Rilessioni su "LAMODERNITA" La civiltà occidentale e la crisi dei valori
Gaetano Rebecchini
venerdì 10 giugno 2011 

Cosa sta accadendo oggi nel mondo?
Era questa la  domanda che, con alcuni amici, ci ponevamo  ben 12 anni fa e che ancora oggi, con sempre maggiore preoccupazione ci poniamo. Ebbene quella domanda, unitamente all’affermazione di Andrée Malraux: “Il XXI secolo sarà religioso o non sarà”,  ci indussero  allora a dar vita al Centro di Orientamento Politico con il quale abbiamo promosso  numerosi  incontri e ben 17 convegni i cui atti vengono  raccolti  sotto il titolo  “Le sfide del XXI secolo”. Convegni nei quali hanno potuto esprimere il proprio punto di vista personalità della cultura, della politica, del mondo accademico e  non solo italiane ed in proposito basterebbe ricordare i nomi di J. Rifkin, A. Vidal-Quadras Rocas, J. Nye, C. Kupchan, F. Fukuyama, M. A. Glendon, F. Dumont, B. Bueb e con loro  i Cardinali J. Ratzinger, C. Ruini, C. Caffarra ed i Vescovi R. Fisichella, G. Crepaldi.
 Ma riprendiamo la domanda posta all’inizio, e per ben impostare il problema partiamo dalle  origini della nostra civiltà,  comunemente definita  civiltà occidentale, le cui radici affondano nell’antico mondo greco e romano ed anche in quello  ebraico ma soprattutto nel cristianesimo. Ciò  consentirà  di renderci meglio conto come alcuni principi ed  idee di fondo della nostra civiltà, recepiti da quelle  culture madri, si siano  modificati  anche in modo sostanziale, provocando così incertezze, confusioni e  la  crisi  di valori e di identità che oggi particolarmente avvertiamo.
 Prendiamo ad esempio la parola “libertà”. Ebbene questa parola riceve il suo pieno significato dal principio cristiano del “libero arbitrio”, che definitivamente  distacca l’idea di libertà da quelle concezioni deterministiche, tipiche del mondo antico, quali il “fato” ed il “destino” e la stessa “fortuna”. Idea di libertà che viene ad assumere un particolare valore quando si accompagna alla “solidarietà”  (non fare ad altri ciò che non vorresti  fosse fatto a te) ed al  “senso di responsabilità” (l’uomo è libero nelle sue scelte ma responsabile), come in proposito chiaramente spiega  Rodney Stark nel suo saggio “ La vittoria della ragione”.
 Ora ditemi voi: la parola libertà suscita ancora sentimenti di solidarietà e senso di responsabilità? Non è forse essa mutata proprio nel suo rapporto con  quelle due significative qualità?  Quante volte infatti la libertà viene resa solo strumento, “slogan” ed irresponsabilmente invocata al fine di  soddisfare particolari egoistici desideri e personali interessi?
Ed ancora, sempre riguardo alla nostra attuale società occidentale  soffermiamo l’ attenzione su un’  altra questione significativa e precisamente quel particolare andamento della “storia” detto  “teleologico” , termine di origine greca che indica un  corso della storia di tipo lineare e che di conseguenza tende ad un “fine”; fine che la cultura cristiana indica di ordine trascendente, ossia ultraterreno,  (il Regno di Dio). Ebbene quel fine dopo il Medioevo, l’Umanesimo, il Rinascimento e soprattutto per l’avvento dell’Illuminismo  tende via e più a  secolarizzarsi,  a mutarsi  in un  “fine  terreno”, od addirittura in un vero e proprio Paradiso Terrestre, e ciò  grazie alle illusioni provocate dallo straordinario sviluppo  della scienza e della  tecnica.
 E qui consentitemi una parentesi.


