Natura umana e biotecnologie
lunedì 10 ottobre 2005
Natura umana e biotecnologie  
 

AdnKronos

Bioetica: “natura umana e biotecnologie”, convegno a Roma ispirato da Ratzinger.
Rebecchini, si partirà da riflessioni del Papa su rapporto scienza morale.

Roma, 9 ott. (AdnKronos) – Un Convegno ispirato dalle riflessioni di Joseph Ratzinger. Come reagire oggi alle grandi questioni etiche? All’interrogativo verrà data una risposta domani nel corso del convegno “Natura umana e biotecnologie” organizzato a Roma dal Centro di Orientamento Politico diretto da Gaetano Rebecchini. Un argomento complesso ed altrettanto delicato che, come spiega Rebecchini, è appunto ispirato dalle riflessioni fatte dall’allora Cardinale Joseph Ratzinger quando, nel corso di un altro convegno sempre organizzato da Rebecchini, ebbe modo di esprimere la sua preoccupazione sul fatto che l’avanzamento della scienza applicata, di per sé positivo, non è stato accompagnato da una altrettanto crescita morale.

“L’allora cardinale Ratzinger – racconta all’ADNKRONOS, Rebecchini che sta lavorando da oltre sei mesi all’appuntamento – nell’incontro dal titolo “Storia, politica e religione”, ricordando il pensiero di Jurgen Habermas, uno tra i filosofi tedeschi più laici, evidenziò come lo stesso, pure con una formazione estremamente laica, ebbe modo di mettere in guardia dai rischi della genetica liberale”.

Un “filo rosso” lega i convegni organizzati dal Centro di Orientamento Politico di Rebecchini: “le grandi sfide che il mondo moderno ci pone davanti”, argomenta il presidente che domani, a Palazzo Colonna, avrà come relatori del convegno Giuliano ferrara Direttore de “Il Foglio”, monsignor Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, tra i vescovi italiani riuniti nel Sinodo, e il professor Francis Fukuyama, della Johns Hopkins University ed esponente del Council of Bioethics.

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ANSA

CHIESA: FISICHELLA, NON POSSIAMO TACERE SU TEMI NATURA UMANA

(ANSA) - ROMA, 10 ott - "Quando ci sono tematiche in cui si
parla in primo luogo della natura umana, allora l'imposizione
del silenzio diventa violenza". Così il rettore della
Pontifica Università Lateranense, mons. Rino Fisichella, ha
risposto a quello che ha definito "un imperativo che si sente
giungere da più parti: che i vescovi debbono tacere".
"Viene detto che i cattolici non devono prendere parola su
questioni che non li riguardano - ha affermato durante il
convegno organizzato dal Centro di Orientamento Politico su
natura umana e biotecnologie -. Ma quali sono le questioni che
non ci riguardano? Quanto meno vorremmo deciderlo noi".
Secondo mons. Fisichella, inoltre, "i cattolici hanno
acquisito nel corso della storia una maturità tale da assumersi
una responsabilità sociale da cui non possono più esimersi,
neanche se lo volessero". E questo benché il Cristianesimo -
ha aggiunto il rettore della Lateranense - "non abbia mai
voluto proporsi come una religione di Stato, ma si sia sempre
distinto dallo Stato".

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ANSA

BIOTECNOLOGIE: MONS.FISICHELLA,UOMO NON SI SOSTITUISCA A DIO
DIBATTITO CON FERRARA E FUKUYAMA SU RISCHI INGEGNERIA GENETICA
(ANSA) - ROMA, 10 ott - "L'uomo non può essere Dio e non
può sostituirsi a lui: non sarà né immortale né onnipotente,
e se non prenderà coscienza di questo si autodistruggerà". E'
il monito lanciato questo pomeriggio da mons. Rino Fisichella,
rettore della Pontificia Università Lateranense, intervenendo
su "Natura umana e biotecnologie" insieme al direttore del
'Foglio', Giuliano Ferrara, e al filosofo statunitense Francis
Fukuyama nell'annuale convegno organizzato a Palazzo Colonna, a
Roma, dal Centro di Orientamento Politico.
Un tema su cui tutti e tre i relatori, davanti a un affollato
parterre con in prima fila, tra gli altri, il ministro Gianni
Alemanno, il sottosegretario Alfredo Mantovano, l'ex ministro
Maurizio Gasparri, si sono trovati d'accordo nel mettere in
guardia contro un uso incontrollato dell'ingegneria genetica, la
vera e propria "bomba del 21/mo secolo" - l'ha definita
Ferrara -, rappresentata "dall'infinita capacità creatrice del
laboratorio, che si presenta in forma non distruttrice bensì
benigna, ma che ha facoltà devastanti enormemente più grandi
della stessa energia atomica".
Partendo dalla "possibilità ormai raggiunta dall'uomo di
agire direttamente sul suo patrimonio genetico" e citando i
casi limite degli embrioni ibridi uomo-mucca o uomo-coniglio
creati in laboratorio, mons. Fisichella ha voluto interrogarsi
su chi dovrà stabilire i principi generali cui attenersi nello
sviluppo della ricerca. E la sua risposta è stata che "si deve
tornare alla tanto vituperata legge impressa nella natura, la
legge naturale, oggi sostituita dai diritti universali
dell'uomo". Così come, in tema di "rispetto della dignità
della natura umana", considerando l'uomo "insieme inscindibile
di corpo e spirito", va stabilito, secondo mons. Fisichella, il
"primato dell'etica" a fronte di qualsiasi potenzialità di
intervenire sulle dinamiche naturali.
"L'uomo ha un solo limite - ha avvertito il rettore della
Lateranense - prendere coscienza di ciò che egli è. Il limite
del suo osare è dentro se stesso. E i confini imposti
dall'etica non sono barriere oltre cui non si può andare, ma
piuttosto lo spazio d'azione da percorrere in coerenza con la
propria natura".
Sempre sugli aspetti etici si è soffermato il ragionamento
di Ferrara, secondo cui la capacità dell'uomo di fabbricare un
altro essere "a immagine dei suoi sogni e dei suoi incubi", di
predeterminare sesso e carattere, di moltiplicarsi tramite
clonazione, produce un mondo "in cui la generazione e la
famiglia diventano solo una scelta, un'eventualità, non
l'origine di ciò che siamo". "Il messianismo delle
biogenetica - ha affermato - produce un Adamo nuovissimo e mette
in discussione le stesse radici giudaico-cristiane della nostra
civiltà". Inoltre, per il direttore del Foglio, i costi
altissimi del progresso sono sintetizzati nella "rinuncia alla
buona vita" di fronte alla promessa di "stare meglio", di
avere figli con le pratiche di laboratorio, di avere la cura per
determinate malattie (magari tramite la creazione, ha aggiunto,
"di organismi ibridi a fini terapeutici").
Non meno buio l'avvenire biotecnologico intravisto da
Fukuyama - l'autore del celebre saggio "La fine della storia"
- che ha messo in relazione l'ingegneria genetica con
"l'ingegneria sociale utopistica del 20/mo secolo",
produttrice dei campi di prigionia e di sterminio. Parlando
anche della diffusione dei farmaci neurologici, tra cui il
Prozac e il Ritalin, e dell'allungamento della vita come
"ricerca dell'immortalità", Fukuyama ha sostenuto che le
biotecnologie "minacciano non tanto la dottrina cattolica del
diritto naturale, ma perfino la Dichiarazione americana
d'Indipendenza del 1776 e quella dei Diritti dell'Uomo". Questo
perché non si saprà quali diritti applicare a esseri ibridi
animale-uomo, quale status attribuire a questi nuovi esseri.
"La linea di demarcazione umano-non umano - ha concluso - viene
molto sfumata dalle biotecnologie".

