Storia, Politica e Religione
lunedì 25 ottobre 2004
Storia, Politica e Religione  
 

Agenzia Repubblica 15/10/204


Relatori il Cardinale Ratzinger e il Professor Galli della Loggia
“Storia, politica e religione” al Convegno del Centro  presieduto da Gaetano Rebecchini.

 

Gli interventi del Centro di Orientamento Politico, espressione di un mondo intellettuale che si raccorda in chiave laica e culturalmente aperta alla Dottrina della Chiesa, si fanno sempre più puntuali sulle tematiche di stringente attualità. Il presidente Gaetano Rebecchini, uno dei padri fondatori di Alleanza Nazionale nel cui ambito organizzò la Consulta per i problemi etico religiosi per poi impegnarsi con il COP in un lavoro di presenza culturale che si spinge oltre i limiti di partito, ha indetto la sera del 25 ottobre a Roma nel Palazzo Colonna di Piazza SS. Apostoli un convegno – sotto l’Alto Patronato del Presidente della repubblica – su “Storia, politica e religione”. Un tema particolarmente caldo, mentre l’Europa sta per approvare il 29 ottobre, la sua Costituzione con la rinunzia all’affermazione delle origini cristiane, ed al Parlamento di Strasburgo un fronte laicista ha contestato perché cattolico il neo commissario Ue Rocco Buttiglione. Mentre il Papa chiama i fedeli ad un maggiore impegno nella politica in occasione della 44°mSettimana Sociale. Ed il Segretario di Stato, Angelo Sodano, sottolinea stamani in un’intervista: “Cattolici discriminati in Europa, ma alla fine la Chiesa la spunterà”.
 Relatori al Convegno sono il Cardinale Joseph Ratzinger, Decano del sacro Collegio e prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio) e, di parte laica ma non laicista, il professor Ernesto Galli della Loggia, Ordinario di storia dei partiti alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Perugia, dal 1993 editorialista del Corriere della Sera e, nel 1995, tra i fondatori e direttore del mensile Liberal. Il cardinale tedesco, benchè temuto per il suo rigore dottrinario, è personalmente un uomo di grande sensibilità, angosciato dall’idea che l’Occidente possa perdere la propria identità. L’Europa, ha detto, sta perdendo i suoi fondamenti spirituali. Nel 2000 pubblicò l’importante documento “Dominus Jesus” con il quale ribadiva, a correzione di certe interpretazioni ecumeniche sopra le righe che qualcuno è portato ad estendere in senso pluralista ai seguaci di altre religioni e addirittura all’Islam, come solo nel cattolicesimo, in quanto “esiste un’unica Chiesa di cristo”, c’è la salvezza eterna dell’uomo. La linea di Galli della Loggia, con la quale egli interpreta il pensiero laico più aggiornato e coerente, la cultura laicista in Italia si presenta sul terreno della politica in modo rozzo nell’interpretazione del cattolicesimo, sino a delegittimare nel modo più radicale la Chiesa di Roma sulla base di antichi e superati pregiudizi come quelli di essere “oscurantista”, “reazionaria”, “antiscientifica”, “nemica delle donne”. I fondamentalisti del laicismo, ha detto, parlano della Chiesa cattolica da “un punto di vista fuori della storia ma soprattutto privo della benchè minima dignità culturale”. E sulla censura dell’europarlamento a Buttiglione ha già precisato come dopo il fattaccio, pur riprovato dallo stesso presidente dell’Ue Barroso, “d’ora in poi chiunque aderisce al cattolicesimo e lo manifesta senza reticenza non è idoneo a ricoprire incarichi al vertice dell’Unione; che tra il cristianesimo cattolico e i principi in cui si riconosce l’Europa come istituzione esiste una incompatibilità sostanziale”. E, da laico, definisce quegli europarlamentari dei Saint-Just in sedicesimo contro tutte le religioni, ebraismo ed islamismo comprese.
 Questo convegno del prossimo 25 ottobre del Centro di Orientamento Politico su “Storia, politica e religione” si presenta un po’ come il proseguimento, se non la conclusione, di un lungo approfondimento in una serie di discussioni tenutesi sempre a Palazzo Colonna: in particolare con il convegno del 2002, in occasione del debutto ufficiale a Bruxelles della Convenzione Ue, sul tema “Multiculturalità e identità cristiana”.
 Il Centro presieduto da Gaetano rebecchini ha fornito in questi anni un contributo forte al dibattito sull’identità dell’Europa e sulle libertà religiose.

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Agenzia Ansa 25/10/2004

CIAMPI, VALORI RELIGIOSI PARTE PATRIMONIO ETICO UNIVERSALE
(ANSA) - ROMA, 25 OTT - I valori religiosi fanno parte ''di
un patrimonio etico universale che deve rafforzare l'impegno di
laici e credenti in favore della pace, della solidarieta' e
della fratellanza umana''. E' quanto ha detto il presidente
della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi in un messaggio inviato
al Centro di orientamento politico che questa sera a Roma ha
organizzato un incontro su ''Storia, politica e religione'' con
il cardinale Joseph Ratzinger con Ernesto Galli Della Loggia.
Ciampi ha ricordato che e' proprio per questi valori che e'
stata costruita e continuera' ad essere costruita l'Unione
Europea: ''Per proseguire nel cammino dell'incontro e del
dialogo uniti da ideali comuni e dall'aspirazione ad assicurare,
nel pluralismo, la pacifica convivenza tra popoli di diversa
religione ed etnia''.
''Riflettere sulla responsabilita' educativa della storia -
ha concluso - contribuira' a consolidare un modello culturale e
politico ispirato alla ricerca di unita' nella diversita'''.
(ANSA).

UE: RATZINGER, ALTRE RELIGIONI OFFESE DA RIFIUTO DIO
(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 25 OTT - Quello che offende le
altre religioni non e' tanto il parlare di cristianesimo nella
Costituzione europea, ma proprio al contrario e' ''il disprezzo
di Dio e del sacro''. ''Cosi' ci separiamo dalle altre
culture'', cosi' si esprime l'arroganza di una razionalita' che
''stimola il fondamentalismo''. E' quanto ha detto il card.
Joseph Ratzinger, concludendo l'incontro organizzato dal Centro
di orientamento politico 'Gaetano Rebecchini', sul tema 'Storia,
politica e religione', che ha visto parlare insieme con il
porporato anche il politologo e storico Ernesto Galli della
Loggia.
Ratzinger ha ricordato che l'Europa ha portato in dono al
mondo la razionalita', ''voluta dai cristiani, voluta dalla
fede''. Non si tratta, ha spiegato il porporato, di ''creare un
impero di potere'', ma al contrario di comunicare il ''tesoro di
verita' e di amore'' che e' proprio del cristianesimo,
confrontandosi in modo pacifico.
Ma, il cardinale ha posto un allarme sulla razionalita'
soggettivista, che diventa ''amputazione della persona umana''.
Per questo la fede e' importante, perche' non nega la
razionalita', anzi la rivitalizza.(ANSA).

RATZINGER E DELLA LOGGIA, DIALOGO TRA RELIGIONI E LAICI/ANSA
IL CARDINALE E IL PROFESSORE DI FRONTE AI PROBLEMI DEL MONDO
(ANSA) - ROMA, 25 OTT - Dialogo tra le grandi culture
religiose per arrivare alla pace nel mondo, ma anche dialogo tra
laici e credenti sui fondamentali temi etici e morali che il
mondo di oggi pone all'uomo: con un comune denominatore, da
individuare nella persona umana, che e' persona al di la' delle
religioni, delle appartenenze, e' persona in quanto ha diritti
propri.
E' il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della
congregazione per la dottrina della Fede, a tracciare una
possibile via per uscire dalle molte e complesse crisi del mondo
contemporaneo, una proposta formulata non in un'occasione
religiosa, ma in un vero e proprio dibattito, con una
controparte particolare: il politologo e storico laico, Ernesto
Galli della Loggia.
Non e' la prima volta che i due si incontrano dietro un
tavolo di una conferenza: era gia' accaduto nell'aprile dello
scorso anno. Ma questa volta la particolarita' e' stata
nell'incontro a due, in una sorta di ''staffetta'' di due
rappresentanti del pensiero contemporaneo, che in tre interventi
ciascuno hanno delineato un quadro di quello che chiesa e
laicismo hanno da dire al disorientato uomo di oggi. Su temi che
vanno dalla storia, alla politica e alla religione, come
recitava l'invito del centro di orientamento politico 'Gaetano
Rebecchini', ma che poi hanno riguardato argomenti come la
procreazione, l'Europa, il fondamentalismo.
Il tutto, in un luogo storico, la galleria di palazzo Colonna
a Roma, con il soffitto affrescato con la vittoria di Lepanto, e
davanti ad una platea particolare: alti prelati, come il card.
Giovanni Battista Re e il vescovo Rino Fisichella,
rappresentanti delle istituzioni come Domenico Fisichella o
Gianni Letta e politici del calibro di Gianfranco Fini e
Francesco Storace. Tra gli ospiti, anche il portavoce vaticano,
Joaquin Navarro-Valls.
Quasi due ore di colloquio, durante il quale sono emersi una
complessita' di argomenti.
Galli Della Loggia ha evidenziato un ''vuoto di identita'''
che emerge dalla globalizzazione che ha messo in crisi sia le
appartenenze nazionali che quelle ideologiche. Un vuoto che i
politici tendono a riempire con la tematica dei diritti umani,
che pero', secondo Ratzinger non e' sufficiente, perche' rischia
di essere percepita da altri come una imposizione. Altro
elemento che e' stato criticato dal cardinale e' il
soggettivismo che ritiene l'uomo come unico portatore della
liberta', un ''soggetto-Dio''. Cio' e' sbagliato sia
antropologicamente (l'uomo e stato creato per convivere con gli
altri), sia teologicamente perche' si rischia di identificare un
idolo.
Tra i tanti elementi posti da Galli della Loggia, e' la
''negazione della discussione'' anche su temi, come quello della
fecondazione assistita, dove la posizione del laico non e' certo
quella della Chiesa (per lo storico vita e persona non sono la
stessa cosa, l'embrione e' vita non e' persona), ma dove deve
essere lasciata agli altri la possibilita' di parlare. Un'idea
che ha trovato l'apertura del cardinale, che invece sul merito
del problema vita-persona ha ritenuto opportuno rinviare ad una
occasione diversa.
Piu' stringente e' stata la posizione di Ratzinger sulla via
per arrivare ad un comune denominatore che possa coalizzare
l'umanita' sulla via della pace: non puo' essere il laicismo,
pure tanto diffuso ma che non penetra la superficie dell'essere
umano, ma che anzi puo' addirittura provocare la reazione del
fondamentalismo religioso, contro chi ''calpesta il sacro e le
religioni'', che sono la storia delle nazioni. Un comune
denominatore non puo' essere trovato neanche in una sola
religione, ma in un ''dialogo interculturale che non perda i
tesori della saggezza che sono comuni'' a molte fedi.(ANSA).

