Riflessione su "LA MODERNITA'" - La coscienza
Gaetano Rebecchini
mercoledì 9 maggio 2012 

“La coscienza”

E’ passato molto tempo dal nostro ultimo incontro, eravamo infatti a metà del novembre scorso. Ed in quell’incontro vi davo, tra l’altro, notizia di una scoperta annunciata dagli scienziati del CERN relativa alla velocità dei neutrini, una scoperta che, come già allora alcuni temevano, è stata di recente smentita, il che, e spiace dirlo, non torna a favore del  prestigio degli   scienziati che ne avevano dato notizia.
Ma se la scoperta è stata smentita e quindi la notizia non è valida, desidero però sottolineare che  le considerazioni svolte nel nostro incontro non solo restano valide ma vengono rafforzate  proprio da quella “smentita” che pone in evidenza quanto affermavamo a proposito dell’esigenza di conoscenza, che può anche farci commettere errori, ma che è impossibile sopire, perché connaturale al nostro essere. Ed anche questo episodio è occasione per riproporci  la  domanda : “ma noi chi siamo e dove andiamo?”.
Nel  nostro precedente incontro abbiamo anche parlato del  “principio antropico” e di “entropia” e – viste le domande in proposito rivoltemi – desidero ribadire che trattasi di due argomenti completamente diversi e pertanto invito a rileggere attentamente i  relativi  appunti . Ma passiamo oltre.
Credo abbiate  tutti ricevuto uno scritto  di introduzione al  Convegno svoltosi  l’8 maggio scorso, sul tema “Europa: radici e prospettive”, e quelli di voi che vi hanno partecipato penso abbiano  memoria di quanto detto dai relatori. Comunque sarà mia cura fare  avere a tutti Voi gli atti del Convegno, augurandomi possano  essere motivo di riflessione ed occasione per un prossimo nostro incontro. Ma ora accantoniamo il tema dell’ “unità europea” e concentriamo la nostra attenzione sulla “crisi” che stiamo vivendo e che investe tutto il mondo occidentale, ed  ovviamente anche la stessa Europa.
Ed in proposito voglio ribadire ancora una volta  che la crisi economico-finanziaria è solo un aspetto, se volete il più appariscente, di un processo di trasformazione molto più ampio e profondo provocato dalle correnti di pensiero e dalle ideologie che per più di 3 secoli si sono succedute nel mondo occidentale. Un processo  accentuatosi in questi ultimi anni anche per lo straordinario accelerato sviluppo della “tecnoscienza” che ha favorito la  diffusione della  secolarizzazione e la crescita di soggettivismo e di relativismo  aprendo la strada ad una pericolosa rivoluzione antropologica , alla quale  avevamo già fatto cenno nei precedenti incontri.
Ci ritroviamo così, come storditi e disorientati nel labirinto della modernità dove principi e valori fondanti che ritenevamo stabili e sicuri sono diventati mutevoli, negoziabili e privi di riferimento al trascendente, provocando un generale  abbassamento del senso morale.
Siamo entrati in pieno nell’era del “secolarismo” il cui graduale procedere verso l’ “umanesimo esclusivo” è con precisione descritto nella recente voluminosa opera  del  filosofo Charles Taylor  intitolata per l’appunto  “L’età secolare”.
Che fare quindi per uscire da questa confusa situazione che rischia di farci trovare nel “caos”?  Si nel “caos”  che già si intravede.  Bisogna, senza ulteriori esitazioni,  uscire   dalla mala deriva nella quale ci  ritroviamo che gradualmente tende a sostituire l’idea di verità con quella di progresso, il mito della modernità. Dobbiamo   impegnarci tutti nel recupero di quei valori non negoziabili come costantemente ci ricorda Benedetto XVI    che sono iscritti nel profondo del cuore di ogni uomo.
Sono queste riflessioni ad avermi indotto a promuovere questo incontro ed a parlare de     la coscienza, si proprio della coscienza che a quei valori ci riporta.
Troppo spesso infatti sento persone richiamarsi a sproposito  alla   coscienza,  dimostrando così di non aver capito il ruolo e l’importanza di quel grande dono. Troppi sono oggi coloro che  utilizzano la “coscienza” come  schermo o come   scudo allo scopo di proteggere le loro particolari scelte ed i loro  comodi propri.  Quante volte,  sarà capitato anche a voi ascoltare affermazioni del seguente genere: “…..tu fai pure come vuoi ma io decido secondo la mia coscienza” ed il più delle volte quella “decisione” risulta essere palesemente inopportuna se non addirittura ingiusta.