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Ag. Repubblica

Agir - 11/10/2005 -
Nel segno di Ratzinger
Relazioni di Mons. Fisichella, Fukuyama, Ferrara contro la biotecnologia
al convegno del Centro di Orientamento Politico presieduto da Gaetano
Rebecchini
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Il precedente convegno dell'ottobre 2004 organizzato dal Centro di
Orientamento Politico, la Fondazione culturale del liberalismo cattolico
presieduta da Gaetano Rebecchini (nella foto), ha proiettato una continuità
tematica significativa rispetto a quello tenutosi il 10 ottobre 2005 sempre
nei saloni di Palazzo Colonna a Roma. Lo ha sottolineato, nel suo intervento
introduttivo ai lavori l'ingegner Rebecchini, il quale nella Direzione di
Alleanza nazionale ebbe a portare avanti una missione che ha quest'anno
trovato l'incomprensione di Gianfranco Fini dopo la conversione del
segretario del partito al laicismo in occasione del referendum sulla
procreazione assistita, e quindi una rottura politica dagli effetti
dirompenti che le esigenze elettorali hanno in qualche modo compresso. Per
cui Fini ha inviato un formale saluto per il nuovo convegno, al quale hanno
partecipato esponenti di radice cattolica della Destra come Alemanno,
Mantovano, Fiori, Gasparri. Questo convegno ha a
vuto per tema "Natura umana e biotecnologie", con relatore ecclesiale il
Vescovo Rino Fisichella, Rettore Magnifico della Pontificia Università
Lateranense, collegato appunto all'altro convegno su "Storia, politica e
religione" che ebbe per principale relatore l'allora prefetto della
Congregazione per la Dottrina della Fede, Joseph Ratzinger, oggi Papa. Gli
altri due relatori odierni sono stati il grande intellettuale americano
Francis Fukuyama, professore alla Johns Hopkins University e membro del
Council of Bioethics presso la Casa Bianca, ed il direttore del quotidiano
IL FOGLIO Giuliano Ferrara, attivo caposcuola con il presidente del Senato
Marcello Pera dei teocon italiani i quali, magari atei, vedono nel Vaticano,
da liberali, il presidio conservatore e il difensore della civiltà
occidentale.
Le tre relazioni, ognuna delle quali entro ottiche particolari, hanno
appunto risposto all'intervento espresso due anni fa dall'attuale pontefice
Benedetto XVI, il quale, da Cardinale, aveva accennato alla rapida enorme
crescita del potere dell'uomo, un fatto per molti versi positivo ma che,
concludeva Joseph Ratzinger, "a questa capacità di fare, a queste conoscenze
della ricerca che arrivano fino alla radice dell'essere, non ha fatto
riscontro una pari crescita del nostro senso morale". E ancora: "L'uomo
fabbricato diventa una merce, si possono produrre esseri umani con apparenti
scopi positivi di ricerca: l'uomo diventa esso stesso un laboratorio per
mezzo del quale cerca di progredire in determinati settori. La naturale
conseguenza è è il commercio degli esseri umani, l'uomo inteso come merce
non solo nel mercato degli organi, ma in quello della prostituzione, delle
pedofilia, espressione di una società malata che non vede più nell'uomo lo
splendore divino, ma solo
un prodotto da essa stessa costruito". Una linea che nella sua relazione ha
fatto propria Monsignor Rino Fisichella, il quale dell'apostolato di Papa
Benedetto si è rivelato in questi mesi come il più coerente ed appassionato
interprete sul terreno teologico e su quello della politica effettuale. Il
Rettore del maggiore ateneo cattolico ha richiamato ad una approfondita
riflessione sui rischi che possiamo correre a causa dello sviluppo delle
biotecnologie e su quella sfida forse più inquietante che l'uomo del XXI
Secolo ha di fronte nel contesto della "questione antropologica". Monsignor
Fisichella, la cui influenza sui parlamentari è forte per il suo ruolo di
Cappellano di Montecitorio, avverte che "quando ci sono tematiche in cui si
parla della natura umana, i cattolici hanno il diritto e il dovere di
parlare, e il silenzio che molti vorrebbero imporre ai vescovi diventa
violenza". Anche perchè le leggi sono leggi, le quali, se sbagliate come
quelle dell'aborto e del div
orzio, formano sempre le future generazioni, le modificano. Ma ora siamo in
un momento di transizione, navighiamo nella postmodernità, un momento
culturalmene bello di conversione "per il recupero della coscienza".
Per il professor Francis Fukuyama servono cardini per la ricerca,
sicchè dai laboratori escano cure per le malattie, sapendo che il futuro
della medicina, anche oncologica, sta nella genetica. Rifiuta però l'idea di