 

 

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AP BISCOM

RATZINGER: SBAGLIATO IDENTIFICARE LA CHIESA CON L'OCCIDENTE
Confronto a Palazzo Colonna con Galli della Loggia

di Franca Giansoldati

 

 "Viviamo in un momento tale che occorre
mobilitare tutte le forze del mondo per il dialogo. Vedo tante
speranze attorno a noi ma anche tante minacce". Il cardinale
Joseph Ratzinger ha iniziato così il suo confronto con un laico
come Ernesto Galli della Loggia per arrivare a toccare la deriva
laicista che porta l'uomo a non riconoscere più limiti a sè
stesso, quasi fosse Dio, e la missione di una Chiesa che non può
collocarsi in modo limitativo in Occidente anche se, in questo
panorama, la cultura dominante - che è una cultura
prevalentemente tecnica e laica - tende ad immedesimarsi proprio
con il cristianesimo in risposta dell'avanzata islamica. In un
affollato salone di Palazzo Colonna, ricco di ori e stucchi e
affrescato con le suggestive immagini della battaglia di Lepanto,
Galli della Loggia di rimando ha citato Habermas ammettendo che
la globalizzazione ha segnato un processo di rottura nella
secolarizzazione, e che emerge preponderante la questione dei
diritti umani quale caratteristica dell'Occidente.

La riprova, ha detto, la si trova nella costituzione Ue poichè
si mette nero su bianco che la vera sostanza ideologica
dell'Europa è nei diritti umani e non nella democrazia. "Ma
l'uomo è portatore di diritti prima di tutte le costituzioni" ha
rimarcato il cardinale forse pensando alla battaglia persa delle
radici cristiane. Il dotto dialogo tra il custode dell'ortodossia
e l'intellettuale laico è proseguito alternando vedute e comuni a
colpi di fioretto. Ecco il primo. "La Chiesa sembra avere un
problema di identità. E' attenta nei suoi rapporti col mondo ed è
ansiosa di non essere confusa come la religione dell'Occidente.
E' una preoccupazione politica e la comprendo. Tuttavia in questo
caso penso che la Chiesa stenti a fare i conti con la sua stessa
storia" ha sostenuto Galli della Loggia ricordando la distruzione
avvenuta nei secoli scorsi di culture e religioni indigene per
opera dei missionari in Africa e America Latina. Sullo sfondo di
queste parole il timore di una avanzata islamica in Europa. Ma
Ratzinger non ha colto la provocazione: "sarebbe sbagliato
storicamente e teologicamente inserire la Chiesa nella categoria
dell'Occidente. I missionari che andavano in Africa o in America
Latina non distruggevano ma assimilavano l'essenza della
religione e della cultura locale".

Il secondo colpo di fioretto ha portato all'attenzione dei
presenti - sala gremita delle grandi occasioni con Fini,
Fisichella, Storace, Mantovano, Letta, cardinali e vescovi in
prima fila - il tema dell'identità dell'embrione. "Che sia vita è
fuori dubbio, ma non capisco - ha chiesto Galli della Loggia -
perché lo si deve definire e riconoscere come una persona,
assegnandogli i medesimi diritti che ha una persona umana mi pare
inaccettabile". Ratzinger ha rimandato la risposta ad un'altra
occasione. "Ci vorrebbe troppo tempo e qui non ne abbiamo tanto".
La prossima volta il confronto tra i due sarà privato. "Peccato"
ha commentato deluso qualche presente in sala. Alla fine della
serata applausi a non finire. Gli 'sfidanti' hanno dimostrato che
dal dialogo tra laici e cattolici emergono affinità e punti
d'incontro.

 

 

 


 

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Avvenire

Il Vecchio Continente, il riemergere del laicismo, le sfide della bioetica, il pericolo del fanatismo religioso: ieri pomeriggio a Roma faccia a faccia fra il cardinale e lo storico

L’Europa e il disprezzo di Dio

«Mutilazione della ragione e ostilità verso il cattolicesimo vanno di pari passo. E s’aggrava il rischio di un nuovo relativismo culturale»

di Gianni Santamaria

L'Europa che ha evitato di mettere l'accento sulle proprie radici cristiane, affidandosi a una sorta di «patriottismo costituzionale», idea del filosofo Jürgen Habermas. Ma anche l'importanza per la cultura laica di essere attenta «alla saggezza nascosta delle tradizioni religiose», necessaria in un mondo dove lo strapotere della tecnica sta portando l'uomo a essere padrone addirittura della propria generazione. È stato un connazionale - e spesso interlocutore - di Habermas, il cardinale Joseph Ratzinger a gettare nell'agone il nome del filosofo, «il più laico», ricorso più volte come convitato di pietra. Il dialogo ieri a Roma - nell'ambito dell'annuale convegno promosso dal Centro di orientamento politico, introdotto dal presidente Gaetano Rebecchini - era però con un altro esponente del mondo laico, lo storico delle Dottrine politiche Ernesto Galli della Loggia. Introducendo il tema Storia politica e religione, Ratzinger ha notato, da un lato, l'uniformazione portata dalla globalizzazione tecnica, la quale «provoca anche la ribellione, la resistenza a questa imposizione di una cultura aliena, che, nonostante tutti i vantaggi, viene sentita come straniera e come minaccia per l'identità». Dall'altro, secondo il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, «è cresciuto in modo inimmaginabile il potere dell'uomo», capace di autoriprodursi in laboratorio. Ciò ingenera l'idea dell'essere umano come prodotto, merce, e la società che ha così dimenticato che la persona viene da Dio è «malata». Da storico («non so se il più laico», ha scherzato) Galli della Loggia ha inserito nel discorso la «rottura» che la globalizzazione ha prodotto nella secolarizzazione, spazzando via ideologia e nazionalismo, «i due grandi surrogati della fede religiosa tradizionale che hanno attraversato la secolarizzazione». Si assiste, invece, a una «forte ideologizzazione» dei temi dei diritti umani e della pace, frutto del «vuoto identitario» creatosi. Ma «da dove nascono i diritti umani?». La risposta sarebbe «nella cultura giudaico-cristiana, ma questo non si può dire». Perché l'Ue ha scelto di essere una «pura entità procedurale», ha scelto la via del "patriottismo costituzionale" habermasiano, che non è «valoriale, identitario, ma appunto, procedurale». «Il puro positivismo dei diritti umani - ha ripreso il cardinale - è forse sufficiente per una Costituzione, ma non lo è per il nostro dibattito culturale». Un positivismo che porta al relativismo. E se quest'ultimo «diventa un assoluto, diventa contraddittorio in se stesso e distrugge l'agire umano». Guardare «solo a ciò che è calcolabile e falsificabile nel settore, certo ammirabile, della scienza», configurerebbe una «mutilazione della ragione». Il porporato bavarese ha poi declinato l'idea di diritto naturale, di uno specifico umano, cara al cristianesimo e sviluppatasi - ha spiegato - dalle controversie sul considerare persone o meno gli indios d'America e dalla divisione tra i cristiani d'Europa (che ha generato la consapevolezza che si è prima uomini). Infine Ratzinger ha affermato che la libertà oggi è intesa in senso individualista, «invece l'uomo è creato per convivere. C'è una libertà condivisa che garantisce per tutti la libertà contro l'assolutizzazione» della stessa. Notato che, secondo lui, la mancata attenzione europea alle radici cristiane deriva da una «ostilità al cattolicesimo», facilitata dal fatto che questo ha assunto una «preminenza» rispetto alle altre confessioni cristiane, l'esponente laico si è chiesto a sua volta cosa fosse la «libertà condivisa», evocata dal cardinale, in «cosa si differenzi da quella dei soggetti». Oggi, ha detto il politologo, usiamo termini che non hanno più lo stesso senso che in passato. Quando i grandi liberali hanno pensato le limitazioni al potere, infatti, pensavano all'uomo europeo e all'antropologia cristiana che avevano davanti. Non sapevano che la scienza in due secoli avrebbe dilatato la soggettività». Ma comunque, ha argomentato Galli della Loggia, non ci si può fermare a una libertà delimitata dal solo neminem laedere, anzi nel discorso pubblico occorre una «tensione alla verità». Una discussione «sulle cose», su ciò che è vero (e giusto), che non comporta necessariamente che si debba adottare per legge una delle opinioni messe sul tappeto», ma che per una società è altrettanto importante che lo stabilire una verità». Come verità si è presentato il laicismo, anch'esso presente ovunque, come le tradizioni religiose monoteiste e non - ha ricordato Ratzinger - ma esso è un'«ideologia parziale», che non può rispondere alle sfide decisive per l'uomo. Basti pensare ai danni prodotti dal comunismo o dallo sradicamento del tessuto morale degli antenati per i popoli africani, preda di guerre e Aids. La ragione non è nemica della fede, anzi. Il problema sussiste quando c'è « disprezzo di Dio e del sacro». Quello che offenderebbe le altre religioni nel nuovo assetto europeo. Occorre, perciò, «reimparare la totalità della ragione» e non fermarsi alla pretesa di universalità del razionalismo occidentale. Questo anzi, stimola la reazione fondamentalista vista appunto come «ribellione contro il razionalismo», che "amputa" la persona umana. E chi poteva citare il cardinale tedesco, se non Habermas? A questi una volta un professore di Teheran disse: lei dovrebbe riflettere sul fatto che il vostro razionalismo è un'espressione parziale della ragione umana. Ratzinger ha ricordato, infine, che l'Europa ha portato in dono al mondo la razionalità, «voluta dai cristiani, voluta dalla fede». Non si tratta di «creare un impero di potere», ma al contrario di comunicare il «tesoro di verità e di amore» che è proprio del cristianesimo, confrontandosi in modo pacifico.
 

