"Destra" e "Sinistra"
Gaetano Rebecchini
lunedì 10 luglio 2006 


Roma, 10 luglio 2006

Incontro con amici di A.N.
Intervento di Gaetano Rebecchini

Solo lieto e Vi ringrazio di trovarci qui ancora una volta insieme, il che mi offre anche l’opportunità  di dirvi con tutta franchezza,  fugando eventuali equivoci, che l’iscrizione in un Partito politico,  a parte ragioni anagrafiche, è per me argomento definitivamente chiuso, pur dichiarando che l’esperienza   in A.N. è stata non solo entusiasmante ma anche particolarmente  positiva sotto molteplici aspetti.
Ciò detto, con altrettanta franchezza, Vi confermo che l’interesse, e potrei dire la passione, per le questioni politiche e particolarmente per quelle  tematiche dette “metapolitiche”, non solo non è scemato ma  è notevolmente aumentato , e ciò anche per la sempre maggiore consapevolezza della pericolosità di quelle “grandi sfide” che caratterizzano questa nostra epoca, interesse del resto confermato dall’attività del Centro di Orientamento Politico (C.O.P.) che ho l’onore di presiedere.
Esperienza questa che mi rafforza nella convinzione di quanto sia importante l’affermazione della  “destra” nel  significato che, a mio avviso, deve oggi essere attribuito a questo termine, e pertanto ritengo opportuno qui ribadire, seppur brevemente,  alcuni concetti su  “destra” e “sinistra”, utili anche a  dare la giusta legittimità politico-culturale a queste due  espressioni, ed in particolare alla “destra”,  cui spesso  l’opinione pubblica corrente non riserva adeguata considerazione. Ciò sarà anche utile per ben individuare  il discrimine sul quale oggi particolarmente si contrappongono le due concezioni che a quei due termini si richiamano.
Con il termine “Destra” e “Sinistra” si definiscono  in politica, o meglio in ambito culturale, due distinte  visioni del mondo.
Mentre la destra si caratterizza per il costante richiamo alla tradizione, o meglio ai valori della tradizione,  la sinistra,  definita anche   “progressista”,  si distingue sempre  per la propensione al cambiamento, sino anche   a mutare i suoi stessi presupposti di base.
 Ed ancora, sul piano etico, mentre per la “destra” è sempre presente  il concetto di  “Assoluto” e quindi il principio di  Verità e la distinzione tra bene e male,  per la “sinistra” niente è assoluto ma tutto è relativo e mutevole.
Di conseguenza possiamo affermare che un partito di destra,  nell’affrontare anche i più difficili  problemi che la  modernizzazione e lo sviluppo possono porci di fronte, mantiene sempre la caratteristica di partito delle radici, della tradizione e  della memoria, distinguendosi così dai partiti di sinistra che tendono a trasformare la società trascurando i valori della tradizione ed in particolare i principi di diritto naturale, il che li porta spesso verso mete ad alto  rischio quando non utopiche.
Chiarite così, seppur sommariamente, le caratteristiche di “destra” e di “sinistra”, vediamo ora, altrettanto sommariamente, su quale terreno della politica si sviluppa oggi maggiormente  il confronto e dove  di conseguenza si pone  il “discrimine” tra le due antitetiche concezioni.
Subito viene da pensare all’ambito economico-sociale – teatro per oltre un secolo del duro contrasto tra capitale e lavoro, dove peraltro è anche difficile individuare il discrimine destra-sinistra – ma dopo il crollo del modello sovietico e la caduta dell’utopia comunista, e dopo la conseguente affermazione dell’economia di mercato, quell’ambito, per quel che riguarda il confronto destra-sinistra, ha perso interesse. Restano sì ancora strascichi dovuti anche all’inerzia delle strutture sindacali e di partito, ma oggi, a mio avviso, il confronto su quel terreno non è più particolarmente significativo. A  conferma  di ciò  basterebbe riflettere su  quanto sta avvenendo proprio in questi giorni  nel nostro Paese, dove un Ministro post-comunista dell’attuale Governo di sinistra avanza proposte di liberalizzazione una volta inconcepibili  per quella  parte politica.
Oggi il  vero confronto tra “destra” e “sinistra” si sposta su un altro terreno, un terreno dove in modo  più chiaro si manifestano e giocano un ruolo prioritario proprio quelle caratteristiche  di destra e di sinistra che abbiamo in precedenza evidenziato.  E quel terreno è quello dei “valori”, quello delle questioni “eticamente sensibili”.
Tra le cause che hanno provocato il cambiamento di priorità dei  temi del confronto ha giocato un ruolo indubbio la presenza delle “grandi sfide” che questo  secolo ci pone di fronte ma soprattutto l’accelerato sviluppo, tuttora in corso, della scienza e della tecnologia  in particolare nel  settore che investe  questioni relative alla vita dell’essere umano.
Il processo di sviluppo e di modernizzazione in corso se offre oggi  all’umanità  enormi possibilità, ci pone altresì anche nuovi enormi problemi. Infatti, come affermava l’allora Card. J. Ratzinger nel Convegno del C.O.P. dell’ottobre 2004, “alla  crescita del potere dell’uomo che arriva sino alle radici dell’essere, non ha fatto riscontro una adeguata crescita del nostro senso morale”. E questa “discrasia” tra potere e morale rappresenta il pericolo più grave che corre oggi l’umanità. Ed  a conferma di ciò, in un   successivo Convegno dello stesso C.O.P. sul medesimo tema, un autorevole personaggio, sottolineo “non cattolico”, come il Prof. Francis Fukuyama affermava “saranno le decisioni politiche che prenderemo nei prossimi anni che decideranno se entreremo o no in un futuro post-umano”.
 Questo è il grande pericolo ed è quindi sul “terreno dei valori” che dovremo confrontarci. E su quel terreno  solo la “destra” nell’accezione che di questo termine abbiamo dato, potrà essere in grado di indicare principi e limiti atti ad  evitare “l’abisso morale” nel quale potremmo tutti ritrovarci.

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