E questo non è che un aspetto di quel  “soggettivismo” sempre più diffuso di cui dicevamo. E voglio ancora sottolineare come il continuo richiamarsi ingiustamente alla  “coscienza”,  trasforma la coscienza stessa da  “specchio dell’anima” in  specchio del mondo, un mondo purtroppo oggi sempre più povero di valori e sempre più ricco di cattivi modelli.
E qui per meglio far comprendere la metamorfosi che può subire la “coscienza” – tanto da potersi  trasformare anche in  malacoscienza -  l’attuale Pontefice Benedetto XVI ha ritenuto opportuno che alla “coscienza originale”, ossia alla coscienza  ancora pura ed incontaminata,  fosse imposto un suo proprio nome e precisamente – richiamandosi ad un’antica concezione platonica – quello  di anamnesi. E ciò per far si che la “coscienza allo stato puro” potesse essere distinta e non confusa nel  generico nome di coscienza che include qualsiasi condizione  della stessa.
Ed è quindi all’ “anamnesi” che si riferisce San Paolo quando nella “lettera ai romani” parla di “coscienza”, lettera che così testualmente dice:  “……..i pagani che non hanno la legge (ossia non hanno la Bibbia, le Tavole di Mosè, la Torah) per natura agiscono secondo la legge., Essi pur non avendo “la legge” sono legge a se stessi. Essi dimostrano che quanto affermano  è scritto nei loro cuori, come risulta dalla testimonianza della loro coscienza”.
E su questa qualità della “coscienza” potremmo continuare a lungo  citando  Sant’Agostino, San Basilio e tanti altri Padri della Chiesa.
A questo punto, e sempre a proposito della “coscienza”  ritengo opportuno soffermare la vostra attenzione sulla funzione maieutica della Chiesa.
Ebbene la “coscienza pura”, ossia l’ “anamnesi” per essere consapevole di sé e mantenersi pura necessita il più delle volte di un aiuto, un aiuto che può essere dato  da una qualsiasi buona persona o - come  è ovvio che sia - dalla Chiesa mediante i suoi  ministri. Un compito questo molto particolare  che non è quello di indottrinare e quindi imporre ed immettere nell’ animo della  persona qualcosa che non c’è, bensì quello di  fare emergere ciò che già c’è nella persona stessa. Si tratta in sostanza di svolgere  quella funzione, detta “maieutica”,  che è quella propria della  levatrice quando   aiuta la madre  a far nascere il suo bambino.
Tutto ciò rende più chiaro l’aneddoto di cui riferì Giuliano Ferrara nel corso di  un Convegno del COP quando citò il  Cardinale Newman, straordinario personaggio vissuto alla fine dell’800 convertitosi al cattolicesimo in tarda età e recentemente innalzato all’onore degli altari  da Papa Benedetto XVI . Ebbene il Cardinale Newman che aveva in precedenza argomentato su la “coscienza” con il duca di Norfolk, così riassumeva il suo pensiero in una lettera inviata allo stesso duca: “ certamente se io dovessi portare la religione in un brindisi dopo un pranzo – cosa che non è molto indicato fare – allora io brinderei per il Papa. Ma, prima per la “coscienza” e poi per il “ Papa”.
Un episodio questo, che sottolinea il valore della coscienza, che per essere infusa nel cuore dell’uomo dallo stesso  Creatore,  è da considerare prima della Chiesa e dello stesso Papa che hanno il compito di risvegliare le coscienze mediante l’azione  “maieutica”, compito quindi secondario  rispetto all’atto creativo della “coscienza”. E lo  stesso Benedetto XVI ha voluto ricordare quello scambio di lettere riportandolo nel suo libro “L’elogio della coscienza”.
Ed ora per   concludere il discorso su la “coscienza” ritengo opportuna un’ultima breve considerazione per rispondere alla domanda: “ è possibile  ad una  coscienza deviata, riacquistare il suo puro stato di “anamnesi” ?” Ebbene la risposta è “si, è possibile”.  E ciò risulta particolarmente evidente  quando la persona si pente di ciò che ha fatto ed  è presa dal rimorso.
Vi ho intrattenuto sul tema della coscienza perché, come chiaramente ci insegna il Cardinale Newman -  che al suo grande connazionale Thomas More si richiama - è su la coscienza che l’uomo incontra Dio. Dalla coscienza quindi è bene partire per uscire dalla “mala deriva”, di cui prima dicevo, e riprendere la via di quell’ “antropologia del diritto naturale”, garanzia e tutela della dignità dell’uomo, della vita, della famiglia e del senso morale.   E’ l’aver abbandonato quella via la causa prima della vera grande crisi che investe  l’intero mondo occidentale. Ed è da quella “grande crisi” che proviene anche la crisi  economico-finanziaria di cui tutti con apprensione seguiamo quotidianamente  gli sviluppi.

 

 

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