IL COP
Da cinque anni: in campo per un nuovo umanesimo

Nato nell’autunno del 1999 per iniziativa di Gaetano Rebecchini, il Centro di Orientamento Politico, organizzatore del convegno con Ratzinger e Galli della Loggia, ha perseguito in questi  cinque anni l’obiettivo di stimolare la riflessione e l’approfondimento culturale su diversi grandi temi che caratterizzano il dibattito contemporaneo: etica e democrazia, comunicazione e globalizzazione, multiculturalità e identità cristiana, democrazia e mercato, processo di unificazione europea e rapporti con gli Stati Uniti. Indipendente per scelta, il Centro ha via via coinvolto interlocutori di diversa estrazione e nazionalità: da Andreotti a Fini, da Tremonti ad Amato, da Rifkin a Nye e a Kupchan. Nello statuto si sottolinea in particolare l’ancoraggio a valori di riferimento come il diritto naturale, la tradizione civile romana e cristiana e la dottrina sociale della Chiesa.

 

 
 

 

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Corriere della Sera

Il Cardinale Joseph Ratzinger a confronto con Ernesto Galli della Loggia.
“Il laicismo non dà risposte all’uomo”

di Maria Latella


 “Il laicismo non può essere una religione universale perché e parziale e non risponde alle domande fondamentali dell’uomo” dice il cardinale Joseph Ratzinger. “Sulla fecondazione assistita non condivido la posizione della Chiesa che ha deciso di estendere il concetto di vita a quello di persona. A mio giudizio, l’embrione è vita, ma non mi pare accettabile attribuire alla vita gli stessi diritti che vengono attribuiti alla persona”, comunica lo storico Ernesto Galli della Loggia. Si parla di laicismo e di Costituzione Europea, di Islam e di fecondazione assistita, di quanto e come un uomo possa oggi definirsi libero, ne discutono il Cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione della fede, e lo storico Ernesto Galli della Loggia, la platea ascolta soggiogata, sorpresa – in fondo – perché s’era già acconciata a un convegno difficile e invece scopre il fascino di una comunicazione limpida.
 “Storia, politica e religione”, è il titolo che l’imprenditore Gaetano Rebecchini, consigliere dello Stato della Città del Vaticano, ha voluto per il convegno organizzato dalla sua Fondazione, da anni impegnata nel promuovere l’incontro tra la cultura cattolica e quella laica. Ascoltano Gianni letta e Gianfranco Fini, il vicepresidente  del Senato, Domenico Fisichella, il governatore del Lazio Storace, una numerosa e autorevole rappresentanza d’Oltretevere, dal Cardinal Giovambattista Re ai vescovi Rino Fisichella, Di Noia e Amato poi banchieri, imprenditori, giornalisti, intellettuali, dal portavoce del Papa , Joaquin Navarro Valls a Paolo Mieli.
 Ratzinger e Galli della Loggia non si fanno sconti, a partire dal primo degli argomenti scelti, il potere dell’uomo. “E’ cresciuto in modo inimmaginabile – osserva il teologo -.L’uomo è capace di produrre in laboratorio un altro uomo che dunque non è più dono di Dio, o della natura. Si può fabbricare, e così come si fabbrica, si può distruggere”. Ratzinger è tedesco di Baviera, non gira attorno ai concetti: “Questo potere sta diventando una minaccia più pericolosa delle armi di distruzione di massa”. Da laico, e da storico, parla Ernesto Galli della Loggia. Osserva che ormai i diritti umani sono “l’unica apparenza identitaria dei popoli dell’Occidente”, ricorda alla Chiesa certe timidezze nel lessico, sempre scelto nel solco del politicamente corretto: “Eppure – insiste Galli della Loggia – proprio la Chiesa è stata un importante fattore di globalizzazione. Basta ricordare  cosa è accaduto alle culture degli Aztechi, degli Incas”. Ratzinger non si sente messo nell’angolo. Dribbla abilmente l’invito ad esprimersi sulla differenza tra vita ed embrione e affonda il bisturi con germanica precisione là dove la Chiesa annusa il pericolo: la religione del laicismo. Alla vigilia della firma del 29 ottobre, mentre in Francia Nicolas Sarkozy dà alle stampe un libro in cui si dichiara favorevole all’inserimento nella Costituzione europea di un riferimento alle radici religiose, il cardinal Ratzinger  va dritto al punto. “Si è detto che la Costituzione europea non poteva parlare delle radici giudaico cristiane per non offendere l’Islam – scandisce-. Ma ciò che offende l’Islam è il disprezzo di Dio, l’arroganza della ragione che provoca il fondamentalismo”. L’Europa è il continente dei lumi, della forza della ragione, ricorda Ratzinger, “ed è un dono che va difeso. Ma anche i laici dovrebbero saper accettare la spina dorsale della loro carne”.
 

 

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La Repubblica

Un confronto tra Jospeh Ratzinger e Ernesto Galli della Loggia
La Chiesa e il resto del mondo.

di Marco Politi

 


 Dibattito serrato a Palazzo Colonna sulle sfide che storia, politica e religione pongono alla fede e alla laicità. Invitati del “Centro di Orientamento Politico” – presiede Gaetano Rebecchini – si confrontano il cardinale Joseph Ratzinger ed Ernesto Galli della Loggia. Non è un duello, ma una ricerca comune di senso da cui emerge quanto nel momento attuale la Chiesa cattolica abbia maggiore capacità di coniugare il tema del rapporto difficile tra Occidente e Resto del Mondo rispetto a coloro che nutrono l’idea dello scontro inevitabile di civiltà o la tentazione di imporre meccanicamente la cultura occidentale a stati considerati in uno stato di “minorità” democratica. Tesi che in questo dibattito non sono state, peraltro, sostenute da Galli della Loggia, ma di questi tempi quando un porporato prende la parola, si rivolge sempre oltre i confini. Perché il grande dilemma di oggi, secondo Ratzinger, parte dalla tendenza all’unificazione in corso nel mondo. “Tutte le culture si toccano e si avverte la presenza universale della cultura tecnica nata in Occidente”. Ma questa tendenza, quando diventa “uniformismo”, suscita anche “resistenza ad una cultura aliena che, nonostante vantaggi e utilità, appare una minaccia contro l’identità dei popoli”. Di fatto lo stesso soggetto “vede il lusso occidentale e vive al contempo l’esperienza della propria povertà e dell’espropriazione della sua cultura”. Dunque, il primo problema è di tenere insieme unità e molteplicità nel rispetto delle culture.
 L’altra sfida immane deriva dalla constatazione che “è cresciuto il potere dell’uomo”, ormai in grado di autodistruzione con il livello di armamenti raggiunti e insieme è arrivato ad essere “capace di fare un uomo, di produrlo in laboratorio”. Ma quando l’essere umano non è più un dono della Natura e di Dio, ma un semplice “prodotto fabbricato”, può anche essere distrutto.
 Il dilemma allora si manifesta nel fatto che non c’è stata una crescita morale equivalente alla crescita del potere tecnico. Alla sfida bisogna rispondere insieme – laici e cristiani – cercando, se non delle risposte, “almeno delle piste”.
 La difficoltà in questa impresa, gli fa eco Galli della Loggia, viene tuttavia dal fatto che la tradizione laica positivista non è più in grado di motivare i principi su cui si fondano i “valori dei diritti umani “, diventati la religione secolarizzata dell’occidente. Bisogna tornare non solo a ragionare del bene e del male, ma anche del vero e del falso. Conclude Ratzinger che il relativismo assoluto alla fine diventa cinismo e arroganza, che violenta il tesoro delle tradizioni religiose altrui e stimola il fondamentalismo.

