Riflessioni su "LA MODERNITA'" Radici della crisi e centralità dell'essere umano
Gaetano Rebecchini
martedì 13 settembre 2011 


Mi ricollego a quanto detto nell’incontro con voi avuto a fine giugno nel corso del quale a proposito dell’attuale situazione invitavo tutti a riflettere come, sotto la spinta della “modernità”, nell’arco di pochi anni, siano mutati  gli “stili di vita” della nostra società e particolarmente quelli delle “nuove giovani generazioni”, e sempre più dimenticati  siano i principi ed i valori che sono a fondamento   della  nostra civiltà occidentale.
Ricordate certamente  quanto ho avuto  modo di dire sull’ “idea di libertà”, sul “concetto teleologico della storia” e su quella  immagine del “treno impazzito” suggerita da Rubbia, il noto Premio Nobel. E penso ricordiate anche il richiamo all’ esclamazione di Martin Heidegger : “solo un Dio ci può salvare”. Ebbene se quel  richiamo, come mi è stato accennato,  ha provocato in alcuni di voi sconcerto ed avvilimento, voglio qui subito dirvi,  che quanto verificatosi lo scorso mese di agosto a Madrid, dove circa due milioni di giovani sono accorsi per incontrare il Papa, mi ha particolarmente colpito e confortato.
Quell’ evento infatti ha reso evidente come, nonostante le allettanti suggestioni che la modernità offre alle nuove generazioni, ci siano sempre tanti giovani che sentono il bisogno di ascoltare parole di speranza, di amore, di vita e di fede, alle quali Papa Benedetto sa imprimere una particolare forza.
 E tutto ciò fa ben sperare, perché, cari amici, torno a ripetere, la crisi che stiamo attraversando ha radici profonde, molto più profonde di quanto possano far ritenere gli interventi di coloro che seguono e curano gli aspetti economico-finanziari della crisi stessa; il male purtroppo colpisce in punti fondamentali la nostra cultura, la crisi investe la nostra stessa  civiltà. Ecco perché nel mio precedente intervento concludevo quanto fosse importante la consapevolezza di quel che sta accadendo e di conseguenza quanto necessario fosse adeguatamente attrezzarsi per ben affrontarlo.
In proposito i recentissimi eventi verificatisi a Londra,  a Birmingham ed in altre città inglesi,  non possono non indurci ad ulteriori approfondimenti e considerazioni. Quegli episodi, infatti,  non fanno che confermare come l’accelerato sviluppo della modernità, favorito dai  nuovi affascinanti strumenti di comunicazione, abbia provocato una  grave frattura con la tradizione, o per meglio dire con i valori della tradizione, dando così luogo ad un pericoloso vuoto che bisogna assolutamente colmare.
Occorre ripartire dalla centralità della  “persona umana” che va reinserita in giusto e coerente rapporto con il creato. Vi invito pertanto a rileggere l’intervento di  Mons. Rino Fisichella al Convegno del Centro di Orientamento Politico (C.O.P.) del 20 ottobre scorso, riportato negli atti del Convegno stesso, dove ha dato notizia del “progetto per una nuova evangelizzazione” ed indicato le tre fondamentali vie da seguire (“la via estetica”, “la via etica”, e la “via della logica della verità”) ed in particolare soffermandosi  su “la via estetica” ha ricordato, tra l’altro,  il seguente passo di Von Balthassar:
“in un mondo senza bellezza, in un mondo che non è più in grado di vederla, di fare i conti con essa, anche il bene ha perduto la sua forza; l’uomo resta perplesso di fronte ad esso e si chiede perché non debba preferire il male. Anche questo infatti costituisce una possibilità, persino più eccitante”. 
E sempre   Mons. Fisichella concludendo aggiungeva: “ chi non è capace di contemplare la bellezza, e coglierne la sua intima relazione come sorgente di etica e di verità non è più capace di pregare, e prima o poi neppure di amare”.
A questo proposito voglio qui aggiungere che lo stesso Benedetto XVI, nel corso dell’udienza del 31 agosto scorso  a Castelgandolfo, ha voluto sottolineare come  l’arte e la musica costituiscano “la più grande apologia della nostra fede”, ricordando, tra l’altro, come in gioventù l’ascolto di un brano di Bach, diretto dal grande Bernstein, avesse, per la sua straordinaria bellezza, a lui  trasmesso verità tali che lo indiussero   a  ringraziare  Dio.
Richiamandomi ancora ai Convegni del C.O.P. desidero anche segnalarvi alcune considerazioni svolte da Mons. Giampaolo Crepaldi nel suo intervento del 25 maggio scorso, che pongono in evidenza il  particolare clima dell’attuale  “modello di sviluppo”, al quale abbiamo già fatto cenno  nel nostro precedente incontro, “clima” che tende a “materializzare tutto”. Ebbene questa  tendenza, sottolineava Mons. Crepaldi,  va diffondendosi anche in insospettabili ambienti per il sempre più frequente abbandono della teologia, il che porta a  trascurare la  “dimensione ontologica” delle cose e quindi lo stesso  “aspetto  spirituale” della natura umana, ed aggiungeva  come sia proprio la “dimensione ontologica” a rendere evidente il diverso significato di termini che a prima vista potrebbero risultare equivalenti come ad esempio tra i due  termini “ popolo” e “moltitudine”. Infatti mentre il termine “popolo” ha in  sé – così come il termine “famiglia” –   uno spirito, (potremmo dire un’anima) per cui  ciascun componente si sente parte di un tutto, quello spirito manca invece al  termine “moltitudine”.