Senza voler assolutamente aprire un discorso che sarebbe vastissimo sul mondo della scienza, della tecnica, dello “scientismo” e quanto altro, desidero però brevemente accennare ad alcuni “luoghi comuni” relativi agli “uomini di scienza” ed in particolare a quella “diceria” che sostiene come gli scienziati siano tutti  atei.
Ebbene se è pur vero che molti uomini di scienza non sono credenti-osservanti è però altrettanto vero che i cosiddetti atei-dichiarati sono una modesta  minoranza, ed in proposito mi piace qui ricordare una affermazione di Louis Pasteur, oggi ancor più valida: “poca scienza allontana da Dio ma la grande scienza riconduce a Lui”.
 Quanto poi al  grande Einstein - che molti si ostinano a ritenere essere stato ateo  - tra le sue riflessioni, che toccano o sfiorano il problema di Dio, mi limito qui a segnalare la seguente, che ritengo  particolarmente significativa: “è incomprensibile come l’Universo sia comprensibile”. Una riflessione questa  che, non solo denuncia lo stupore di questo grande uomo di scienza di fronte alle meraviglie del cosmo, ma che implicitamente  pone a se stesso  le domande:  “perché io uomo ho la possibilità di interpretarlo?” Ed ancora, perché mediante quella straordinaria astratta purissima scienza che è la matematica l’uomo è in grado di  calcolare non solo le leggi che regolano il moto degli astri ma di portarsi anche oltre ?”  “Perché dunque io essere umano ho questa possibilità? Chi mi ha dato questa facoltà?”
Non sappiamo quale risposta possa essersi data  Einstein ma ci è già sufficiente il fatto che si sia posto quella implicita domanda. Del resto la  risposta a noi tutti l’aveva già data, secoli prima,  San Tommaso d’ Aquino quando affermava: “noi esseri umani comprendiamo il mondo perché siamo stati creati a immagine e somiglianza del suo Creatore”. Non a caso infatti gli uomini sono gli unici esseri viventi dotati della facoltà di ragionare e comprendere ciò che li circonda.
Ma torniamo a noi.