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Il Secolo d'Italia

L’ing. Gaetano Rebecchini convinto, come egli dice, che sia necessario “comprendere le sfide che l’accelerato e confuso processo globale di modernizzazione ci pone di fronte” ha riunito ancora una volta, per il “Centro di Orientamento Politico” da lui presieduto, nella prestigiosa sede del Palazzo Colonna in Roma, un folto e qualificato numero di ascoltatori attenti a riflettere le osservazioni di due personaggi con diverso orientamento ma di uguale intento nella ricerca della verità: il cardinale Joseph Ratzinger ed il professor Ernesto Galli della Loggia. Questi sono stati chiamati a discutere sui temi della storia e della politica che i valori religiosi sono capaci di animare, come ha ben  messo in evidenza il Capo dello Stato Carlo Azelio Ciampi nel suo telegramma augurale.
Il cardinale si è servito delle affermazioni  di un suo conterraneo, il prof. Habermas, secondo il quale conviene per un laico essere attento alla saggezza nascosta nelle tradizioni religiose. E questo – egli ha detto - è tanto più vero al giorno d’oggi dato che alle grandi possibilità fornite dal progresso tecnico, corrispondono  tante minacce e tanti pericoli.
Tra questi il primo pericolo è caratterizzato dalla continua unificazione degli uomini che tale progresso comporta con una “uniformizzazione” che ha in sé il germe della ribellione tendente a salvare la propria identità. Ed in questo contesto si sviluppa un’avversione contro l’Occidente, dal quale principalmente muove il progresso tecnico e, contestualmente a tale avversione, si assiste ad una sempre maggiore opposizione al cristianesimo che con l’Occidente viene erroneamente identificato.
Il secondo pericolo risiede nel fatto che “è cresciuto in un modo inimmaginabile fino a poco tempo fa il potere dell’uomo” un potere che arriva fino all’autodistruzione, alla distruzione del proprio pianeta ed alla capacità di produrre l’uomo in laboratorio tanto da farlo diventare una merce e dall’usarlo come tale con un commercio in vario modo realizzato. In confronto a questo grande potere l’uomo non ha manifestato un’accresciuta e proporzionata capacità morale.
Galli della Loggia, da laico, si è ritrovato con i rilievi e i timori espressi dal cardinale riconoscendo come “oggi la considerazione per gli elementi spirituali e religiosi sia divenuta un elemento fondamentale per l’orientamento nella situazione storica nella quale ci troviamo”, ma ha espresso anche una analisi del diminuito spirito religioso del nostro tempo. Questo deriva, egli ha giustamente affermato, da un processo di secolarizzazione che da duecento anni attraversa la cultura moderna sostituendo alla religione l’ideologia ed lo sfrenato nazionalismo. La secolarizzazione, nella sua insufficienza, manifesta un’istanza tendenzialmente unificatrice  nella globalizzazione la quale, peraltro, risulta anch’essa insufficiente in quanto ripropone a sua volta il problema della identità.
Può il vuoto identitario essere colmato dal riconoscimento dei diritti umani? La risposta di Galli della Loggia sembra essere affermativa, ma questi potrebbero non essere accettati come metanazionali e di nuovo considerati come un portato della civiltà occidentale e soprattutto della civilizzazione giudaico-cristiana, un argomento che l’Europa ha evitato di mettere in evidenza nel redigere la sua recente Costituzione.
In base a queste considerazioni, cioè in base all’affermazione che i diritti umani sono l’espressione di una identificazione procedurale, si comprende come essi siano per tale motivo difficilmente accettabili da popoli di altra cultura.
Per questo con grande chiarezza il cardinale afferma: “dire che non dobbiamo parlare di Dio nella Costituzione europea perché non  dobbiamo offendere i musulmani ed  i fedeli di altre religioni”, non corrisponde a verità, perché è proprio il disprezzo di Dio e del sacro ciò che offende i musulmani ed i fedeli di altre religioni.
I vari surrogati che si sono proposti a seguito della secolarizzazione sono un’evidente dimostrazione dell’esigenza del ritorno della religione nel mondo di oggi.
A tale proposito il cardinale opera una valutazione critica nei confronti di  questo frutto del positivismo che è causa del relativismo occidentale. Esso può invitare alla tolleranza, facilitare convivenze, ma “se si trasforma in un assoluto – egli dice - diventa contraddittorio in se stesso, distrugge l’agire umano e in ultima istanza mi sembra una mutilazione della ragione”. La natura umana - prosegue -  indica comportamenti morali fondamentali e questa “non è un’invenzione cattolica ma è proprio la risposta alle sfide dell’essere umano”.
Non si può non rilevare una certa sintonia tra quanto si è sentito dal cardinale Ratzinger  con quanto ha detto Galli della Loggia, il quale, pur professandosi laico, ha riconosciuto il ruolo del fatto spirituale nel costituire l’identità dei popoli  ed ha affermato che il liberalismo inizialmente fu giusnaturalista e quindi avrebbe ammesso una origine naturale dei diritti umani. Questa convinzione sarebbe stata abbandonata dopo l’Ottocento permanendo il concetto di una libertà dei liberali, di natura positivistica, ma che si svolgeva nell’ambito di una legge ed una libertà dei libertari che si identificava al di fuori e contro la legge.
Di tale seconda convinzione egli sembra esprimere un sincero rammarico allorquando dice che “Questo ampliamento della soggettività è giunto sino al punto che ogni singolo individuo è padrone, o è vicino ad esserlo, di decidere delle modalità della generazione umana, cioè di quanto sembrava consegnato all’eternità della natura”.
Il cardinale a sua volta, proseguendo negli interrogativi che la moderna cultura pone e considerando le aporie in cui si dibatte, sostiene che il laicismo, frutto del razionalismo, non è capace di dare risposte risolutive proprio per la sua parzialità di una ragione insufficiente perché dimezzata, da  cui l’invito a imparare “insieme con gli altri una totalità della ragione che ci aiuti a convivere”.
Mi sembra che la completezza di cui si parla corrisponda ad una esigenza escatologica che è propria dell’animo umano e che solo la visione religiosa, intendendo per tale nella sua completezza la visione di Dio creatore, possa conferire alla ragione il suo motivo di essere.

di Luigi Gagliardi


 

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Agenzia repubblica 29/10/2004

Al Convegno del Centro di Orientamento Politico il Cardinale Ratzinger sostiene che il fondamentalismo islamico spara sull’Occidente laico credendolo cristiano.