esseri umani i quali migliorino in provetta il loro destino. Si oppone,
insomma, all'ingegneria genetica, alle biotecnologie, per la stessa ragione
per cui, da liberale e democratico, rifiuta il totalitarismo di sinistra e
di destra. No, insomma, alla cosmetica, all'idea ripugnante di considerare
malleabile la natura dell'uomo, plasmandola ai voleri delle élites, delle
classi dirigenti politiche e tecnologiche. "Curiamo i malati nel fisico, ma
no al miglioraramento in provetta della personalità dei sani precostituendo
il loro destino". Quindi il riferimento all'ingegneria sociale praticata in
Germania da Hitler e in Russia da Stalin che provocò milioni di vittime, a
causa di una ideologia che potrebbe riprodursi anche oggi per la tendenza
utopica a modificare
gli uomini e le donne. Fukuyama non parte da una posizione religiosa, ma
finisce con il concordare con i principii della Chiesa cattolica,
differenziando nella ricerca sulle cellule staminali tra terapia e
cosmetica. Da qui la comune battaglia per la libertà affinchè i governi
regolino la ricerca, pur senza vietarla, in difesa della nostra specie dalle
ingegnerie di laborarorio che rischiano di cambiare la carta dei diritti
civili per le future generazioni. Se cominciamo a trasformarci in qualcosa
di superiore, quali diritti rivendicheranno queste creaure migliorate e
quali diritti possiederanno in confronto a quelle lasciate indietro? E' la
morte della democrazia. Fukuyama sostiene che l'evoluzione non avviene in
maniera del tutto casuale ("blind concatenation of events"). Anzi i
principii del liberalismo dettano l'evoluzione contrassegnata e spinta dalla
forza della razionalità. Qualsiasi sistema totalitario, magari dietro la
maschera della democrazia, offende i diritti d
ell'uomo ed è condannato al fallimento. E il fallimento, dunque, viene
posto come stato evolutivo teologico, ovvero tuttaltro che casuale.
Il relatore Giuliano Ferrara, da laico e da liberale, considera il
cristianesimo ed in particolare la Chiesa cattolica il cemento di un ordine
sociale e civile positivo, che nei confronti delle biotecnologie
incontrollate sta guidando la resistenza nel nome del diritto naturale. Il
direttore del FOGLIO e già ministro del primo governo Berlusconi ritiene ad
esempio, in nome del rapporto razionale con la realtà dei nostri giorni,
l'aborto come uno scandalo moderno. "L'etica laica o secolare è stata
l'etica del dubbio sistematico. Nella nostra percezione del mondo, della
società e della condizione umana il dubbio e la libertà sono inseparabili.
Ma ora bisogna scegliere, bisogna cioè smettere di dubitare almeno entro
certi limiti. Bisogna ricominciare a sapere per credere e a credere per
sapere. Se tutto viene messo in dubbio, è ora di credere in qualcosa". Per
cui, "la questione della verità come etica della ragione si ripropone come
questione politica. Dio è il chiaro nome
di tutto questo per Benedetto XVI, capo della Chiesa cattolica. Noi laici
dobbiamo trovare a tutto questo un nome, e in fretta". Superando il
positivismo barbarico. La nostra libertà di cittadini dell'Occidente non è
conciliabile con l'idea che non esista un principio intelligente
nell'evoluzione biologica, come sostiene invece l'evoluzionismo darwiniano.

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Avvenire

Come difendere l’uomo dai rischi di una ricerca senza limiti? Il politologo Francis Fukuyama ne ha discusso ieri a Roma con Giuliano Ferrara e monsignor Rino Fisichella

Ingegneria genetica, il nuovo incubo

«I pericoli più gravi vengono dalla ricerca dell’immortalità e dalla neurofarmacologia:la tentazione

di controllare la natura dell’uomo per via chimica»

Da Roma Giovanni Ruggiero

Lo scenario è apocalittico, il futuro è terribile, e nasce da un paradosso: le nuove tecnologie genetiche riscoprono la natura umana, strappando questa sua dignità alle filosofie che a partire da Rousseau l'avevano negata, ma al tempo stesso, la mortificano, la negano e poi la distruggono. Francis Fukuyama, professore al John's Hopkins University e membro del Council of Bioethic, disegna il futuro che la biogenetica minaccia e afferma, senza mezzi termini, che il moderno laboratorio non contrasta solo con le leggi divine, ma mette in discussione anche le leggi che sono a fondamento della Costituzione americana. Fukuyama teme un nuovo nazismo, ma questa volta biogenetico: «Stiamo preparando un arsenale di ingegneria genetica - dice - per controllare la natura umana e per portare in atto il dominio da parte di alcuni uomini sugli altri uomini».

