto  pone in evidenza come, nell’arco di pochi anni, si sia verificato un vero e proprio  ribaltamento di riferimenti sociologici, e mi spiego meglio:  oggi infatti  la “destra”, depositaria del “common-sense”  (che si ricollega  al  diritto naturale) tende ad assumere  una dimensione “comunitaria” (vedi la difesa della famiglia e dei corpi intermedi),  allorquando la “sinistra” viene sempre più ad acquisire  un connotato relativista ed individualista come la rivoluzione antropologica che colpisce l’attuale società post-moderna rende ogni giorno più evidente. Infatti se una volta il ruolo e le istanze del singolo individuo venivano associati al termine “destra”  mentre alla “sinistra” si attribuiva  il primato della collettività, oggi si verifica un vero e proprio “cambio di  paradigma” che tende ad invertire i ruoli, per cui la “destra” viene a privilegiare il bene comune oggettivo fondato sul principio di realtà e sul diritto naturale mentre la “sinistra” si caratterizza nel promuovere desideri individuali che di certo non portano benefici alla comunità.
Queste in breve le riflessioni che le prime dichiarazioni dei due candidati alla Presidenza della Regione Lazio mi hanno indotto a porre in evidenza. Ed ora, tenendole ben presenti, affrontiamo questa nuova campagna elettorale.


 

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