Riflessione su "LA MODERNITA'" - La questione antropologica
Gaetano Rebecchini
giovedì 2 agosto 2012 

“ La questione Antropologica”

Nell’ultimo incontro, parlando del  “bipolarismo” e del tema che deve caratterizzare il confronto tra i due contrapposti schieramenti ho fatto cenno alla “questione antropologica”, affermando, come questa rappresenti il tema più preoccupante  che la modernità pone all’attenzione dell’ intera umanità  ed in particolare della società occidentale. Infatti l’eventuale affermazione di nuovi indirizzi antropologici potrebbero dar luogo ad una vera e propria rivoluzione  dalle conseguenze sconvolgenti.
 Ma come si è potuto giungere al punto di correre questo rischio?
 Ebbene, come già più volte detto, lo stimolo a “la conoscenza”, o meglio, l’esigenza del “sapere” è in noi innata ed  insopprimibile. Da sempre l’uomo si è posto la domanda : “ma io chi sono?” e ciò lo ha continuamente sospinto ad approfondire la conoscenza di sé. Basterebbe in proposito ripercorrere la storia dell’umanità  per  ritrovare così i  primi filosofi, e tra questi in particolare quelli dell’antica Grecia, e con loro, nel Tempio dell’Oracolo di Delfi, il noto monito  “Γνῶθι σεαυτόν” ( “conosci te stesso”), monito che, ripetuto in tutte le lingue, (“nosce te ipsum” dicevano i latini) invita ad interrogarsi ed ad interpretarsi.
E così avanti per secoli di generazione in generazione, fino a quando quell’esigenza di capire l’uomo si è modificata in quella di  trasformarlo. Un cambio radicale di indirizzo fatto proprio, alla metà del XIX secolo,  dal marxismo che si proponeva di realizzare il cosiddetto  “uomo nuovo”, e ciò mediante la modifica dei rapporti sociali ed economici. Infatti per il marxismo, sostenitore della “filosofia della prassi” - come già accennato nel nostro precedente incontro – la natura umana non è stabile ma modificabile  in quanto insieme di rapporti sociali storicamente variabili.
 Ma andiamo avanti ed arriviamo ai giorni nostri. E qui, per meglio comprendere ciò che potrebbe verificarsi -  anche in virtù dei mezzi e delle possibilità che la  tecno-scienza può mettere oggi a disposizione - voglio riportare un passo di un noto articolo  del Cardinale Camillo Ruini, autorevole e profondo studioso della “questione antropologica”, che così testualmente dice: “parafrasando la celebre XI tesi di Marx su Feuerbach, si può dire che non si tratta più di interpretare l’uomo ma di trasformarlo. Questa trasformazione però non avviene modificando i rapporti sociali ed economici, ma incidendo direttamente sulla realtà fisica e biologica del nostro essere, attraverso le tecnologie che stanno progressivamente appropriandosi dell’insieme del nostro corpo e in particolare dei processi di generazione umana, ed anche del funzionamento del nostro cervello”.
 Parole chiare, che non possono lasciare indifferenti e che pongono la “questione antropologica” in posizione prioritaria rispetto a tutte le altre che la modernità ci presenta.
Siamo di fronte ad una nuova ideologia materialista  che riduce l’essere umano  ad oggetto manipolabile e quindi anche utilizzabile per le più spregiudicate  sperimentazioni ed i più assurdi disegni. Una “nuova antropologia” quindi totalmente avversa a quella cristiana che si fonda sulla sacralità della persona, unione delle due sostanze, anima e corpo.
 E, spiace dirlo, ma questa “nuova antropologia” - avversata anche dalle altre religioni e ritenuta un pericolo di dimensione planetaria -  è purtroppo frutto che nasce e matura nel nostro mondo occidentale, e ciò grazie a quel processo di secolarizzazione, di cui abbiamo già  ampliamente parlato, che ha provocato il cambiamento del clima morale ed il distacco da i principi e da i valori fondanti della civiltà tramandataci dai nostri padri.
 E qui di fronte a questa  prospettiva, rivolgendomi agli amici progressisti - sostenitori di quell’ umanesimo “esclusivo”, (l’umanesimo immanente svincolato quindi dalla trascendenza) ed anche ben disposti verso i nuovi orientamenti antropologici (in quanto conferma delle enormi possibilità dell’essere umano) -  desidero porre loro  le seguenti domande:
 “come potete voi pretendere il riconoscimento dei nuovi “diritti civili” facendo leva sul rispetto della persona e della sua dignità, quando allo stesso tempo vi dimostrate disposti ad accogliere  nuovi indirizzi antropologici che, come abbiamo qui evidenziato, riducono la persona  ad “oggetto manipolabile” e  privo quindi di dignità?
Non vi rendete conto di essere in contraddizione con voi stessi?”.
 Ma torniamo a noi, e cogliamo questa occasione, per ribadire a voce alta  che anche noi tutti, qui presenti, siamo per il progresso, ma per un progresso consapevole, responsabile e soprattutto rispettoso di quei valori fondanti ai quali sempre ci richiama Benedetto XVI che tra l’altro  ci ricorda anche che il “desiderio di progresso” non deve mai sostituirsi  al “desiderio di Verità”.
E questo ci riporta , ancora una volta, al  Cardinale Newman che su “la Verità”, sul mondo reale e sulla realtà che ci trascende, ha scritto pagine indimenticabili che si riassumono in quelle poche parole che lo stesso Cardinale  volle fossero incise sulla sua tomba: “Ex umbris et imaginibus ad Veritatem”.

 

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