I filosofi dopo Machiavelli, spiega Fukuyama avevano ben chiaro la concezione di ciò che era bene per l'uomo. «Tutta questa concezione - spiega - comincia a disgregarsi vero la fine del XVIII secolo, quando si afferma che le pratiche sociali sono l'elemento di trasformazione di questa natura. Hegel e Marx, ad esempio, vedono la natura caratterizzata da povertà e limitazioni, qualche cosa insomma che deve essere modificata dagli esseri umani che agiscono nel loro tempo storico». Ma qui sta il paradosso: «Le scienze naturali hanno cercato disperatamente di ripristinare un'idea sostanziale della natura umana. Quello che affascina è che questa concezione della malleabilità infinita della natura è stata sostituita da una serie di osservazioni che hanno ripristinato il senso di una natura umana sottostante e comune alla specie umana.»

Ma una volta scoperta, ecco che questa natura umana di nuovo minacciata. I pericoli sono tre: la neurofarmacologia, il prolungamento della vita che sottintende la pretesa dell'immortalità e l'ingegneria genetica.

L'autore de La fine della storia è ospite a Roma con monsignor Rino Fisichella rettore della Pontificia Università Lateranense e con Giuliano Ferrara direttore de Il foglio, del Centro di orientamento olitico "Gaetano Rebecchini". Il dibattito che nasce su "Natura umana e biotecnologie" e fa seguito a quello dell'anno scorso con Galli della Loggia e l'allora cardinale Ratzinger che concludeva, come ha ricordato Gaetano Rebecchini: «A questa capacità di fare, a questa conoscenza della ricerca che arriva fino alle radici dell'essere, non ha fatto riscontro una pari crescita del nostro senso morale». È oggi tempo di ritrovare questo senso. Concorda anche il laico Ferrara: «Se tutto è stato messo in dubbio, è giunta l'ora di credere in qualche cosa».

La neurofarmacologia, dice Fukuyama, ha messo in discussione anche i fondamenti di Freud che non aveva considerato le basi biologiche dei comportamenti, ma questi farmaci mettono in discussione e negano la comprensione morale della personalità umana. L'allungamento della vita è auspicabile ed è reale ma affida l'umanità ad altri mali che sono proprio quelli della vecchia. Una stima americana che riguarda il nostro Paese dice che se non c'è inversione di tendenza, entro nel 2050 l'età media sarà di 65 anni e soltanto il 5 per cento della popolazione avrà parentela in via orizzontale. Il pericolo sottinteso nell'allungare la vita è che la scienza si trasforma in ricerca dell'immortalità. Quanto al terzo fattore, cioè l'ingegneria genetica. esso non minaccia solo la dottrina cattolica, ma anche la concezione dei diritto come sanciti dalla Costituizione americana e dalla Dichiarazione d'indipendenza. «Chi - si chiede Fukuyama - può considerarsi un essere umano se abbiamo una tecnologia capace di creare un ibrido tra animale e uomo? Creare una creatura che ha metà dell'uomo e metà dello scimpanzé mi domando quale sarà lo stato morale di questa creatura: può essere messa in schiavitù?».

Sui limiti è categorico anche Fisichella: «L'uomo - dice - ha un limite nel suo osare e questo limite è determinato dal prende re coscienza di ciò che egli è. Non può essere Dio e non può sostituirsi al Creatore. Se non accetta questa certezza basilare, l'uomo si autodistrugge prima ancora di ogni altra sperimentazione. Il limite del suo osare è dato da se stesso, senza dover ricorrere a nessun comando divino. Più crea in sè l'illusione, più si allontana dalla realtà e più muore».

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Corriere della Sera

Corriere della Sera - 11 ottobre 2005

Fisichella e Fukuyama: servono dei limiti.

Sul palco gli oratori sono tre. Oltre al direttore del Foglio, Giuliano Ferrara intervengono monsignor Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, e Francis Fukuyama, politologo della John Hopkins University, noto a molti per quel saggio (La fine della Storia) che 16 anni fa fece discutere il mondo intero su cosa sarebbe successo dopo la stagione della guerra fredda.

Da qualche tempo il professor Fukuyama ha cambiato terreno di ricerca: il suo ultimo libro (L’uomo oltre l’uomo) parla di ingegneria genetica, limiti per la ricerca scientifica. E proprio di questo si è discusso ieri a Palazzo Colonna, al convegno Natura umana e biotecnologie, organizzato dal Centro di Orientamento Politico, con la presenza di molti politici di AN (Alemanno, Gasparri e Mantovano).

“L’uomo non può essere Dio – ha detto monsignor Fisichella – e non può sostituirsi a lui: non sarà né immortale né onnipotente e se non prenderà coscienza di questo si autodistruggerà. Si deve tornare alla tanta vituperata legge impressa nella natura”. Fukuyama – come ha spiegato lui stesso sul Corriere di ieri –sostiene limiti alla ricerca. Nel suo intervento ha paragonato l’ingegneria genetica “all’ingegneria sociale utopistica del XX secolo produttrice dei campi di prigionia e di sterminio”.

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Corriere della sera

Corriere della Sera - 10 ottobre 2005
di Gianni Riotta

“Mi oppongo all’ingegneria genetica come al fascismo o al comunismo”.

Il filosofo Fukuyama mette in guardia sui rischi di una ricerca senza limiti

«Non per motivi religiosi, ma per la necessità di tutelare la specie umana»

WASHINGTON - «Si immagina l'Italia senza famiglie, senza parenti, fratelli e sorelle? No, non è l'idea giusta del vostro Paese, dai film ai romanzi. Eppure nel 2050, solo il 5% degli italiani avrà una famiglia allargata al di là del padre e della madre, una famiglia con fratelli, cugini, zii. E sa perché? Perché con il calo della natalità il Paese diverrà un ospizio per anziani, soggetti a demenza e Alzheimer, l'età media 65 anni, la classe dirigente gerontocratica, i pochi ragazzi smarriti e perplessi. Genetica, diritti delle nuove generazioni, difesa della nostra specie dalle ingegnerie di laboratorio che rischiano di cambiare la carta dei diritti: questo è il manifesto della nuova politica!».