 

 

In occasione di un convegno organizzato a Roma, in Palazzo Colonna, dal centro di Orientamento Politico di cui è presidente Gaetano Rebecchini, il Cardinale Joseph Ratzinger, in contraddittorio con lo storico laico Ernesto Galli della Loggia la cui visione non differiva peraltro troppo dalla sua (salvo che sulle problematiche della fecondazione assistita, se  cioè l’embrione debba essere considerato persona o no), ha definito il documento UE portato alla firma dai 25 Paesi membri essere il frutto di una “ideologia parziale”, il laicismo, una cultura positivista, “aliena”, che comporta il “disprezzo di Dio e del sacro”. Così l’Europa, evitando di mettere l’accento sulle proprie radici cristiane, si è affidata ad una sorta di “patriottismo costituzionale”: una formulazione tratta dal laicissimo filosofo tedesco (connazionale del Cardinale) Jùrgen Habermas. Trovando così una perfetta intesa con il professor Galli della Loggia, il quale dal suo angolo visuale ha inserito nel discorso la “rottura” che la globalizzazione ha introdotto nella secolarizzazione in Europa spazzando via ideologie e nazionalismi, “i due grandi surrogati della fede religiosa”.
Mezza Roma politica (con Fini, che rappresentò l’Italia alla Convenzione preparatoria della carta Costituzionale, Cossiga, Letta, Storace, Fiori, Mantovano, Forlani, Fisichella, Pedrizzi e via dicendo), la mezza ecclesiale (col Cardinal Re, i vescovi Fisichella, Noia ed Amato, più il portavoce del Papa, Navarro Valls) e infine in massa la Roma della finanza e dell’industria, lunedì al convegno del Centro di Orientamento Politico sul tema di grande attualità “Storia, politica e religione”. Presentati dal presidente del Centro, ingegner Gaetano Rebecchini nelle vesti di moderatore, i due relatori hanno toccato anche il fatto del giorno, ossia i contenuti della Costituzione europea che vengono affrontati oggi a Roma. Va detto  che, in una valutazione politica, il Docente si era mostrato più a “destra” dell’Eminenza. Galli della Loggia avrebbe preteso un maggiore impegno dei cattolici a sostegno dell’inclusione nella Magna Carta dell’UE del principio delle radici, pur interpretato nel segno della cultura più che della religione; ed anche su altri problemucci come le persecuzioni contro i cristiani in Africa ed in Asia. Ma Ratzinger, pur affermando che quel richiamo alle radici sarebbe stato storicamente giusto, ha sottolineato come il cristianesimo non sia una religione europea, e neppure occidentale, nato com’è all’incrocio di tre continenti, nonché diffuso anche nel Medio Oriente prima che salisse l’ondata maomettana. Il problema, per la Chiesa, non assumeva dunque significati religiosi, di fede.
La resistenza del fondamentalismo islamico, addirittura l’enormità del terrorismo, per il Cardinale Ratzinger nasce oggi, in virtù della globalizzazione, dall’avversità in queste società verso un Occidente opulento, materialista, edonista, che  pretende di imporre le sue idee antireligiose, secolarizzate, di cui è inquinato a causa proprio dell’egemonia laicista consolidatasi nel giro di tre secoli. Già, risponde il professore laico, ma perché la Chiesa, dopo aver condannato le crociate, rifiuta il concetto di scontro di civiltà e di guerra di religione? E’ ipocrisia, se si vuole è politica. A questo punto per sdrammatizzare il dibattito che comunque è sempre filato liscio, anche troppo, il moderatore Gaetano Rebecchini fa osservare ai due contendenti che sul soffitto del salone di Palazzo Colonna dove si svolge il convegno è dipinta la battaglia di Lepanto, quando l’armata cristiana sconfisse sul mare quella islamica fermando l’invasione dell’Europa. Il Cardinale non muove ciglio, ma il professore osserva con qualche ironia:” a restare imbarazzato per questo dipinto del Cinquecento che sovrasta il nostro dibattito dovrebbe essere semmai Sua Eminenza il Cardinale Joseph Ratzinger…”.
Rinunciamo qui alla cronaca di quella parte del dibattito che ha affrontato al alto livello le problematiche filosofiche (relativismo, giusnaturalismo, positivismo) che stanno a monte dell’avvenuta secolarizzazione dell’Italia e dell’Europa, avendo i due relatori trovato più punti d’incontro che di dissenso. C’è da considerare come abbiano saltato, diplomaticamente, la scottante vicenda del trattamento usato dai laicisti dell’europarlamento al troppo cattolico (fondamentalista?) commissario designato Rocco Buttiglione. Tuttavia Ernesto Galli della Loggia ha voluto spiegare la ragione di fondo per cui tanti laici in Europa sparino contro la Chiesa di Roma: perché tutti i vari segmenti del cristianesimo si sono indeboliti, quasi polverizzati in quanto comunità ecclesiali, a differenza del Papato che ha mantenuto l’identità e la forza originarie della Chiesa. Sì da costituire per il prosieguo dell’opera di secolarizzazione della società l’unico ostacolo. Detto da un esponente del laicismo liberale non è un riconoscimento da poco. Da storico, non so se il più laico (ha scherzato il professore ed editorialista del Corriere della Sera), ha sottolineato come si assista, nell’Europa secolarizzata, ad una “forte ideologizzazione” dei temi dei diritti umani e della pace, frutto del “vuoto identitario” creatosi. Ma da dove nascono i diritti umani? La risposta per Ernesto Galli della Loggia sarebbe “nella cultura giudaico-cristiana, ma questo non si può dire”. E’ un tabù dettato dal pensiero unico oggi dominante nell’Occidente laicizzato.
Ragionamenti non contestati dall’altro relatore. Il Cardinale bavarese trae qualche conclusione, proprio in riferimento alla Magna carta dell’Europa, oggi pronta per la ratifica. Il puro positivismo dei diritti umani, e della pace come mero principio umanitario, è forse sufficiente in una Costituzione, per la quale l’UE ha scelto la via di una pura identità procedurale, cioè del patriottismo costituzionale habermasiano (che “non è  valore identitario, sibbene appunto procedurale”), ma non lo è in un dibattito culturale. “Siamo di fronte ad un positivismo che porta al relativismo, e se quest’ultimo diventa un assoluto, diventa contraddittorio in se steso e distrugge l’agire umano”. Ancora: “Come verità si è presentato il laicismo, anch’esso presente ovunque, come le tradizioni religiose monoteiste e non. Ma esso è un’ideologia parziale, che non può rispondere alle sfide decisive per l’uomo. Basti pensare ai danni prodotti dal comunismo o dallo sradicamento del tessuto morale degli antenati per i popoli africani, preda di guerre ed Aids”. Secondo il Prefetto della Congregazione per la Difesa della Fede, occorre perciò “reimparare la totalità della ragione” e non fermarsi alla pretesa di universalità del razionalismo occidentale”. “Questo, anzi , stimola la reazione fondamentalista islamica, e non soltanto quella, vista appunto come ribellione contro il razionalismo che amputa la persona umana”. L’esportazione della democrazia non può che essere vista in Iraq e nell’intero mondo arabo, e più in generale musulmano, come l’imposizione imperialistica della civiltà dei consumi. Insomma di un laicismo altrettanto fondamentalista.

 

 

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Catholic National Reporter inglese

Anyone with personal experience of Cardinal Joseph Ratzinger is usually struck by the contrast between his public image as stern and authoritarian, and his personal demeanor, which is always gracious, humble and open. Those qualities were never more in evidence than Oct. 25, during a public dialogue with a lay Italian intellectual named Ernesto Galli della Loggia.
The event was held at Rome's Palazzo Colonna, and sponsored by the Centro per Orientamento Politico, an Italian think tank with a center-right flavor. The organization's founder, a distinguished Italian layman named Gaetano Rebecchini, who is also a councilor of the Vatican city-state, moderated the discussion, devoted to "History, Politics and Religion."
Both men spoke for 10 minutes through four rounds of discussion, with each responding to points the other had made.
Ratzinger began by identifying two dominant features of the contemporary situation. First, he noted, globalization and technological change are producing a cultural homogenization, which in turn generates a rebellion against uniformity. Second, the power of the human person over life itself has increased in dramatic fashion. Life is "no longer a gift of God but our product, something which can be fabricated or destroyed and replaced with something else."
Ratzinger called contemporary society "truly ill," and asserted that our moral capacity has not kept pace with our technological skill. In such a context, he argued, there is an urgent need for religious believers and secularists of good will to join forces in an attempt to revivify moral reasoning.
"I've come with this realization of needing to make common cause," Ratzinger said.
Galli della Loggia agreed, saying that European culture has made it fashionable to shun certainty and to regard any restraint on liberty as authoritarianism. He made the interesting observation that one of the reasons that "religion" is sometimes controversial in Europe is that for all practical purposes, only the Catholic church remains of the mainline Christian confessions as a culturally vital force. Hence when Europeans talk about "religion" or "Christianity" in the abstract, usually that's code language for the Catholic church.
Galli della Loggia did find one point upon which to challenge Ratzinger: he objected to what he called the church's tendency to blur "life" with "personhood," saying he agreed that an embryo is life but not that it is a person, and hence not all the same moral categories apply.
Ratzinger conceded the point, at least at the linguistic level.
"I think a use of the word 'life' that sometimes substitutes 'person' is mistaken," he said. "After all, a plant is life."
He noted that the document of the Congregation for the Doctrine of the Faith on bioethics, Donum Vitae, deliberately avoids using the term "person" to refer to embryonic life. In any event, he said, this "obscures the real problem," by which he presumably meant reflection on moral obligations to the human embryo, whatever one calls it.
Ratzinger then made the interesting claim that religious fundamentalism is a "reaction to the violence of rationalism."
"It reacts to a pretense of universality that in reality is not verifiable. It defends another vision of the reality of life against a cynicism and arrogance that tramples the sense of sacred and our great moral traditions," he said.
Galli della Loggia wondered aloud why the church so often seems afraid to acknowledge its Western origins, and suggested that it has a role to play in the defense of the West, which currently finds itself under "cultural assault." He was not specific, but the reference seemed directed in the first place to Islam.
Ironically, Galli della Loggia and Ratzinger were seated under an enormous mural of the Battle of Lepanto.
Ratzinger emphasized that Christianity was born at the intersection of Asia, Europe and Africa, and that its mission is universal. Hence it is not to be identified with any single culture, but rather prompts all cultures towards self-transcendence.
Speaking of Europe, however, Ratzinger said the European debate needs to revitalize two cultural forces. First is rationality, a belief in the power of reason, although when rationality becomes positivism it leads to "an amputation of the human spirit." To avoid that outcome, Europe also needs "the Christian spirit," in what Ratzinger called a "large sense."
In that context, Ratzinger argued, it's politically correct today to urge silence about Christianity and God in order not to offend Muslims and followers of other religions.
"But this isn't what offends them," Ratzinger said. "It's disrespect for God and religion that offends them. This disrespect is a kind of arrogance in diminished reason. This is what provokes fundamentalisms."

