La soluzione è nelle urne
Gaetano Rebecchini
giovedì 15 luglio 2010 

“IL TEMPO”
15/07/2010

La soluzione è nelle urne.
di Gaetano Rebecchini

Il problema, si sa, è uno, e si chiama Gianfranco Fini. La sua deriva progressista è inspiegabile, così come la sua ‘opposizione interna’ non trova risposte politicamente plausibili.
Ma il punto non è più questo, evidentemente: il caso-Fini è una realtà di cui occorre semplicemente prendere atto, traendo le logiche e debite conseguenze.
Le quali, a parere di chi scrive, trovano un'unica, inevitabile soluzione: il ritorno alle urne.
Berlusconi non può prestarsi a manovre aliene al suo innovativo modo di fare politica, che rischiano solo di comprometterlo ulteriormente. I giochi del ‘teatrino della politica’ sono infatti l’antitesi del ‘berlusconismo’, che ha caratterizzato gli ultimi sedici anni della vita pubblica del Pese con una concezione della ‘sovranità popolare’ quale dialettica diretta fra gli elettori e il leader da essi votato.
Non ho nulla contro Casini, né contro l’Udc, anche se non mi piace la strategia dei ‘due forni’ praticata ad esempio alle ultime regionali. Anzi, un loro ritorno – purché leale e costruttivo – a fianco e a sostegno del Cavaliere rafforzerebbe l’orientamento antirelativista all’interno della coalizione e costituirebbe un utile contrappeso rispetto alla Lega, oggi francamente un po’ debordante. Ma il problema è un altro, e cioè le modalità con cui questo cambio di maggioranza, questa sorta di staffetta o di ‘cambio dei cavalli’ in corsa dovrebbe realizzarsi. Sarebbe il venir meno di un modo di fare politica che, evidentemente, piace agli Italiani. Berlusconi ha avuto successo perché ha saputo superare (o almeno, ha sempre cercato di farlo) i giochi di segreteria (e magari di sacrestia), gli accordi sottobanco, gli estenuanti mercanteggiamenti che hanno caratterizzato la prima Repubblica, e che di fatto hanno espropriato la sovranità popolare, a vantaggio delle segreterie dei partiti.
In questo senso, Berlusconi è stato il simbolo della rivolta contro la partitocrazia. Il suo ‘modus operandi’ è molto più semplice e democratico: il popolo è sovrano, alle elezioni sceglie una coalizione e il suo leader, e questa in Parlamento sostiene il Governo da essa espresso, guidato da quello stesso leader, il quale a sua volta, infine, risponde del suo operato allo stesso corpo elettorale. Si potrà chiamarlo “populismo”, ma così è.
E se in Parlamento tale maggioranza non c’è più, o è minata, come ora sta accadendo, da smarcamenti e ostruzionismi, allora il giudizio deve tornare al popolo. Mi sembra la soluzione più giusta, trasparente e democratica. Ciò comporterebbe, comunque, da parte del Pdl, una rapida e decisa ‘potatura’ di elementi politicamente compromessi.
D’altra parte, nulla impedirebbe all’Udc di ricostituire una coalizione di centrodestra col Pdl, in vista di una nuova tornata elettorale: se le intenzioni di Casini sono sincere (e non vedo perché se ne debba dubitare), stringa un nuovo patto col Cavaliere e si presenti con lui davanti al popolo sovrano.
Rimangono ancora due problemi: da una parte, il Presidente della Repubblica potrebbe cercare altre soluzioni, magari un “governo tecnico”; e dall’altra, non è detto che il centrodestra, in caso di elezioni anticipate,  raccolga ancora il medesimo consenso di due anni or sono.
Ebbene, ognuno, rispetto al proprio ruolo istituzionale, si prenda le sue responsabilità di fronte alla Nazione. E se il Cavaliere non ce la dovesse fare, chiuderebbe almeno la sua carriera politica a fronte alta e secondo la volontà degli Italiani: sarebbe comunque, ancora una volta, un oggettiva vittoria del ‘berlusconismo’.

 

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