Sono passati sedici anni dal suo pamphlet «La Fine della Storia» che, al crepuscolo della Guerra Fredda, fece discutere il mondo e il filosofo Francis Fukuyama è di nuovo al lavoro ai confini della conoscenza. Non si occupa più solo di politica internazionale, malgrado il suo dissenso con il presidente George W. Bush a proposito di attacco all'Iraq abbia stupito, venendo da uno studioso conservatore. Ha scritto di etica familiare asiatica, di valori occidentali e adesso si concentra a combattere il pericolo del «transumanismo», un nuovo codice genetico elaborato dagli scienziati che potrebbe ledere i diritti umani. Se siamo tutti uguali per la legge, ma alcuni di noi sono in grado di comprare per i figli al momento della nascita qualità formidabili, intelligenza, memoria, salute, in provetta, non cambierà la costituzione materiale? Sono i temi che Fukuyama solleverà in una lezione a Roma, al Centro di Orientamento Politico presieduto da Gaetano Rebecchini.

E l'Italia torna al centro della riflessione, anche con l'occhio alla Chiesa di Papa Benedetto XVI e allo scontro di primavera sui referenda per la fecondazione assistita: «Quello scontro - dice Fukuyama - è stato l'anticipo della politica che verrà. Le democrazie si troveranno sempre più spesso a disputare di diritto alla ricerca e limiti alla ricerca e le opinioni pubbliche si divideranno. Quando parliamo di libertà di studio e di cultura diffusa della comunità, ci viene in mente Galileo Galilei accusato dalla chiesa cattolica del cardinal Bellarmino per le sue tesi astronomiche. Le simpatie vanno automaticamente alla scienza, ma se guardiamo con freddezza al tema vediamo che ogni società pone limiti rigidi agli studi. Non permettiamo esperimenti su cavie umane come il dottor Mengele ad Auschwitz, perfino la ricerca sugli animali è regolata, a prescindere dai risultati. Quindi le regole devono esserci e io credo che una delle fondamentali debba tutelare la specie umana, non alterandone le caratteristiche».

Fukuyama conosce le posizioni della Chiesa sul tema, nei giorni del referendum il cardinal Ruini articolò la posizione tattica con l'astensione, monsignor Sgreccia diede l'impronta teorica, ma la sua scelta è diversa. «Io non parto da una posizione religiosa, sono consapevole della tradizione tomistica, non credo che i diritti dell'embrione siano gli stessi diritti di un cittadino. Credo però che l'embrione abbia una sua sfera di diritti, diciamo così intermedia, e che vada tutelato. So, al tempo stesso, che gran parte della mia comunità crede invece che l'embrione sia un cittadino e rispetto dunque questa idea. La ricerca sulle cellule staminali non va proibita, va regolata. E sa qual è il confine? La differenza tra terapia e cosmetica».

Il lettore avvezzo alle distinzioni grezze, conservatori contro progressisti come nel XIX secolo, aguzzi lo sguardo. Fukuyama, conservatore critico della guerra per esportare la democrazia, chiede - da liberale - cardini per la ricerca. Vuole che dai laboratori escano cure per le malattie, e sa che il futuro della medicina, anche oncologica, è la genetica. Ma rifiuta l'idea di uomini e donne che migliorino in provetta il loro destino: «Mi oppongo all'ingegneria genetica per la stessa ragione per cui mi oppongo al fascismo e al comunismo. Trovo ripugnante l'idea di considerare malleabile la natura umana, plasmandola al volere delle élites. Abbiamo imparato che l'ingegneria sociale provoca milioni di vittime, e temo che lo stesso possa accadere per l'utopia di modificare il comportamento umano in laboratorio, manipolando per esempio l'aggressività di certi individui. Quindi ok curare i malati, no a migliorare la personalità dei sani».

Che cosa ci sarebbe di male a nascere più alti, o più veloci, le cellule esplosive dello sprint sono innate, perché non darle a tutti? E perché mai una memoria migliore dovrebbe alterare il nostro codice etico, o un più diffuso quoziente d’intelligenza mettere a rischio l'Homo sapiens? Non credo che alla fine tutti sceglierebbero capelli biondi e occhi glauchi da ariano, i modelli di bellezza sono tanti e diversi. E non credo neppure che Leopardi fosse grande perché gobbo: anche dritto come un fuso il suo animo sarebbe rimasto grande e malinconico. Fukuyama dissente: «Per me un atleta migliorato in laboratorio è come un atleta dopato, andrebbe squalificato. E si immagina che succederebbe di un'umanità che fa la corsa all'altezza, tutti alti tre metri? Alle Olimpiadi vincerebbero non i migliori atleti, ma i migliori laboratori genetici. Guardi alla nostra società, e guardi soprattutto all'Italia. La vita media toccherà presto gli 80 anni, ma per tanti anziani che vita è? Li teniamo in case di riposo senza famiglia, soggetti a demenza senile, Alzheimer, perché abbiamo allungato la vita e non sappiamo battere questi morbi. E quando in Italia solo pochi tra di voi avranno famiglia che Paese sarà? Allora temo il distacco tra una scienza che va avanti e una società che rincorre, relegando all'infelicità e all'isolamento tanti di noi».

