“Berlusconi? Sia fedele a sé stesso e agli elettori”, intervista a Gaetano Rebecchini
Siro Mazza
venerdì 16 luglio 2010 

“Berlusconi? Sia fedele a sé stesso e agli elettori”
 
A colloquio con Gaetano Rebecchini, presidente del Centro di Orientamento Politico
a cura di Siro Mazza

Roma, 15 luglio 2010. “Berlusconi rischia di compromettere l’essenza stessa del ‘berlusconismo’ cioè del suo modo di fare  e concepire l’azione pubblica. I giochi del ‘teatrino della politica’ sono l’antitesi di ciò che il cavaliere rappresenta”.
E’ preoccupato, l’ingegnere Gaetano Rebecchini, e non usa mezzi termini per esprimerlo. Patriarca di una delle famiglie più in vista dell’Urbe, cofondatore di Alleanza nazionale (di cui è stato per un decennio il più illustre esponente della componente cattolica), già membro della famiglia Pontificia ai tempi di Giovanni Paolo II, presiede ormai da più di dieci anni il Centro di Orientamento politico, think-tank con illustri agganci oltre Tevere e promotore di convegni di studio di altissimo livello.
“Il problema, si sa, è uno, e si chiama Gianfranco Fini”, riprende Rebecchini, con una punta di amarezza. Era lui che aveva “sdoganato” l’ex capo del Msi in Vaticano e negli ambienti che contano del mondo cattolico, prima di prenderne dolorosamente le distanze in occasione del referendum sulla Legge 40 e del voltafaccia relativista finiano. “Anche se i rapporti rimangono formalmente cordiali, ormai lo sento sempre più lontano. La sua deriva progressista è inspiegabile, e la sua irresponsabile ‘opposizione interna’ non trova risposte politicamente plusibili”. “Ma il punto non è più questo, evidentemente”, prosegue il presidente del Cop, che ritiene “irrecuperabile al centrodestra” l’attuale terza carica dello Stato. “Il caso-Fini è una realtà di cui occorre semplicemente prendere atto, traendo le logiche e debite conseguenze”.

Che a suo parere non possono consistere nelle manovre di cui in questi giorni hanno parlato i giornali. Mi riferisco, evidentemente, al… vespaio causato dalla famosa cena fra Berlusconi, Casini e altri.
“Non la ritengo una via perseguibile. Per carità, non ho nulla contro Casini, né contro l’Udc, anche se non mi piace la strategia dei ‘due forni’ praticata ad esempio alle ultime regionali. Anzi, un loro ritorno – purché leale e costruttivo – a fianco e a sostegno del Cavaliere rafforzerebbe il contrasto al relativismo etico all’interno della coalizione e costituirebbe un utile contrappeso rispetto alla lega, oggi francamente un po’ debordante. Ma il problema è un altro, e cioè le modalità con cui questo cambio di maggioranza, questa sorta di staffetta o di ‘cambio dei cavalli’ in corsa dovrebbe realizzarsi”.

Cos’è dunque che la disturba in un eventuale ingresso dell’Udc nella compagine governativa?
“Sarebbe il venir meno di un modo di fare politica che, evidentemente, piace agli Italiani. Berlusconi ha avuto successo perché ha saputo superare (o almeno, ha sempre cercato di farlo) i giochi di segreteria (e magari di sacrestia), gli accori sottobanco, gli estenuanti mercanteggiamenti che hanno caratterizzato la prima Repubblica, e che di fatto hanno espropriato la ‘sovranità popolare’, a vantaggio delle segreterie dei partiti. Berlusconi è stato il simbolo della rivolta contro la partitocrazia. Il suo ‘modus operandi’ è molto più semplice e democratico: il popolo è sovrano, alle elezioni sceglie una coalizione e il suo leader, e questa in Parlamento sostiene il Governo da essa espresso, guidato da quello stesso leader. E quest’ultimo risponde del suo operato al corpo elettorale che a maggioranza l’ha eletto. Tutto qua!”

