Riflessioni su "LA MODERNITA'" Positivismo, scientismo, principio antropico ed altro
Gaetano Rebecchini
giovedì 10 novembre 2011 

 
Nel nostro precedente incontro parlando  delle tesi del prof. Edoardo Boncinelli accennavo allo “scientismo”,  ed alcuni di voi mi hanno poi richiesto chiarimenti  in proposito. Ebbene  lo “scientismo” è una  versione del “positivismo” di cui, come forse ricorderete dai vostri studi, il più significativo esponente fu Auguste Comte. Ebbene Comte alla metà dell’800, sull’onda delle grandi scoperte dell’epoca ( macchine a vapore, elettricità, elettromagnetismo, microscopi e via dicendo), e da queste affascinato, produsse la sua più significativa opera: “Il corso di filosofia positiva” nella quale affermava  come la scienza positiva,  basata sull’esperienza, fosse l’unico fondamento della realtà e l’unica via di accesso  alla verità. Una concezione filosofica che, carica anche di  significato religioso, inevitabilmente tendeva  a sostituirsi  alla fede tradizionale.
 E tanto grande fu all’epoca l’esaltazione per la scienza da diffondersi anche al di fuori dell’ambito strettamente scientifico, ed in proposito è significativo ricordare il comportamento dello stesso  “movimento marxista” che  volle assumere il nome di  “comunismo scientifico” e ciò per sottolineare la sua  razionalità e credibilità ed assicurarsi un più sicuro  successo.
 Per circa un secolo il “positivismo” si diffuse ampiamente, e non solo in Francia,  contrastato, peraltro, per quella sua pretesa pseudo-religiosa, dalla cultura cristiana sostenuta anche da scienziati, e tra questi voglio ricordare  Louis Pasteur di cui, nel nostro precedente incontro, menzionai l’ affermazione “ poca scienza allontana da Dio, ma la grande scienza riporta a Lui”.
Ebbene quella fede nella scienza, fondata su i principi della “fisica newtoniana” (altrimenti detta “fisica classica”),  che avrebbe dovuto  spiegare tutta la realtà, alla metà degli anni ’20 del XX secolo, cominciò a vacillare; e ciò per  lo sviluppo della “fisica nucleare” e la scoperta della “quantistica” che  venivano a dimostrare come fondamentali principi della fisica newtoniana -  sempre ritenuti immodificabili ed universalmente validi -  non erano più tali; ed in particolare perdeva validità quel  “determinismo” ritenuto  sino ad allora  indiscutibile.  E qui  sarebbe  interessante soffermarsi e rievocare lo stupore ed anche i primi contrastanti pareri ed atteggiamenti  manifestatisi  tra i tre grandi fisici Albert Einstein, Niels Bohr e Werner Heisenberg di fronte alle rivoluzionarie novità. Mi limito solo a ricordare che fu in  quell’occasione che Einstein, di fronte ai risultati degli esperimenti di Heisenberg, si dice abbia esclamato: “Dio non gioca ai dadi con l’universo” e che Bohr gli abbia detto “Einstein smettila di dire a Dio cosa deve fare”.
Con  la scoperta  quindi della “quantistica” che, come ripeto,  non rispetta i principi della fisica classica, perdeva valore anche il mito del “positivismo” e della sua pseudo-religione, che su quei principi si fonda, e di conseguenza veniva a riproporsi “il mistero” della realtà, di tutta la realtà compresa quindi anche quella che quotidianamente viviamo.
A questo proposito non posso non far presente la notizia resa nota pochi giorni fa, che in verità non ha avuto la risonanza dovuta, e ciò forse per la difficile situazione economica, finanziaria ed anche politica che l’intero mondo occidentale sta attraversando. Si tratta di una  scoperta degli scienziati del CERN relativa ai cosiddetti  “neutrini”, particelle elementari prive di cariche elettriche, la cui velocità risulterebbe essere superiore a quella dei fotoni, ossia  della luce, velocità questa che, come sapete, è ritenuta la massima in assoluto  (300.000 Km al secondo). Una notizia quindi che, se confermata, sarebbe a dir poco sconvolgente tale da provocare ripercussioni anche sulle più recenti e straordinarie conquiste scientifiche ed in proposito viene immediata alla mente la nota equivalenza massa-energia basata proprio sulla velocità della luce e sintetizzata nella nota formula di Einstein.