Negli Stati Uniti questa frattura si colma di psicofarmaci, tanto diffusi da essere perfino prescritti nelle scuole medie, per controllare la vivacità degli scolari. Ora gli effetti collaterali di depressione e i casi di suicidio preoccupano, ma fino a poco tempo fa il Prozac sembrava un chewing gum: «È vero. La tentazione di controllare la natura umana è forte per via genetica e fortissima per via chimica. E investe i più giovani. Si dimentica che non tutto è innato, è inutile modificare il nostro codice genetico se poi non modifichiamo l'ambiente, la cultura, intorno a noi. Il destino di ogni individuo è segnato dalle sue caratteristiche personali, ma anche dalla società e dalla famiglia in cui cresce».

Non c'è tempo per un bilancio a 16 anni dalla nostra prima conversazione sul Corriere, dopo il lancio de La Fine della Storia, Fukuyama ride: «Ci risentiamo a gennaio quando esce il tascabile con la nuova prefazione!», ma ai saluti chiedo come hanno reagito i vecchi amici neoconservatori al suo no alla guerra in Iraq: «Alcuni bene, altri male, alcuni non mi saluteranno più. Ma ho ragione io: un conservatore liberale ha un acuto senso dei limiti del potere statale nel modificare la realtà. E consiglia sempre prudenza, cautela, rispetto. Io lo faccio adesso sulla ricerca genetica, ma quando si sono illusi di disseminare democrazia a piene mani all'estero sono i miei amici che hanno rotto con il paradigma conservatore, non certo io». 

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Il Foglio

“Il Foglio” - 11 ottobre 2005
di Giuliano Ferrara

Mettere in dubbio il dubbio

In che senso e perché adesso Machiavelli deve convertirsi

Ieri a Roma si è tenuto l’annuale convegno del Centro di orientamento politico presieduto da Gaetano Rebecchini. A intervenire sul tema “Natura umana e biotecnologie” sono stati invitati monsignor Rino Fisichella, Francis Fukuyama e Giuliano Ferrara. Di quest’ultimo intervento pubblichiamo il testo.Intervento che non viene trascritto perché integralmente riportato negli atti.

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Il Messaggero

”Il Messaggero” - 11 ottobre 2005

“Quando ci sono tematiche in cuisi parla della natura umana, i cattolici hanno il diritto e il dovere di parlare e il silenzio che molti vorrebbero imporre ai vescovi diventa violenza”. Così il rettore della Pontificia Università Lateranense, monsignor Rino Fisichella, al Convegno del Centro di Orientamento Politico di Gaetano Rebecchini, nel quale ha discusso con Giuliano ferrara e con il professor Fukuyama di “Natura umana e biotecnologie”.

In platea molti esponenti di AN, Alemanno, Gasparri, Mantovano e Fiori.

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IL TEMPO

IL TEMPO - 11 ottobre 2005
di Valerio Bonolo

Biotecnologie, libertà di controllo della scienza, natura umana, etica e morale. Erano questi i temi della “questione antropologica”, al centro del dibattito che ieri si è svolto a Palazzo Colonna.

Il Convegno, dal titolo “Natura umana e biotecnologie”, organizzato dal Centro di Orientamento Politico di Gaetano Rebecchini, intendeva fare il punto sulle prospettive legate allo sviluppo delle tecnologie della vita e sulle conseguenze sul piano etico della scienza applicata. Gaetano Rebecchini, già fondatore della Consulta etico-religiosa di AN , aveva dichiarato alla vigilia “l’incontro riparte dalle parole dell’allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, Joseph Ratzinger – che in un faccia a faccia con Ernesto Galli della Loggia – disse che “al processo accelerato di sviluppo tecnologico in tutti i campi dovrebbe corrispondere un apri sviluppo della crescita del senso morale”. A continuare quella discussione sono stati chiamati Monsignor Rino Fisichella, Rettore della Pontificia Università Lateranense, Giuliano Ferrara, direttore de “Il Foglio” e Francis Fukuyama, professore alla John Hopkins University. Lo studioso americano, noto al grande pubblico per il celebre “La fine della Storia”, nell’ultimo libro “L’uomo oltre l’uomo” ha posto al centro della sua riflessione proprio il tema della nuova sfida che caratterizza il millennio: quello dell’ingegneria genetica.

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Secolo d’Italia

Secolo d’Italia - 13 ottobre 2005
di Antonio Saccà

Uomo e tecnica, dove osano le chimere.

Fino a che punto possono spingersi le biotecnologie per rispettare la sfera della natura umana? Hanno risposto in un convegno Mons. Fisichella, Francis Fukuyama e Giuliano Ferrara.

Il centro di Orientamento Politico, presieduto da Gaetano Rebecchini, ha dato possibilità a degli intellettuali di vagliare in pubblico, nel solenne Palazzo Colonna, a Roma, la questione così enunciata: “Natura umana e biotecnologie”. Gli intellettuali, e li definisco in tale maniera per sottolineare le caratteristiche problematiche dell’incontro, erano: Giuliano Ferrara, Direttore de “Il Foglio”, S.E. Mons. Rino Fisichella, Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense, il prof. Francis Fukuyama, della Johns Hopkins University e membro del Council of Bioethics. La denominazione del tema dava per certa la “natura umana” e suggeriva, coscientemente, credo, la convinzione che le biotecnologie attentano alla “natura umana”. Fosse così accertatamente, la questione sarebbe stata chiusa senza discussioni. Ma non è così, né le convinzioni degli interlocutori erano tanto semplificate. E infatti larga parte delle esposizioni riguardava l’identificazione di “natura umana”.

Al dunque, fino a che punto può spingersi l’ingegneria genetica restando nella sfera della “natura umana”? Rino Fisichella aveva idee limpide a riguardo. Le tecnologie che fanno rimanere invariato l’individuo sono ammissibili, per Fisichella. Possono, le tecnologie, sviluppare ma non alterare. Per Fisichella lo sviluppo non è alterazione, bensì continuità. Un bambino diventa adulto, ma è sempre “quel” soggetto. Siamo all’ abbondantemente reiterata concezione di Aristotele, si può sviluppare solo ciò che in potenza era contenuto nella specificità individuale. Un uomo si svolgerà come uomo, nelle sue connotazioni personali e di specie, una scimmia come scimmia, in quanto individuo scimmiesco e in quanto specie.Se le biotecnologie volessero creare una nuova specie , una specie mediana, si avrebbe alterazione, corrompimento, e, per Fisichella, illiceità etica, per così dire.