Ed ora, richiamandomi a quanto già accennato ad alcuni di voi,  desidero, seppur brevemente, svolgere una riflessione su  una questione veramente fondamentale,  una riflessione che investe lo stesso  “significato ultimo dell’esistenza”. Il che  mi consente anche di rendere evidente ancora una volta quale sia il “clima culturale” che per l’influenza dello sviluppo della tecno-scienza si va via e più affermando. Mi spinge a ciò l’aver di recente ascoltato  alcune dichiarazioni del Prof. Edoardo Boncinelli  il noto genetista, che tra l’altro insegna all’Università San Raffaele di Milano.
Ebbene il Prof. Boncinelli, nel corso di un convegno sugli sviluppi della scienza medica, richiamandosi anche al libro “Verso l’immortalità” da lui scritto insieme a Galeazzo Sciarretta, dava notizia di studi su  “la clonazione” e sulle prospettive di  “allungamento della vita umana”  facendo balenare traguardi di “vita eterna” per le future generazioni.
 Stupefatto e sconcertato da tanto clamorose affermazioni, mi tornò immediato alla mente l’ uguale stato d’animo provato alla lettura dell’   Incipit di “Verità e Menzogna” di Nietzsche che così recita:
 “ in un angolo remoto dell’universo scintillante diffuso attraverso infiniti sistemi solari c’era una volta un astro, su cui animali intelligenti scoprirono la conoscenza. Fu il momento più tracotante e menzognero della “storia del mondo”. Ma tutto durò un minuto, un solo minuto. Dopo pochi respiri della natura l’astro si irrigidì e gli animali intelligenti dovettero morire…………Quando tutto sarà finito non sarà avvenuto nulla, assolutamente nulla di notevole”.
Una prospettiva, come vedete, indiscutibilmente nichilista. Ma se la prospettiva di Nietzsche è, come ripeto, “nichilista” quella di Boncinelli è assolutamente “utopica”, confermando ancora una volta la supponente presunzione del pensiero scientista. Ebbene di fronte a queste due prospettive, non posso nascondervi quanto soavi e confortanti mi risuonino le parole di Simon Pietro, l’umile pescatore di Galilea, che ci vengono così riportate dal  Vangelo di Giovanni :
“ Signore dove andremo… Tu solo o Signore hai parole di vita eterna”.


Qui mi fermo, ma prima di affrontare  temi di attualità politica, come da alcuni richiesto, desidero, ripetere ancora una volta che siamo in una fase di transizione che ci porterà in una “nuova era”, di cui voi giovani sarete protagonisti. E se difficile è oggi  individuare le particolari  problematiche che ciascuno di voi potrà trovarsi  di fronte, certo è che per affrontarle sarà comunque necessaria una valida formazione morale e culturale accompagnata  sempre da un particolare senso di responsabilità. E ricordate anche che ciò che sostenete  deve essere costantemente confermato dal vostro comportamento, perché  “ più della parola vale l’esempio”.

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