Appunti per un intervento su “LE SFIDE DEL XXI SECOLO”
Gaetano Rebecchini
mercoledì 5 aprile 2006 

Ritengo necessario, e di giorno in giorno in misura maggiore, approfondire i preoccupanti aspetti dei grandi temi o meglio, delle “grandi sfide”, che coinvolgono l’umanità tutta e che il vertiginoso processo di sviluppo in corso mette via e più in evidenza.
Questo fu il motivo che già sette anni fa mi indusse a dar vita, insieme a pochissimi amici, al Centro di Orientamento Politico e che conseguentemente mi portò a ridurre l’ impegno in Alleanza Nazionale, partito di cui ero stato cofondatore, e dal quale poi, nel giugno dello scorso anno, presi la dolorosa decisione di dimettermi.
Ma veniamo alle sfide che oggi, agli inizi del XXI secolo, scuotono il “mondo occidentale” ed investono l’ umanità tutta e che possiamo suddividere nei seguenti due grandi gruppi:
A) sfide provenienti dall’esterno della nostra cultura, e che pertanto chiameremo “esogene”, tra le quali la più evidente e preoccupante è indubbiamente quella lanciata dal “fondamentalismo islamico”. B) le sfide “endogene”, ossia nate e maturate all’interno del nostro stesso mondo, le quali hanno prevalente carattere ideologico, e che pur manifestandosi nei modi più diversi portano tutte a concezioni relativiste.
Le sfide più clamorose e terrorizzanti sono indubbiamente quelle “esogene”, ma è bene qui rivolgere, seppur brevemente, la nostra attenzione a quelle “endogene”, particolarmente inquietanti perché meno appariscenti e perciò stesso più insidiose. E’ comunque bene tenere presente che tra i due distinti gruppi di sfide esiste sempre una certa relazione e quindi una reciproca influenza.
Dicevo del vertiginoso processo di sviluppo che caratterizza la nostra epoca che dà tra l’altro luogo al fenomeno della globalizzazione ed offre a noi tutti possibilità inimmaginabili fino a pochi anni fa - pensate ad esempio alla rivoluzione informatica ed a quanto avviene nel campo della biologia e della genetica -, ebbene se tutto ciò è indubbiamente fatto positivo e motivo di orgoglio, ci espone però anche a gravissimi pericoli, di cui purtroppo pochi si rendono conto. Osservava infatti l’allora Cardinale Joseph Ratzinger in un chiaro ed illuminante intervento al Convegno del C.O.P. dell’ottobre 2004, come “ a questa capacità di fare, a questa conoscenza della ricerca che arrivano sino alle radici dell’essere non ha fatto riscontro una pari crescita del nostro senso morale.”
Ecco il punto focale. Proprio così, rispetto all’aumento di potere che la scienza e le nuove tecnologie pongono oggi nelle mani dell’uomo, non è adeguatamente cresciuta una diffusa coscienza etica.
Questa è la “discrasia del nostro tempo”. E immediate sorgono le domande: a quale etica dobbiamo fare riferimento? A quali principi richiamarci? Chi definisce gli “irrinunciabili valori ”, le relative “coordinate di base”, ed i “limiti invalicabili”? Esiste oggi una autorità da tutti riconosciuta e rispettata cui in proposito fare riferimento?
Una volta la risposta sarebbe stata più facile, perché c’era nella nostra società e nella stessa società europea un clima religioso ed un diffuso comune sentire morale, ma poi purtroppo, con l’affermarsi delle ideologie ed il diffondersi dell’ illuminismo, del secolarismo, e quindi del relativismo e del nichilismo - che negano il concetto di “assoluto” e ritengono la “verità” mutevole a seconda delle contingenze e convenienze, così come il bene ed il male - la questione morale, o meglio il problema di un’etica di riferimento valida per tutti diviene, se non insolubile certo di assai difficile soluzione.
Viene infatti da domandarsi come sarà mai possibile rispettare “valori irrinunciabili” e “limiti invalicabili” in una società nella quale la condotta di vita è sempre più influenzata da concezioni che si richiamano a “la morte di Dio” e dove anche il monito “senza Dio tutto è possibile”, che dovrebbe indurre a riflessione, diviene slogan libertario? E terrorizza pensare che è proprio nelle mani di uomini di una società siffatta che la scienza e le nuove tecnologie pongono l’enorme potere cui prima facevo cenno.
Come uscirne allora?
Prioritariamente con l’impegno di tutti, ed in particolare delle nuove generazioni, perché cresca la consapevolezza del pericolo e venga ritrovata e seguita la “giusta via”, ovvero quella legge morale iscritta nella stessa natura umana da cui nascono i principi etici che definiscono “valori”, “limiti” e gli stessi “diritti inalienabili” della persona; e quindi con l’azione politica ispirata a tali principi, come ci ricordava nel nostro ultimo Convegno Francis Fukuyama, “……..saranno le decisioni politiche, che prenderemo nei prossimi anni a proposito del modo di rapportarci con queste tecnologie, che decideranno se entreremo o no in un futuro post-umano e nel potenziale abisso morale che un tale destino ci prospetta”.
“Principi di diritto naturale” dunque, che la Chiesa Cattolica invera e che di conseguenza, illuminando le coscienze dei fedeli, contribuisce grandemente ad affermare. Azione questa ostacolata, purtroppo, dai sostenitori del “pluralismo etico”, ed ancor più dai cosiddetti “libertari”, che accusano, di passiva acritica sudditanza nei confronti della Gerarchia, i fedeli cattolici che a quei principi si richiamano: principi, che come spesso ho avuto occasione di ripetere, sono giusti non perché sostenuti dalla Gerarchia, ma che la Gerarchia sostiene perché sono giusti.
Nel chiudere queste brevi considerazioni desidero, rivolgendomi a coloro che si definiscono “non credenti”, segnalare la particolare attenzione che per loro ha l’attuale Pontefice Benedetto XVI. Consapevole infatti del diffuso agnosticismo che caratterizza la nostra società e preoccupato dei gravi pericoli che incombono, il Papa volge il suo sguardo a chi non riesce a trovare la via dell’accettazione di Dio e, con spirito di carità lo invita, riprendendo un pensiero di Pascal, a vivere “veluti si Deus daretur, (come se Dio esistesse)”; e quindi a superare gli egoismi che dividono ed a rispettare i principi che scaturiscono da quella legge naturale iscritta nel cuore di ogni uomo.

Torna su

 

Vecchia Versione




Europa: radici e prospettive
martedì 8 maggio 2012
Quale umanesimo oggi? Laici e cattolici a confronto
mercoledì 25 maggio 2011


Intervista Gaetano Rebecchini:Novi scenari e antiche questioni
sabato 15 febbraio 2014
Presentazione Riflessioni su "LA MODERNITA"
martedì 12 febbraio 2013


La religione e la libertà:Stati Uniti ed Europa
mercoledì 29 ottobre 2008
Il principio di autorità
martedì 30 ottobre 2007