Vedremo se questa rivoluzionaria scoperta sarà confermata o meno, ma il fatto stesso che scienziati di tanto prestigio ne abbiano dato notizia e ne stiano verificando la validità è conferma di quanto aperto ed in continuo evolvere sia tutto ciò che concerne la conoscenza del mondo che ci circonda.
Si svelano misteri e se ne  aprono di nuovi. Tutto ciò non può non indurci a riflettere ed a porci  domande, che sono poi le domande di sempre: Chi siamo? Dove andiamo?
 Quanto qui detto mi induce a riferire  un episodio capitatomi molti anni fa e che ho avuto più volte  modo di riferire.
 Eravamo nel 1950, a pochi anni dalle drammatiche vicende della guerra e l’esplosione della bomba atomica, terribile prodotto della fisica nucleare. Ebbene mio padre, che  come  professore di “fisica tecnica”, aveva avuto uno scambio di idee con il grande matematico italiano  Francesco Severi, a fine colloquio mi chiamò chiedendomi di accompagnare a casa il professore. Per me, giovane ingegnere e da poco assistente universitario, il fatto di poter scambiare anche poche parole con un personaggio come Francesco  Severi, membro delle più prestigiose Accademie scientifiche del mondo, era un’occasione insperata. Tra l’altro  avevo saputo che alcuni anni prima il prof.  Severi aveva abbandonato la sua posizione notoriamente agnostica avvicinandosi  alla Fede cristiana, cosa questa che me lo rendeva  ancora più interessante. E così dopo aver risposto ad alcune sue domande, approfittai  per porre il discorso sulle più recenti grandi scoperte scientifiche e chiedergli: “ma dove mai potrà arrivare la scienza dato il suo straordinario sviluppo?” Al che il professor Severi così mi rispose:  “ Caro Gaetano, immagina di raccogliere   tutto quel che sappiamo, che conosciamo, insomma tutto lo “scibile” umano, in una grande sfera immersa nello sterminato spazio ignoto, o per meglio dire  nel mistero, nel profondo mistero che pervade il tutto. Ebbene aumentando le nostre conoscenze, viene di conseguenza ad aumentare il volume della sfera che deve contenerle. Ma -  seguimi bene - se cresce il volume della sfera  cresce anche la sua superficie a contatto con l’esterno, aumentando così  i punti di contatto con il mistero che  la circonda”.
 Non aggiunse altro. Sono passati oltre 60 anni e quell’ immagine della “sfera del sapere”, che cresce aumentando il mistero, continua ad essermi sempre presente.
A questo punto  qualcuno  potrebbe obiettare che la ricerca scientifica sia quindi  inutile in quanto non arriverebbe mai a spiegare  il tutto, e di conseguenza ci si potrebbe anche fermare.  No. Non ci si deve fermare, perché non ci si può fermare. E’ la stessa nostra natura umana a richiedercelo e che  ci spinge a  conoscere, a ricercare ed a scoprire sempre nuove cose. La conoscenza è un’esigenza  inestinguibile.
Ma detto ciò deve essere chiaro, e dobbiamo esserne consapevoli, che la scienza e la tecnica, come già detto nei precedenti incontri,  potranno sì farci conoscere sempre di più e sempre meglio come sono fatte le cose, ma non potranno mai darci risposte circa “il perché” delle cose stesse. Per avere risposte su  “il perché” e poter  quindi giungere alla conoscenza completa  della realtà occorre percorrere altre vie.
Cerco di spiegarmi meglio: la scienza e la tecnica non potranno mai spiegarci tutta la realtà. Nella realtà ci sono  aspetti che non sono di competenza della scienza e della tecnica, ma che possono essere percepiti seguendo  vie diverse quali quelle della metafisica e soprattutto - lasciatemelo dire -  quelle della Rivelazione  e della Fede. Ed aggiungo, per evitare equivoci, che non è possibile  la conferma scientifica dell’esistenza di Dio in quanto, come ben sapete, una tale conferma si può avere solo con una  “verifica sperimentale”. Pertanto, torno a ripetere che il problema dell’esistenza di Dio non è di competenza della scienza.