di John Allen


 

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Die Welt (versione tedesco)

"Die Kirche bleibt ein Stachel"

Kardinal Ratzinger ergründet im Gespräch mit Ernesto Galli della
Loggia Europas Identität

von Paul Badde

Am 7. Oktober 1571 kamen vom frühen Morgen bis zum Nachmittag
mindestens 30 000 Türken und 7600 Christen in der Bucht von Lepanto
vor Patras zu Tode. Am gleichen Abend wurden 15 000 Christen von den
Galeeren der Türken befreit, wo sie an die Ruder gekettet waren. Der
völlig überraschende und ganz und gar überwältigende Sieg der Christen
hatte den osmanischen Siegeslauf des Islam nach Westen erstmals auf
dramatische Weise gebrochen. Von jenem Tag an ging es bergab mit der
türkischen Seemacht. Danach wurde Lepanto für Jahrhunderte zu einem
Emblem der erfolgreichen Verteidigung europäischer Identität. Seit dem
Oktober anno domini 2004 aber wird der 7. Oktober auch dadurch in die
Geschichtsbücher eingehen, daß die Europäer an diesem Tag die
Einladung an die Türkei, ihrer Union beizutreten, auf einer Ebene
notorisch gemacht haben, von der es wohl kein Zurück mehr gibt. Das
muß nicht schlecht, es kann sogar sehr gut sein. Es weiß jetzt jedoch
nur noch keiner. Was ist Europa?

Keine drei Wochen später fand in Rom ein Podiumsgespräch unter dem
Patronat des italienischen Präsidenten statt, das keinen
emblematischeren Ort und keinen programmatischeren Titel hätte haben
können. Über "Geschichte, Politik und Religion" wollten Joseph
Kardinal Ratzinger und Professor Ernesto Galli della Loggia im
Festsaal des Palazzo Colonna miteinander sprechen. Der Palast der
Colonnas ist mit alten Meistern getäfelt, mit Brokat tapeziert. Doch
das exponierte Meisterwerk des Hauses spannt sich als Deckengemälde
von Filippo Gherardi über den Festsaal: in sturmgepeitscher See zeigt
es das dramatische Aufeinandertreffen der christlichen und osmanischen
Flaggschiffe in der Schlacht von Lepanto.

Die Begegnung zwischen dem Präfekten der katholischen
Glaubenskongregation und einem der führenden Köpfe des "Corriere della
Sera" unter diesem Bild finde "in einem besonderen Moment" für die
Diskussion der "öffentlichen Ethik" statt, hieß es in der kurzen
Einführung. Die ältesten Geschlechter Roms waren zu Gast, neben
Verwandten aus dem europäischen Hochadel oder Gianfranco Fini, dem
Vize Premier Berlusconis.

Kardinal Ratzinger führte als Anlaß für diese Begegnung eine Einladung
vom Januar an, die er nach seiner spektakulären Begegnung mit Jürgen
Habermas in München erhalten habe, und wo dennoch nun jedes seiner
Worte nur neun Monate später ein ganz anderes Echo bekam, als er "die
Schätze der Kirche noch einmal für die moderne Welt zu entziffern
versuchte". Als er von der Vereinigung und fortschreitenden
gegenseitigen Berührung der Kulturen unter dem Dach einer globalen
Uniformierung sprach, die Rebellionen weltweit gegen das bedrohliche
Fremde geradezu provoziere. Wo daneben die Macht des Menschen
plötzlich in atemberaubender Weise ins Unendliche wachse mit der
Möglichkeit, nun einen Menschen "machen" zu können und nicht mehr als
Geschenk anzunehmen. Dies sei die gefährlichste Bedrohung überhaupt -
"der gemachte Mensch". Darüber müsse gesprochen werden zwischen der
Kirche und der laizistischen Welt in all ihren Schattierungen.

Wie schwierig das Gespräch mit Joseph Ratzinger jedoch ist, machte
Galli della Loggia schon in seinen ersten Sätzen deutlich, als er sich
dafür entschuldigte, Ratzinger nicht mit der Brillanz Habermas'
entgegen treten zu können - nun, wo die Globalisierung so eindeutig zu
einer umfassenden Krise des Säkularismus geführt habe, und die
Menschenrechte zum vielleicht letzten gemeinsamen Nenner der
westlichen Welt geworden seien. Der italienische Philosoph mäanderte,
der deutsche Theologe antwortete mit der Präzision von Pfeilschüssen.
"Der Positivismus der Menschenrechte ist nicht das letzte Wort." Die
Biologie habe diese Rechte nicht hervor gebracht. Ihre Quelle zu
ergründen und frei zu legen, sei darum überlebensnotwendig geworden.
Diese Rechte kämen "nicht aus einem unbekannten Raum".

Ähnlich verhalte es sich mit der "Freiheit", die nur als "geteilte
Freiheit" wahrhaft befreie. Dafür sei der Mensch geschaffen, trotz all
seiner Versuche, die Freiheit als Willkür zu mißverstehen und zu
mißbrauchen. Nein, sagte er, als Galli della Loggia dem Embryo die
Personalität absprach. Beim Menschen dürften die Begriffe Person und
Leben überhaupt nicht voneinander getrennt werden, wenn man nicht
völlig sein Wesen aus den Augen verlieren will (etwa im Unterschied zu
pflanzlichem Leben). Deshalb sei es durchaus auch nicht der
Monotheismus, der Europa gekennzeichnet und geprägt habe, sondern der
Glaube an den personalen Gott. Diesem Glauben verdanke die
Christenheit ihr unvergleichliches Gesicht: "Es sind Personen:
Personen wie Mutter Teresa, die zu wahren Quellen in der Wüste
geworden sind."

Die Kirche dürfe deshalb auch nicht als westlich oder europäisch
mißverstanden werden. Sie sei am Kreuzweg von drei Kontinenten
entstanden. Die Fähigkeit zur Synthese der Kulturen sei ihr seitdem in
die Gründungsurkunde eingeschrieben worden. Mit der Rationalität
Europas, die seit Sokrates die Türen vieler Kerker geöffnet habe,
bleibe sie trotz aller "Verachtung" der Europäischen Verfassungsväter
ein "Stachel, heute wie gestern und morgen".

 

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Catholic New Service


By Cindy Wooden
 


RATZINGER-ETHICS Oct-26-2004
Vatican official says societies must find common=
 ethical norms

ROME (CNS) -- In the absence of a shared Judeo-Christian value system,
societies must find some common ethical norms to save democracy and the weak
from the whims of the powerful, said Cardinal Joseph Ratzinger.
 The power human beings now have to create, manipulate and destroy human
life in the laboratory "is becoming a greater threat than weapons of mass
destruction," said the cardinal, prefect of the Congregation for the
Doctrine of the Faith.
 Cardinal Ratzinger and Ernesto Galli della Loggia, a professor of the
history of political parties and movements at the University of Perugia,
Italy, discussed history, politics and religion at an Oct. 25 conference in
Rome.
 Italian government officials, members of Parliament, Vatican officials and
leaders of the Diocese of Rome attended the gathering, sponsored by the
Center for Political Orientation.
 "We find ourselves in a situation in which it would be opportune to
dialogue," Cardinal Ratzinger said.
 "Our moral capacity has not grown at the same rate as our
 potential power," he said.
 As Europe and other societies lose the shared vision of the limits of
individual power and freedom, which their Judeo-Christian roots fostered,
and as the potential of human power grows, the world's great religions and
cultures must seek "a common wisdom," he said.
 "It has been said that the European Constitution," which was tobe signed
Oct. 29 in Rome, "could not speak of the Judeo-Christian roots of Europe
because it would offend Islam. But that which offends Islam is a lack of
respect for God and the arrogance of reason, which provokes
 fundamentalism," he said.
 Cardinal Ratzinger said the spread of a "culture of technology" around the
world is bringing new possibilities, knowledge and wealth to millions of
people, but at the same time it threatens many people because it is a
culture that ignores the deepest questions about the meaning of human life
and threatens to replace traditional cultures that do provide meaning and
values.
 True human freedom, he said, must have limits.
 "We are relational beings," and the actions of oneperson have an impact on
others, he said.
 Galli della Loggia said that after the Enlightenment political ideology and
national belonging "became the two great surrogates that replaced religious
identity" as the main means Europeans used to identify themselves.
 But political ideology and national identity are losing their value and
their ability to impact society with globalization, he said.
 Galli della Loggia agreed with Cardinal Ratzinger that a larger dialogue is
needed and it cannot be limited to saying "everyone has his or her truth and
they are all fine as long as they don't hurt anyone."
 While people in a "politically correct" environment shy away from talking
about truth, he said, "the problem of what is true and false also involves
what is just and unjust."


