La metamorfosi di Gianfranco Fini
Gaetano Rebecchini
giovedì 15 aprile 2010 

Roma, 15 aprile 2010

 

Presentazione del libro del prof. Piero  Vassallo “Itinerari della destra cattolica”.

Intervento di Gaetano Rebecchini
“La metamorfosi di Gianfranco Fini”
 
 Tanti, veramente tanti, sono i temi trattati da Piero Vassallo nel suo  libro – né poteva essere diversamente trattandosi degli “Itinerari della destra cattolica”  – così come innumerevoli sono gli spunti e le considerazioni che da quelle pagine possono trarsi.
Di conseguenza, per quanto riguarda la prima parte del libro segnalerò  solo alcuni  punti di determinati  paragrafi iniziando dal primo che ricorda il carissimo Don Gianni Baget Bozzo, che avevo conosciuto circa 40 anni fa accompagnando il padre Raimondo Spiazzi, con il quale dirigevo la rivista “IDEA”, dal Cardinale Siri. E poi a partire  dall’ottobre ’96 – data  del primo Convegno promosso dalla Consulta etico-religiosa di A.N. – iniziai con Don Gianni un’assidua e feconda frequentazione purtroppo rallentatasi negli ultimi anni per le sue non buone condizioni di salute.
Quanto ai numerosi richiami al  Concilio Vaticano II, ricordato in più paragrafi del libro,  mi limito a segnalare le considerazioni sulla “Teologia aperturista” di Karl Rahner e di Henry De Lubac e gli accenni all’importante lavoro di Mons. Gherardini del quale ben ha fatto Piero Vassallo a segnalare la richiesta dello stesso Gherardini rivolta  a S. Santità Benedetto XVI di promulgare un  documento in cui solennemente si affermi “l’ermeneutica della continuità” in modo da porre fine alla  confusione  postconciliare.
Mi sono particolarmente soffermato sul paragrafo che tratta dell’ “universalismo cristiano” anche perché ho ritrovato considerazioni che avevo avuto occasione di svolgere in precedenti occasioni come  la dichiarazione di Sant’Agostino sul ruolo di Roma e sulla Divina Provvidenza ( “Romanorum regnum a Deo vero………”) concetto poi ripreso anche da San Leone Magno (“Romanurom imperium Divina Providentia preparavit”). Ed in quello stesso paragrafo l’azione dell’Imperatore Giuliano l’Apostata  purtroppo  idolatrato da alcuni  reazionari di oggi, il che mi inviterebbe ad indicare  qualche nome della cosiddetta  “destra nuova” della quale farò poi cenno.
A proposito  della “fine delle ideologie” e delle relative  conseguenze non posso non rilevare alcune notevoli considerazioni come “ il naufragio  del pensiero moderno dopo Nietsche e dopo il ’68”, così come  “il relativismo incombente sulla società post-moderna costituisce un rimedio  quasi peggiore del male ideologico”. Considerazioni che si concludono con l’affermazione che compito tradizionale  della politica  deve essere  quello di riconoscere ed applicare i principi del diritto naturale.
Interessanti poi le pagine su “l’esoterismo gnostico di destra” le cui origini risalgono al II secolo ed all’eretico Marcione. Queste argomentazioni, che aprono la  seconda parte del libro, mi invitano a  soffermarmi sulla figura e sul ruolo di Gianfranco Fini, di cui  si parla in più punti,  ed al  quale sento il dovere di far presente i pericoli di quella  “deriva relativista” che purtroppo  già da tempo lo investe e che ha provocato il suo cambiamento di riferimento culturale, che  addolora molti di noi.
Ebbene per rendersi conto di quel cambiamento  basta  mettere a confronto ciò che Fini affermava  nel 1994 -  l’ anno del  Congresso di Fiuggi in cui fu eletto Presidente di A.N.– con  quello che oggi dice  e che con lui dicono significativi esponenti della  Fondazione Fare Futuro da lui fondata e presieduta.  
Non posso ad esempio dimenticare quando, alla vigilia dell’anzidetto Congresso di Fiuggi, gli sottoposi quel breve scritto  che doveva, in modo sintetico, spiegare agli iscritti ed ai futuri elettori  chi fossero ed a quali valori intendevano richiamarsi i fondatori del nuovo Partito.  Fini non solo accolse quello scritto  ma volle anche che fosse riportato  negli  Atti di fondazione del Partito, scritto che così  testualmente diceva: 
“ci sentiamo eredi e siamo cultori della civiltà romana e di quella cristiana che ha il suo fondamento nel messaggio portato da Pietro a Roma e diffuso in Occidente e nel mondo intero”.
Ed ugualmente non posso dimenticare   le sue parole, e la mia soddisfazione, quando accolse la proposta di istituire la “Consulta etico-religiosa” di Alleanza Nazionale, della quale volle affidarmi la presidenza, e così anche  quando fece modificare l’articolo de “il  Regolamento di Partito” inserendo la condizione che in tutti i Comitati provinciali (fondamentali organi territoriali del Partito) vi fosse un  rappresentante della  Consulta etico-religiosa .
Tutto questo – e mi dispiace dirlo – è stato poi  gradualmente abbandonato  e dimenticato già prima della fusione di “A.N.” con “Forza Italia” e della  nascita quindi del “PDL”.