Abbiamo prima visto le mutazioni di  due punti significativi  della  nostra cultura. Ebbene purtroppo mutazioni e sconvolgimenti proseguono continuamente a tutti i  livelli nei più diversi campi e non solo a seguito di eccezionali  eventi,  come ad esempio   la caduta del Muro di Berlino ed il crollo dell’ideologia  comunista,    e ciò a ritmo sempre più frequente.
Tutto questo non può lasciarci indifferenti. Le conseguenze, o meglio i danni, ci sono e gravi: basta soffermare  la nostra attenzione sul   “modus vivendi”  delle nuove generazioni per rendercene conto.
Cosa sta accadendo?  E’ la   “modernità” con le sue sfide  che avanza, sostenuta da un modello  di sviluppo sempre più frenetico, e che investe tutti i campi della vita compreso  quello  della stessa natura umana.
E dove ci porterà questo sviluppo? All’utopico  Paradiso Terrestre cui prima ho fatto cenno?  O dove mai?
 Molte innovazioni, prodotte dalla tecno-scienza, da tutti gioiosamente accolte – si pensi ad esempio all’informatica  – sono  state diffuse ed immesse sul mercato globale senza neanche essersi prima  posti il problema di quali sarebbero potuti essere gli eventuali effetti collaterali (il cosiddetto risvolto della medaglia che non manca mai); ed infatti i recenti sconvolgimenti nel Nord Africa credo ci dicano qualcosa.
Sentite ora quanto  scrive  Massimo Fini   circa una “immagine” data al CERN di Ginevra da Carlo Rubbia, una immagine che non può non farci riflettere, e  seriamente, perché detta da uno scienziato, Premio Nobel per la fisica. L’immagine è questa: “noi siamo su un treno che va a 800 all’ora che per la sua dinamica interna deve continuamente aumentare la velocità, non c’è il macchinista o se c’è i comandi gli sono sfuggiti di mano, da tempo il convoglio va per conto suo …….”. Ma dove sta andando questo treno? Dove mai potrà andare a sbattere se non c’è nessuno a condurlo ?
Il treno -  e qui riprendo il testo di  Massimo Fini -  :
 “……..è passato come un rullo compressore sui Paesi del terzo mondo, devastandoli, disgregandoli, riducendoli alla miseria e alla fame innescando migrazioni bibliche ed un terrorismo planetario.
 Mette in ginocchio anche Paesi più strutturati e disfà ogni tessuto di solidarietà nelle società cosiddette opulente. Una immensa bolla di denaro, scommessa su un futuro ipotecato sino alla fine dei tempi sta sulle nostre teste in attesa di crollarci addosso.
 La scienza, perso ogni senso del limite, in preda ad un hibris incontenibile, sfrenata ed autoreferenziale attacca e manipola l’origine stessa della vita preannuncio, se non è già  un presente, di un mondo di Frankenstein…………”.
Ho volutamente qui riportato questo scritto perché l’immagine del “treno impazzito di Rubbia” possa invitarci a riflettere su questa “modernità” in frenetico sviluppo. Ma,  a scanso di equivoci,  voglio anche chiarire  che quando parlo di sviluppo  mi riferisco  allo sviluppo della modernità e non allo sviluppo economico. E’ questa una distinzione che sento di dover fare, anche se è pur vero che lo  sviluppo economico è anch’esso coinvolto nel fenomeno di questa modernità; ma ciò che maggiormente preoccupa è che questo fenomeno  investe anche la  natura umana, e quindi dia luogo a quella “rivoluzione antropologica” che – come ci spiega il Cardinale Ruini – porta alla destrutturazione dell’essere umano, che, trattato come un oggetto, viene  a perdere proprio quella sua peculiare qualità di “soggetto” che non solo dà significato a se stesso ma che lo mette in relazione con gli altri esseri umani e con lo stesso  Creatore.
Parliamoci chiaro, questa  modernità materializza tutto ed esalta il potere della  scienza e della   tecnica oltre ogni  limite.
Non dobbiamo mai dimenticare che la  tecnica, così come la  scienza, possono sì dirci tutto su  come sono fatte le cose, ma nulla circa il   loro “perché”.
Quanto qui detto non è per generare sconforto ma per coinvolgervi intellettualmente ed invitarvi ad una seria riflessione sul particolare momento storico che stiamo vivendo. I cambiamenti dello stile di vita che ogni giorno constatiamo nelle famiglie, nei  giovani,  nelle classi dirigenti e via dicendo, denunciano come gravi danni siano stati arrecati proprio a quei “principi” ed a quei  “valori  non negoziabili” -  cui tanto spesso  fa riferimento lo stesso Benedetto XVI  - “valori” che sono fondamento proprio di quella qualità di soggetto dell’essere umano di cui prima dicevo.
Certo è che se questo modello di sviluppo non dovesse quanto prima modificarsi  verrebbe ad acquisire quel carattere di “irreversibilità” (la cosiddetta “freccia della storia”) e le conseguenze potrebbero essere veramente gravi.
E spontanea mi torna alla mente l’invocazione: “solo un Dio ci può salvare”, che è anche il titolo di un noto libro del grande e controverso filosofo tedesco Martin Heidegger.
Questo è quanto desideravo dire  a voi giovani, che pieni di entusiasmo vi accingete ad affrontare le complesse e  difficili problematiche ereditate dalle generazioni che vi hanno preceduto, e con l’occasione aggiungere  che non solo  è  importante esserne consapevoli ma che per affrontarle è assolutamente necessario prepararsi adeguatamente. Quindi:  formazione culturale e spirituale,  studio, volontà, coraggio,  grande senso di responsabilità ma sempre tranquilli e sereni,  fiduciosi dell’aiuto di Dio.

 

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