 

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I Media (versione francese)

I.MEDIA – Agence de presse en langue française specialisée sur le Vatican
26/10/2004

di Yannou Hervé


Pour le Cardinal Joseph Ratzinger, la méconnaissance par l’Europe de son héritage chrétien porrait offenser l’Islam.

 

Pour le cardinal Joseph Ratzinger, préfet de la Congrégation pour la doctrine de la foi, l’affirmation des racines chrétiennes de l’Europe ne devrait pas d’etre considérée comme une opposition au monde musulman. C’est ce que le cardinal allemand a déclaré lors d’une rencontre organisée par le “Centre d’orientation politique” (club de réflexion politique influent à Rome) le 25 octobre 2004, au soir.

“La Constitution européenne ne doit pas parler des racines chrètiennes du continent pour ne pas offenser l’Islam?”, s’est interrogé le cardinal Ratzinger confronté au professeur  italien en sciences politiques, Ernesto Galli della Loggia, dans un dialogue autour du thème “histoire, politique et religion”.

Au contraire, “ce qui pourrait choquer les musulmans, c’est quel l’on ne parle pas de Dieu dans la Constitution européenne. Ce qui offense l’Islam est la perte de référence en Dieu, l’arrogance de la raison qui provoque le fondamentalisme”, a expliqué le prélat, soulignant que “l’Eglise ne peut pas se reconnaitre sous le seul vocable d’occidental”.

“Théoriquement, le christianisme est né aux confins de L’Asie, de l’Afrique et de l’Europe, et de leurs cultures. L’Europe est, certes, une sources fondamentale de développement pour la chrétienté, mais elle se marginalise”, a-t-il poursuivi devant une parterre de diplomates, de ministres, d’intellectuelles, de journalistes et en présence de Joaquin Navarro-Valls, le porte-parole du Saint Siège.

“L’Europe s’est forgée non sur une géographie, mais dans une foi commune. Nous devons redéfinir ce qu’est l’Europe et on ne doit pas s’arreter au positivisme.Pour qu’elle vive, l’Europe doit etre une source d’humanisme pour le monde entier”, a expliqué le cardinal Ratzinger, quatre jours avant la signature de la constitution européenne à Rome. Ainsi, selon le “gardien de la doctrine de l’Eglise”, l’Europe doit se définir selon deux critéres: “le rationalisme (postulat du christainisme) écartant le relativisme, et le positivisme et la foi chrétienne"”

“Le laicisme est une idéologie partiale car elle n’est pas capable de répondre au défi moral et fragmente la personne humaine”, a-t-il encore déclaré, donant en exemple la question de la bioétique. “L’usage du terme vie est trop souvent employé à la place de celui de personne. Une plante aussi vit. Le notion de  personne et celle de vie doivent etre distingées”, a-t-il expliqué.

Poursuivant sur ce thème, le cardinal a par ailleurs constaté que “le pouvoir de l’Homme a cru de façon inimaginable. Son pouvoir d’autodestruction va maintenant jusqu’aux racines de l’etre. Il est capable de produire un homme, et cette possibilité devient une arme plus destructrice que le moyens d’anéantissement traditionnels. L’etre humain est devenue un marché, c’est le signe d’une société malade qui voit dans l’etre huamin un objet créé par elle”, a-t-il conclu.

Le cardinal Joseph Ratzinger s’était personellement exprimé contre l’entréè de la Turquie dans l’Union européenne, en juin 2004.”La Turquie a toujours représenté un autre continent au cours de l’histoire, en contraste permanent avec l’Europe”, avait-il alors declaré. Il avait aussi condamné “le laicisme absolutisé”. “Seul un sens religieux raisonnè, avait-il alors expliqué, peut modèrer ces radicalismes et permettre de trouver un équilibre dans le dialogue des cultures”.

 

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Zenit

Cardinal Ratzinger: Cloning More Dangerous Than Arms of Mass Destruction
Warns About Positivist Approach to Human Rights

ROME, OCT. 27, 2004 (Zenit.org).- Human cloning is more dangerous than weapons of mass destruction, warns Cardinal Joseph Ratzinger.

"Man is capable of producing another man in the laboratory who, therefore, is no longer a gift of God or of nature. He can be fabricated and, just as he can be fabricated, he can be destroyed," said the prefect of the Vatican Congregation for the Doctrine of the Faith.

Therefore, if this is man's power, then "he is becoming a more dangerous threat than weapons of mass destruction," he added.

The cardinal made these statements Monday during a debate with Ernesto Galli della Loggia, a professor of history of political doctrines and writer for the Italian newspaper Corriere della Sera.

The cardinal expressed severe judgments on the secularism rising in the European Union, adding that "pure positivism of human rights is perhaps sufficient for a Constitution but it is not so for our cultural debate."

He assailed it as a positivism that leads to relativism. And, if the latter "becomes absolute, it becomes self-contradictory and destroys human action," the cardinal said.

He continued: "It has been said that the European Constitution could not mention the Judeo-Christian roots so as not to offend Islam. But what offends Islam is contempt for God, the arrogance of reason that causes fundamentalism."

Europe is the continent of lights, of the force of reason, "and it is a gift that must be defended. But secularists should also be able to accept the spinal cord of their own flesh," the Vatican official said.

Cardinal Ratzinger distinguished between secularism and reason: "Secularism is a partial ideology, which cannot respond to the decisive challenges of man. Suffice it to think of the damages caused by Communism or by the eradication of the moral fabric of ancestors in African nations, victims of war and AIDS."

And "reason is not an enemy of faith -- on the contrary. The problem is when there is contempt for God and for the sacred," he stressed.

Reflecting on freedom, Cardinal Ratzinger said that today it is understood in an individualist sense, while "man is created to coexist. There is a shared freedom that guarantees freedom to all against its being absolutized."

Galli della Loggia shared the cardinal's concern over the direction Europe is taking. According to the historian, Europe's lack of attention to its Christian roots stems from a "hostility to Catholicism."

In regard to shared freedom, Galli della Loggia emphasized that "it cannot remain in a freedom delimited only by 'neminem laedere' [not harm the other]; rather, in public discourse what is needed is a tension to truth, a debate on things, on what is true and just which does not necessarily mean that one must adopt as law one of the opinions under discussion."

The meeting was organized by the Center for Political Orientation, founded in 1999 at the initiative of Gaetano Rebecchini, an adviser to Vatican City State.

The center aims to stimulate reflection and cultural thought on contemporary topics: ethics and democracy, communication and globalization, multi-culture and Christian identity, democracy and market, the process of European unification and relations with the United States.


 

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Catholic National Reporter italiano

 
Dal National Catholic Reporter, 29 ottobre 2004

Chiunque conosce il Cardinale Ratzinger rimane spesso sorpreso dal contrasto tra la sua immagine pubblica, di persona autoritaria e severa da un lato, e il suo lato personale, che è sempre gentile, aperto e umile.  Queste qualità non sono mai state così evidenti quanto durante il convegno del 25 ottobre scorso nel corso di un dialogo pubblico con un intellettuale laico italiano, Ernesto Galli della Loggia.

L’incontro, organizzato dal Centro di Orientamento Politico, un think tank italiano ispirato al centro-destra, si è tenuto a Palazzo Colonna a Roma.  Il fondatore di questo istituto, un distinto signore laico italiano e governatore del Vaticano, Gaetano Rebecchini, ha svolto il ruolo di moderatore. Il tema del convegno era: “Storia, Politica, Religione”.

Entrambi gli oratori hanno parlato per 10 minuti, per cicli di quattro volte, ciascuno rispondendo ai commenti dell’altro.

Ha iniziato Ratzinger, parlando di due aspetti della società di oggi. Prima di tutto ha messo luce sul fatto che la globalizzazione e la tecnologia stanno creando un’omogeneizzazione culturale che a sua volta genera una ribellione contro l’uniformità. In secondo luogo, Ratzinger ha fatto notare che il potere che l’essere umano esercita sulla propria vita è aumentato in maniera drammatica. La vita “non è più considerata un dono del Signore ma un nostro prodotto, qualcosa che può essere creata o distrutta e rimpiazzata con qualcos’altro.”

Ratzinger ha definito la società contemporanea “davvero malata” e ha detto che le nostre capacità morali non si sono sviluppate a pari passo con le nostre capacità tecnologiche. In questo contesto sarebbe auspicabile che credenti e laici di buona volontà unissero le loro voci nel tentativo di resuscitare il pensiero morale.  “Mi sono convinto della necessità di creare un fronte comune”, ha detto Ratzinger.