Ma veniamo ad oggi e prendiamo   il  numero dello scorso febbraio  di Charta Minuta -  il periodico della Fondazione Fare Futuro – un  numero dal significativo titolo “La nostra nuova politica”, dove i numerosi   articoli possono ben illuminarci su quella “nuova politica” definita da alcuni  il   “ Finismo”,  e da altri, con un pizzico di malizia,   il “Fini pensiero”.
La detta pubblicazione apre con l’ editoriale di Fini che per la verità non  dice molto. Accenna al  “patriottismo repubblicano” che  sottolinea essere una riscoperta – il che gli da anche modo di ricordare Nicolò Machiavelli – e poi tocca altri   “temi”, le cosiddette “nuove parole”   che, come lui stesso dice,  “possono essere mattoni”,  mattoni utili per l’opera di rinnovamento della cultura politica italiana, o meglio della “nuova casa comune degli italiani” .
Vediamoli allora questi mattoni.
Ebbene tra i vari  articoli di quel numero di “Charta Minuta” soffermiamoci su quello  di Filippo Rossi, direttore di “Fare Futuro Web Magazine”.
Rossi ci spiega  che la “destra nuova” è in effetti – come lui stesso afferma - una “destra libertaria”. Ed a coloro che vedono questa destra libertaria come “un tradimento dell’identità ed un abbandono della casa del Padre” Rossi risponde deciso:  “si, è proprio così”. E subito tutto diviene più  chiaro. “Bisogna navigare in mare aperto” - afferma -  “…. senza vincoli di sorta. Oltre i muri. Oltre i dogmi”. Oltre quindi quelle barriere poste dalla nostra vecchia cultura, di cui ovviamente occorre dimenticarne anche le millenarie radici. Altro che sentirsi eredi ed essere cultori di quelle civiltà, come  con tanto entusiamo ed emozione si era voluto affermare  negli atti fondativi di Alleanza Nazionale .
Bisogna abbracciare  la “google-Kultur” dice  con enfasi  Rossi, senza peraltro rendersi conto che l’informatica non è che  uno strumento, indubbiamente affascinante, ma sempre uno strumento, che può anche illudere e deludere. E continuando poi  la sua esposizione ci avverte  che “bisogna giocare a tutto campo,  avere il coraggio del gioco”, e per meglio spiegarci il suo gioco  afferma  : “Che Guevara è anche uno di noi, come icona, come simbolo” e subito dopo aggiunge “ma Che Guevara al tempo stesso non è uno di noi ……perché dei simboli, della cultura, la cosa più bella è questo: ognuno prende quel che vuole. Non ci sono regole predefinite”.
Credo che questi concetti che il direttore di “Fare Futuro Web Magazine” ci espone con tanta franchezza siano più che sufficienti a comprendere cosa vuole essere questa “destra nuova”, e quindi quale sia il  pensiero  del “gruppo ideologico che sta attorno a Gianfranco Fini” come lo stesso Rossi puntualizza.
Come vedete siamo di fronte ad una proposta ideologica di chiara impronta  “soggettivista” e “relativista” che non può che sfociare nel più totale e  triste  “nichilismo”,  e quindi di fronte ad  un gruppo politico  che, dopo aver reciso  le proprie radici culturali e dimenticata la propria identità,  si avventura in “mare aperto” verso il “nulla”,  senza riferimento ad alcun “valore”, e  men che meno ai  “valori non negoziabili” .
Mi sono più volte domandato da dove poteva aver avuto origine  il cambiamento culturale  di  Gianfranco Fini, e Piero Vassallo nel  paragrafo del suo libro  che tratta dell’ “ateismo di destra” ne da una spiegazione chiamando in causa l’ influenza esercitata sulle giovani generazioni degli anni ‘70/’80 dal movimento francese  “Nouvelle Droite”  di  De Benoist , importato in Italia da  Armando Plebe.
Quanto a Gianfranco Fini che con la sua  “virata”,  o per  meglio dire la sua  “ strambata culturale”, si avventura in mare aperto vorrei ancora una volta ricordare i nostri primi incontri e gli esaltanti anni della nascita di quel nuovo soggetto politico che volemmo chiamare “Alleanza Nazionale”. E sempre  a lui, che sembra orientato a  voler dar vita ad un nuovo movimento politico -  come la stessa nascita del gruppo “Generazione Italia” potrebbe far pensare -  rivolgo con amicizia  l’invito a leggere l’ultimo opuscolo del “Centro di Orientamento Politico” che riporta gli Atti del Convegno su   “Etica, diritto e politica”   per poi  riflettere,   non solo sul significato di  quei  tre termini ma anche, e soprattutto,  sull’importanza  della loro  successione. Il rovesciamento infatti di quella sequenza e quindi il dare inizio ad un’ azione  politica  senza aver prima chiaramente posto a fondamento stabili   principi di carattere etico - adeguatamente trasformati in norme giuridiche -  conduce inevitabilmente  al sopravvento del “potere” su tutto. “Ed è proprio questo” - come  dice  il prof. Francesco D’Agostino in quel  Convegno -    “il tarlo che consuma   l’esperienza politica della modernità . ”

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