Anche Fukuyama era dello stesso parere , e vi aggiungeva una considerazione: le biotecnologie non dovrebbero cercare di “migliorare” l’uomo, “migliorare” l’uomo potrebbe favorire interventi per volere figli maschi e non femmine, sopprmere feti deformi, regolare la qualità dei nascituri, oltretutto a vantaggio di chi potrebbe consentirselo, i padroni della genetica, insomma. La genetica, “questa" genetica, porterebbe a compimento i sogni dei totalitarismi sull’uomo “nuovo” e dei teorici del mutamento tramite l’ambiente: ma la genetica riuscirebbe nell’intento. Non so per quale motivo Fukuyama, nel condannare questa biotecnologia suscitatrice di “chimere”, inseriva altre situazioni del tutto estranee al tema o, in ogni caso, non palesemente negative. La prima riguardava l’uso dei farmaci per rendere docili i bambini irrequieti, negli Stati Uniti, o, anche, di farmaci che consentono un’illusoria felicità agli infelici, aggressività ai pavidi. Tutto ciò con la biotecnologia nulla spartisce. Si tratta, e Fukuyama lo sa bene, di controllo sociale o di soluzioni fantastiche di mali sociali non risolti, droghe sociali, insomma. Ma forse Fukuyama intendeva farci comprendere che la democrazia statunitense cerca, mediante i farmaci e le biotecnologie, il dominio di pochi sui molti con altri modi che l’esercizio della forza legale dell’autorità.Però egli aggiungeva , tra i mali delle biotecnologie, l’eventualità che la vita dell’uomo si spinga a cento, centocinquanta anni.

Qualche considerazione va fatta . Non voler soffrire, volere star bene, gioire di vivere, sanare le malattie, senza ricorrere ai farmaci illusionistici ma a eventuali tecnologie biologiche o bioniche, tutto questo risulta un contributo stupefacente della scienza e della tecnica. Giustissimo porre limiti, ma dentro i limiti non vi deve essere limite.

Forgiare chimere è bestiale, da forsennati pseudo padroni del creato, oltretutto non giova se non a smanie di potenza inane, a vuoto.Ma ciò che può ritardare la morte e mantenerci in buona salute reale va fatto. E se, grazie all’ingegno dell’uomo, di molti orribili malanni pare intravediamo la desideratissima fine, ben venga questa fine e venga presto. Più ricerca, più scienza, insomma. Certo, scienza per l’uomo, non gioco a fare e disfare, non gioco combinatorio. Certo. Ed è opportuno quel che diceva Fukuyama, che la politica deve impedire alla scienza di infrangere i limiti. Ma è un tema dolente, tenuto conto che lo stesso Fukuyama notava che nel suo Paese è lo Stato che impiega i farmaci come controllo, dominio sociale. E, sempre Fukuyama, rinverdiva il terrore di una scienza asservita al potere politico o al potere industriale finanziario.

Allora, niente da fare, il cammino della scienza non tollera argini? Addirittura, la politica e il potere economico possono corromperla? E’ così. Ma la Chiesa Cattolica, altre religioni, il pensiero laico critico, scienziati senza fanatismo, statisti responsabili, opinione pubblica, unti lottino perché la scienza serva l’uomo non alterandolo. E’ l’indicazione più banale, l’unica. Ferrara temeva che il pensiero laico non abbia la forza di arginare la tracotanza scientifica e riteneva opportuno un legame con la Chiesa, più capace di mettere freni. Si cerchino questi rapporti. Fisichella sosteneva che la natura è indomabile e più la conosciamo più è misteriosa. E’ vero. Siamo all’interno del mistero. Ma affrettiamoci a risolvere malattie che falciano l’uomo. Poi discuteremo di tutto. E il miraggio della “salute” non venga inteso come sfida, tracotanza, velleità di eternità. Se partiamo da questa premessa a scienza è vulnerata anche quando non forgia mostruosità.

Un’aggiunta sintomatica. Forse perché Friedrich Nietzsche teorizza il superuomo, nell’incontro Nietzsche è stato l’autore più nominato. Ma dichiarare Nietzsche nichilista, sostenitore dell’arbitrio morale, del fare quel che mi pare e piace, lo ritengo discutibilissimo. Né il superuomo è il prodotto chimico o biotecnologico né l’al di là del bene e del male è il capriccio ad libidum.

Avesse un minimo di Nietzsche il presunto superuomo biotecnologico! Il superuomo di Nietzsche afferma il primato della’rte serena e tragica, non spassarsela con le droghe e rifarsi i geni. Il primato della gioia tragica. Nietzsche, se mai, è biologia, non biotecnologia. Era amore per la vita nella vita. Perché mai dovremmo sentirci colpevoli di osare la felicità! E riduciamo Nietzsche a un edonista pur di invalidare la gioia ! Il mistero, sul quale opportunamente insisteva Fisichella, non deve renderci afflitti. E se la scienza può contribuire alla salute…..

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Secolo d’Italia

Secolo d’Italia - 19 ottobre 2005
di Luigi Gagliardi

Segretario Nazionale della Consulta Etico Religiosa di AN

Il limite delle biotecnologie

Ancora una volta l’appuntamento con il Centro di Orientamento Politico presieduto dall’ing. Gaetano Rebecchini, nel suo ultimo convegno, haaffrontato uno scottante problema di attualità, quello del confronto tra “Natura umana e Biotecnologie”.