Galli della Loggia si è detto d’accordo ed ha aggiunto che è diventato di moda in Europa eludere tutto ciò che è “certezza” e considerare qualsiasi restrizione alla libertà come autoritarismo. Ha inoltre espresso l’interessante opinione secondo la quale la ragione per cui in Europa “la religione” è a volte controversa è che la Chiesa Cattolica rimane l’unica confessione cristiana a svolgere un ruolo vitale all’interno della società. Di conseguenza, quando gli europei parlano di “religione” o di“cristianità” in termini astratti, in effetti si riferiscono alla Chiesa Cattolica.

Ma Galli della Loggia si è trovato in disaccordo su quella che egli ritiene sia una distinzione confusa fatta dalla Chiesa tra il concetto di “vita” e quello di “persona”, e ha aggiunto di concordare sul fatto che un embrione è “vita” ma non è “persona”.

Ratzinger gli ha dato ragione, per lo meno da un punto di vista linguistico:  “Ritengo che l’utilizzo della parola ‘vita’ in sostituzione di ‘persona’ sia uno sbaglio. D’altronde, anche una pianta è vita”.

Il Cardinale ha fatto notare che il documento sulla bioetica Donum Vitae redatto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede evita appositamente di usare il termine “persona” riferendosi alla vita di un embrione. Ma queste considerazioni semantiche “distolgono l’attenzione dal problema reale”, e cioè l’obbligo morale nei confronti dell’embrione umano.

Ratzinger ha poi espresso l’interessante concetto secondo il quale il fondamentalismo religioso è una “reazione alla violenza del razionalismo e contro la sua pretesa universalità che in realtà non è verificabile. Il fondamentalismo difende una visione diversa della realtà della vita contro il cinismo e l’arroganza che calpestano il senso del sacro e travolgono le nostre grandi tradizioni morali”.

Galli della Loggia si è domandato perché la Chiesa sembra essere così timorosa di riconoscere le proprie origini occidentali, aggiungendo che essa deve svolgere un ruolo decisivo nella difesa dell’Occidente, il quale si trova oggi sotto un vero e proprio “assedio culturale”. Non è entrato nei dettagli, ma il riferimento all’Islam era chiaro.

Per sorte dell’ironia, i due oratori erano seduti sotto un affresco gigantesco della Battaglia di Lepanto.

Ratzinger ha sottolineato che la Cristianità è nata laddove si incrociano Asia, Europa ed Africa, che la sua missione è universale e che di conseguenza non va identificata con una cultura specifica, bensì induce tutte le culture ad una sorta di auto-trascendenza.

Ratzinger ha aggiunto che viene considerato politicamente corretto non parlare di Cristianità e di Dio al fine di non offendere i musulmani e i seguaci di altre religioni. “ Ma quello che li offende davvero è la mancanza di rispetto nei confronti di Dio e della religione. E’ questo quello che provoca il fondamentalismo”.

 

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Catholic New Service (versione italiana)

Catholic News Service, 26 ottobre, 2004, di Cindy Wooden

Roma. Il Cardinale Joseph Ratzinger ha dichiarato che in mancanza di un sistema di valori comuni giudeo-cristiani, la società deve trovare un insieme di norme etiche comuni per potere salvare la democrazia e proteggere i deboli dai capricci dei potenti.

Il potere che l’uomo esercita nel creare, manipolare e distruggere la vita umana in laboratorio “stà diventando un pericolo maggiore di quello delle armi di distruzione di massa”, ha detto il Cardinale, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Il Cardinale Ratzinger ed Ernesto Galli della Loggia , professore di storia dei partiti politici all’Università di Perugia, hanno discusso di storia, politica e religione ad una conferenza il 25 ottobre a Roma.

Rappresentanti del governo italiano, deputati, esponenti del Vaticano e leader della Diocesi di Roma erano presenti al convegno, organizzato dal Centro di Orientamento Politico.

“Ci troviamo in una situazione in cui sarebbe opportuno instaurare un dialogo”, ha detto il Cardinale. “Le nostre capacità morali non sono cresciute allo stesso passo rispetto alle nostre potenzialità”.

Mentre l’Europa ed altre società perdono la loro visione comune circa i limiti del potere individuale e della libertà, e mentre cresce il potenziale del potere umano, le grandi religioni e le culture del mondo devono ricercare una “saggezza comune”, ha detto.

Il Cardinale ha aggiunto: “E’ stato detto che la Costituzione europea”, che sarà firmata a Roma il 29 ottobre, “non poteva menzionare le radici giudeo-cristiane dell’Europa perché questo avrebbe offeso l’Islam. Ma quello che offende l’Islam è la mancanza di rispetto per Dio e l’arroganza della ragione; questo provoca il fondamentalismo.”

Il Cardinale ha aggiunto che il diffondersi della “cultura tecnologica” nel mondo porta nuove possibilità, conoscenze e ricchezze per milioni di persone, ma allo stesso tempo apre le porte a nuovi pericoli perché si tratta di una cultura che ignora le questioni fondamentali sul significato della vita umana e rischia di prendere il posto di culture tradizionali che sono portatrici di significato e valori.

La vera libertà umana deve avere dei limiti, ha detto il Cardinale: “Siamo essere relazionali”; le azioni di uno di noi hanno un effetto sugli altri.

Secondo Galli della Loggia, in seguito all’Illuminismo le ideologie politiche e nazionali “sono diventate i due surrogati che prendevano il posto dell’identità religiosa” quali strumenti di identificazione a livello europeo. Ma ideologia politica ed identità nazionale stanno perdendo il loro valore e la loro capacità di influenzare la società nell’era della globalizzazione.

Galli della Loggia si è detto d’accordo con il Cardinale riguardo alla necessità di instaurare un dialogo allargato ed ha aggiunto che non ci si può limitare a dire che “ciascuno ha la propria verità e che vanno tutte bene fino a che non arrecano danni agli altri”. Mentre negli ambienti politically correct non viene considerato appropriato parlare di verità, il problema di quello che è vero e falso è inscindibile da ciò che è giusto ed ingiusto”.

 Zenit, il Cardinale Ratzinger: La Clonazione è più pericolosa delle armi di distruzione di massa, 27 ottobre

Roma, 27 ottobre, 2004. Il Cardinale Ratzinger mette in guardia che la clonazione è più pericolosa delle armi di distruzione di massa.

“In un laboratorio un uomo è capace di creare un altro uomo il quale, di conseguenza, non è più un dono del Signore o della natura. Può essere fabbricato e dunque può anche essere distrutto”, ha detto il Prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede.

Se questo è il potere esercitato dall’uomo, allora questo potere “sta diventando più pericoloso delle armi di distruzione di massa”.

Il Cardinale ha fatto queste dichiarazioni lunedì 25 durante un dibattito con Ernesto Galli della Loggia, professore di dottrine politiche ed editorialista del giornale Corriere della Sera.

Il Cardinale ha espresso giudizi molto severi riguardo al secolarismo crescente all’interno dell’Unione Europea ed ha aggiunto che  “il positivismo puro dei diritti umani è forse sufficiente per una Costituzione ma non per il nostro dibattito culturale”.

Ha descritto questo fenomeno come un positivismo che sfocia nel relativismo. Se poi quest’ultimo “diventa assoluto, risulta essere auto-contraddittorio e distrugge l’azione umana”, ha aggiunto il Cardinale.

Il Cardinale ha fatto una distinzione tra secolarismo e ragione: “Il secolarismo è un’ideologia parziale che non è in grado di rispondere alle sfide decisive dell’uomo. Basta pensare ai danni provocati dal Comunismo oppure a quelli causati dallo sradicamento del tessuto morale in quei paesi africani vittime della guerra e dell’AIDS”.

Ha anche aggiunto che “la ragione non è nemica della fede, anzi. Il problema nasce quando esiste disprezzo per Dio e per quello che è sacro”. 

Riflettendo sulla libertà, il Cardinale Ratzinger ha detto che essa è intesa in maniera individualista, mentre “l’uomo è stato creato per coesistere con gli altri. Esiste una libertà condivisa che garantisce la libertà per tutti”.

Galli della Loggia si è detto d’accordo riguardo alle preoccupazioni del Cardinale sull’Europa. Secondo lo storico, la decisione di non parlare delle radici cristiane dell’Europa deriva da “un’ostilità nei confronti del Cattolicesimo”.

Riguardo alla condivisione della libertà, Galli della Loggia ha aggiunto che non la si può considerare solo in termini di ‘neminem laedere. Va invece vista come una proiezione verso la verità, e che a questo fine serve un dibattito chiaro su quello che è vero e quello che è giusto”.

L’incontro è stato organizzato dal Centro di Orientamento Politico, fondato nel 1999 per iniziativa di Gaetano Rebecchini, consulente dello Stato del Vaticano.

IL Centro di Orientamento Politico intende stimolare la riflessione ed il pensiero culturale su temi di interesse contemporaneo: etica e democrazi, comunicazione e globalizzazione, multicultularismo ed identità cristiana, democrazia e mercato, relazioni Europa-USA.

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