E se in Parlamento tale maggioranza non c’è più, o è minata, come ora sta accadendo, da smarcamenti, ricatti e ostruzionismo?
“Semplice, si ritorna alle urne. Mi sembra la soluzione più giusta, trasparente e democratica. E quella più in sintonia con quel rapporto diretto fra leader e popolo che – ripeto – rappresenta il succo del ‘berlusconismo’. I suoi detrattori lo chiamano ‘populismo’ o magari ‘demagogia’, quando non fanno riferimento (assurdamente e grottescamente) alle dittature sudamericane; i suoi sostenitori preferiscono parlare di decisionismo o di ‘democrazia diretta’. Ma al di là degli opposti giudizi di merito, è il metodo che conta. E che è incompatibile con i ribaltoni e i ‘salti della quaglia’, di cui, fra l’altro Berlusconi dovrebbe avere un ben preciso, benché infelice ricordo, considerati quelli che dal 1994 ha subito”.

D’altra parte, seguendo il suo ragionamento, nulla impedirebbe all’Udc di ricostituire una coalizione di centrodestra col Pdl, in vista di una nuova tornata elettorale.
“Esattamente! Se le intenzioni di Casini sono sincere (e non vedo perché se ne debba dubitare…), stringa un nuovo patto col Cavaliere e si presenti con lui davanti al popolo sovrano. Non vedo quali pericoli correrebbe: con una sinistra totalmente allo sbando, prigioniera del giacobinismo dipietrista e delle pulsioni di minoranze rumorose ed edoniste, attente solo alle loro minime ed insignificanti istanze, una nuova vittoria del polo moderato mi sembrerebbe alquanto probabile. Ciò, tuttavia (e occorre particolarmente sottolinearlo!), a patto che Berlusconi, con coraggio e decisione, sgombri il campo da tutte quelle persone che, all’interno del Pdl, costituiscono un problema non tanto giudiziario (non sta me a giudicare, e occorrerà avere su questo delicato terreno tangibili riscontri), quanto piuttosto etico-politico. Altrimenti, la gente potrebbe non capire, e dimostrare negativamente il proprio disincanto rispetto a una forza politica dimostratasi non all’altezza dei compiti e del ruolo che si era assunta”.

E’ anche vero che restano, infine, da risolvere due ulteriori problemi: il primo è costituito dal presidente della Repubblica, che, di fronte a una crisi di governo, potrebbe cercare altre strade rispetto al ricorso alle urne, magari un “governo tecnico”…
“In questo caso, ogni soggetto coinvolto, dal capo dello Stato all’eventuale nuovo presidente del Consiglio, si assumerà, in relazione al proprio ruolo istituzionale, le sue precise responsabilità di fronte alla Nazione, che non ha bisogno di “pastrocchi di palazzo”, ma di governabilità, oggi più che mai, vista la gravità – sotto tanti punti di vista – della situazione in cui versa. E il secondo problema?”.

E’ questo: c’è sempre la possibilità che il Cavaliere perda tali ipotetiche elezioni anticipate!...
“Allora,  se il Cavaliere non ce la dovesse ancora fare, chiuderebbe almeno la sua carriera politica (che prima o poi, comunque, è destinata a concludersi!) a fronte alta e secondo la volontà degli Italiani: sarebbe comunque, ancora una volta, un’oggettiva vittoria del ‘berlusconismo’” .

 


 

Torna su

 

Vecchia Versione




Europa: radici e prospettive
martedì 8 maggio 2012
Quale umanesimo oggi? Laici e cattolici a confronto
mercoledì 25 maggio 2011


Intervista Gaetano Rebecchini:Novi scenari e antiche questioni
sabato 15 febbraio 2014
Presentazione Riflessioni su "LA MODERNITA"
martedì 12 febbraio 2013


La religione e la libertà:Stati Uniti ed Europa
mercoledì 29 ottobre 2008
Il principio di autorità
martedì 30 ottobre 2007