Le relazioni, attentamente seguite da un folto e qualificato pubblico, erano state affidate a personaggi di spicco: Giuliano Ferrara, S.E. Mons. Rino Fisichella, e il Prof. Francis Fukuyama della Johns Hopkins University e membro del Council ofBioethics.

Nella sua presentazione Rebecchini, ha messo in evidenza come questo convegno si riagganciasse al precedente nel quale l’allora cardinale Ratzinger poneva la sua riflessione sul fatto che alla “capacità di fare e a questa conoscenza della ricerca che arriva fino alla radice dell’essere, non ha fatto riscontro una pari crescita del nostro senso morale”.

Si potrebbe dire che questa riflessione, talvolta espressa, talvolta sottintesa, ma sempre presente, ha animato in vario modo le relazioni che si sono susseguite nell’ansia di una insoddisfatta certezza e nella delusione data dal dubbio sistematico che pure ha animato molto della cultura moderna.

In questo senso è stato veramente esplicito Giuliano Ferrara: “L’etica laica o secolare o moderna è stata l’etica del dubbio sistematico” (...) “Bisogna smettere cioè di dubitare, almeno entro certi limiti”.

A questo punto entra in scena la politica che, forte delle sue convinzioni ha la responsabilità di orientare i comportamenti. E questi comportamenti devono corrispondere a delle certezze che non possono riscontrarsi esclusivamente o prevalentementenell’utilitarismo economico-sociale. Infatti: “Ora la politica si deve in un certo senso ‘convertire’. L’umanesimo senza Dio, l’affermazione della libertà umana ‘come se Dio non ci fosse’ è un progetto eseguito”. Si intende direche quel tipo di umanesimo ha terminato il suo corso, ha dato tutto quello che poteva dare e continuando nel suo avanzamento prometeico non puòche dare effetti negativi. E qui segue una affermazione che nella sua perentorietà sfata molte delle illusioni fino ad ora coltivate: “C’è una crisi di senso della religione illuminista del dubbio sistematico”. I danni sono sotto gli occhi di tutti. “Infatti la generazione e la famiglia diventano una scelta, una eventualità, una proiezione possibile del desiderio inverato dalla tecnica: in sostanza diventano una creazione dell’uomo invece che l’origine della creatura”. Ci troviamo in fondo in presenza di una nuova bomba che è costituita “dalla infinita capacità creativa del laboratorio”. E si enfatizzano le risorse che le attuali biotecnologie possono produrre, nel prevenire e nel curare le malattie ed altro, ma si ignora o addirittura si nascondono in un’ansia scientistica, a quali spese cioè a quali danni si va incontro. Anche la bomba atomica, ricorda Ferrara, ha presentato il suo volto accattivante nell’uso civile come fonte di energia ed altro, ma sappiamo i disastri e le stragi ad essa legate e il pericolo che essa costantemente presenta. Con le biotecnologie si è ricercato il meglio, rinunciando al bene: si è cercato di avere un figlio a tutti i costi e per tutti gusti, nonostante che nel programma si sapesse di andare incontro all’uccisione di qualcuno dei suoi fratelli, comepuò avvenire nelle gravidanze plurigemellari conseguenza di trattamenti ormonali.

Le conclusioni della lunga e motivata relazione di Giuliano Ferrara, della quale abbiamo fatto riferimento ai passi che ci sono sembrati più significativi, sono una esplicita “esigenza della verità che esprima l’etica della ragione e che si riproponga quindi come questione politica”.

Per Fukuyama i gravi rischi dell’ingegneria genetica consistono anche nel rendere possibile il dominio di uomini su altri uomini attraverso la programmazione di soggetti adeguati alle scelte e superdotati nelle capacità. D’altro canto il calo di natalità può, per altro verso, incrementare una longevità penalizzata da patologie come l’Alzheimer ed una assenza di popolazione di giovani adatti alla loro assistenza.

Pertanto Fukuyama insiste affermando che le regole esistono per ogni comportamento persino, giustamente, per l’utilizzo sperimentale degli animali di laboratorio, dunque non si vede perché il limite non debba essere adottato anche per le biotecnologie. Certo il riconoscimento di un limite può comportare difficoltà ma il filosofo suggerisce una formula, tanto semplice quanto significativa, distinguendo un’azione biogenetica attuata come terapia da una condotta attuata con finalità cosmetica come potrebbe essere la ricercadi un’eccellenza individuale o razziale.

Nel convegno Mons. Fisichella ha parlato per secondo, ma in questo mio riferimento lo cito per ultimo in quanto le parole realmente conclusivesono state proprio le sueperché nutrite di quella motivata convinzione religiosa che trova la sua completezza nelcattolicesimo.

A tale proposito egli ha ritenuto opportuno riaffermare che è vergognoso respingere gli insegnamenti dei vescovi e dei sacerdoti nel campo che è loro proprio e non esistono motivazioni legittime per impedire che ne esprimano una conseguente informazione e formazione per quanti in loro e come loro credono o anche per quanti sono soltantodisponibili all’ascolto.

L’uomo sa che l’esistenza materiale non esaurisce il suo essere, né crede nella sua esclusiva realtà biologica mentre riconosce chela sua essenza viene prima della tecnica che perciò deve essere subordinata a quella. Per quanto riguarda i limiti Fisichella così si esprime: “L’uomo ha un limite nel suo osare e questo limite è determinato dal prendere coscienza di ciò che egli è. Non può essere Dio e non può sostituirsi al Creatore. Se non accetta questa certezza basilare l’uomo si autodistrugge prima ancora di ogni altra sperimentazione”.

In chi crede in Dio questa è la certezza desiderata, per gli altri essa è l’innata ispirazione che conduce alla strada di Damasco.

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