Ed ora con riferimento  alle domande che alcuni di voi mi hanno in precedenza rivolto  relative sia al  “principio antropico” che   all’ “entropia”,  e badate bene, sono due cose completamente distinte, vi dico brevemente quanto segue :
il “principio antropico” è l’enunciato che vuol porre in evidenza come nel nostro pianeta le leggi che regolano i fenomeni naturali non sono incompatibili con la nostra esistenza e più in generale con tutto ciò che vive, ossia con tutto ciò che  nasce, cresce, si riproduce e muore.
Infatti tutti i fenomeni naturali che quotidianamente viviamo rispondono a leggi fisiche ben definite le cui grandezze variano, ma sempre contenute entro ben definiti limiti, limiti che se fossero più ampi di quel che sono renderebbero difficile se non addirittura impossibile la “vita”. Pensate ad esempio a ciò che potrebbe accadere se la “temperatura ambiente” o la “pressione atmosferica” dovessero oscillare oltre i limiti che ben conosciamo, ed altrettanto vale per tutti gli altri fenomeni naturali che hanno incidenza sulla possibilità di vita.
Per concludere desidero sottolineare che a tutt’oggi la  terra è l’unico pianeta di cui sappiamo esistere la vita. 
Quanto all’ “entropia” chi ha seguito studi di ingegneria ricorderà di certo gli “enunciati” di Clausius e di Carnot relativi al “2° principio della termodinamica”, di conseguenza ricorderà anche quella particolare entità chiamata  appunto “entropia”. Ora, senza avventurarci nello studio di non facili questioni relative  alle  macchine termiche,  mi limito a  riassumere le conclusioni di quanto, sulla base di quegli studi,  si afferma e cioè che in un sistema ben definito e circoscritto -  un cosiddetto sistema chiuso - qualsiasi cambiamento di stato,  e quindi  qualsiasi lavoro, comporta sempre un aumento di “disordine”. Ebbene per quantificare, o per meglio dire, per misurare quel “disordine” è stata  introdotta una nuova grandezza matematica: l’ “entropia”, che altro non è che una forma di “energia degradata”, detta anche “energia di rifiuto” che non produce alcunché e  di conseguenza non può essere utilizzata ma può essere misurata in Joul (J) (od anche  in Wh o Kwh o Cvh o Hph od in  calorie/h).
Pertanto se prendiamo in considerazione il nostro mondo isolandolo dal resto dell’universo, quindi come sistema chiuso in se stesso -  non considerando in particolare gli apporti energetici che vengono dal sole – qualsiasi operazione, qualsiasi lavoro,  porterebbe  sempre ad un aumento di entropia, ossia di disordine; se  ad esempio eseguissimo operazioni atte ad aumentare l’ordine in un dato ambito questo si accompagnerebbe sempre ad un disordine di maggiore entità in altri ambiti.
 Questa tendenza al disordine è inesorabile, l’entropia di un sistema circoscritto aumenta sempre.
 A questo punto ritengo quanto mai opportuno far presente come  sull’ entropia si basa la risposta scientificamente più valida alla seguente domanda : “l’universo esiste da sempre od ha avuto un’origine?”. Questione fondamentale alla quale abbiamo fatto cenno nel nostro primo incontro  a proposito del “Big Bang”.
E qui cerco di spiegarmi.
  Se, come abbiamo visto , ogni cambiamento produce “entropia”  ciò vale anche per i grandiosi mutamenti che avvengono nelle strutture dell’universo. Quindi nell’universo tutto, e dico tutto, cioè visto  come un unico sistema,   l’”entropia” aumenta continuamente  ed alla fine anche nell’intero cosmo tutto sarà “entropia” e non potrà più verificarsi cambiamento alcuno.
 La  fine dell’universo sarà quindi l’ “entropia totale” .
Pertanto alla domanda se l’universo esiste da sempre od ha avuto un’origine la risposta non può essere che la seguente: “l’universo ha avuto un origine perché se avrà una fine, come il fenomeno dell’entropia rende evidente, non può essere eterno”. 
Come ben potete comprendere anche queste  considerazioni di carattere tecnico-scientifico ci riportano al grande mistero della nascita, o meglio, della creazione dell’universo.

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