Democrazia e Mercato nel futuro dell'Europa
giovedì 3 ottobre 2002
Democrazia e Mercato nel futuro dell'Europa  
 

Agenzia repubblica (1/10/2003)

Fucina e veicolo nel centrodestra del pensiero cattolico.
Il “Centro di Orientamento Politico” spiegato dal suo Presidente Gaetano Rebecchini
sulla rivista “Stato Nuovo”.

 


 Nel quadro di un mondo culturale di centrodestra in fermento da un anno e mezzo dalla costituzione del governo Berlusconi si distingue nella babele delle lingue uno strumento che si è conquistato sul campo – attraverso una gamma di convegni di altissimo livello, il prossimo dei quali il 3 ottobre su tema “Democrazia e Mercato nel futuro dell’Europa” – credibilità ed importanza. Parliamo del CENTRO DI ORIENTAMENTO POLITICO, di cui è presidente Gaetano Rebecchini. Un’intera classe dirigente ha attinto alle tesi dialetticamente affrontate da questa istituzione che nacque – dopo l’esperienza accumulata attraverso il precedente lavoro nella Consulta etico religiosa di Alleanza Nazionale anch’essa fondata e diretta dall’ingegner Rebeccchini – con l’obiettivo di aprire le linee della cultura cattolica agli intellettuali ed agli operatori politici all’esterno di ogni gabbia di partito. Ai Convegni organizzati dal Centro hanno  partecipato attivamente anche numerose personalità della politica: come Gianfranco Fini, Giulio Andreotti, Rocco Buttiglione, Giulio Tremonti, Gianni Letta, Domenico Fisichella, Ferdinando Adornato, Franco Debenedetti, Gianni Baget Bozzo, Pietro Giubilo e tanti altri. Ha lavorato così bene questo Centro sulle questioni dell’identità dell’Europa, della globalizzazione positiva, della sovranità degli Stati, da fornire ai rappresentanti italiani nella Convenzione che a Bruxelles sta studiando le linee portanti dell’UE contributi decisivi. Una messa a punto sulle origini e la natura di questo CENTRO DI ORIENTAMENTO POLITICO, ala vigilia del suo nuovo Convegno, viene pubblicata da Gaetano Rebecchini sul fascicolo di novembre della rivista STATO NUOVO, diretta dal professor Gianfranco Legitimo, una delle menti più raffinate ed aggiornate della cultura cattolica italiana contemporanea.

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Agenzia Repubblica (04/10/2002)

L’EUROPA TRA DEMOCRAZIA E MERCATO
Ai lavori del convegno organizzato dal “Centro di Orientamento Politico” presieduto da Gaetano Rebecchini.


 Il convegno “Democrazia e Mercato nel futuro dell’Europa”, organizzato nei saloni di Palazzo Colonna a Roma dal Centro di Orientamento Politico sotto l’Alto Patronato del Presidente della repubblica, ha attirato una slezionata folla di attori e di studiosi della politica. I Presidenti del Senato e della Camera, Pera e Casini, hanno inviato un loro messaggio di attenta adesione ai lavori, che si sono svolti alla presenza del Cardinale Giovan Battista Re in rappresentanza della Santa Sede. La presentazione del convegno, svoltosi attraverso le relazioni di Ferdinando Adornato, presidente della Commissione Cultura della Camera, Domenico Fisichella, Vice Presidente del Senato, Domenico Siniscalco, Direttore Generale del Tesoro, il Reverendo A. Robert Sirico, Presidente dello statunitense “Lord Acton Institute”, e lo spagnolo Alejo Vidal-Quadras Roca, Vice Presidente del Parlamento Europeo, è stata fatta dal Presidente del Centro. L’ingegner Gaetano Rebecchini ha sottolineato che il parlare di questo convegno di “democrazia” e  di “mercato” è importante. Significa tentar di capire in che misura i due termini, in era globale, siano compatibili; e ciò con particolare riferimento all’Europa, per la quale, in questa fase cruciale del suo processo di integrazione ci sentiamo impegnati a seguire con attenzione il dibattito in corso, augurandoci che si possa pervenire – con i lavori della Convenzione, in cui Gianfranco Fini rappresenta il Governo italiano e Giuliano Amato funge da vice Presidente – alla definizione di norme e assetti istituzionali che, nel più ampio rispetto dei principi democratici, consentano agli “Stati Europei” di svolgere un ruolo determinante per l’affermazione di una “globalizzazione positiva”. Compito fondamentale che i popoli europei, ha precisato Gaetano Rebecchini, saranno in grado di assolvere in misura tanto più valida quanto maggioer sarà la consapevolezza di quei Valori che, trasmessici dalla tradizione romana e cristiana, costituiscono la comune base della loro cultura.
 Volendo tentare un sintesi giornalistica degli interventi, tutti molto articolati e di grosso spessore intellettuale, diremo che la relazione di Ferdinando Adornato (che è partita da un riconoscimento a questi convegni del Centro, che “hanno aiutato e aiutano i politici alle scelte per il bene comune”)ha posto in evidenza come una larga parte delle classi dirigenti europee non hanno superato l’antiamericanismo che ebbe il suo terreno  di coltura nel Secolo XX con il nazismo e con il comunismo. E ad una domanda dalla platea se non credesse  che gli Stati Uniti di Roosvelt fossero un’altra cosa degli Stati Uniti di Clinton e di Bush rispondeva che l’autonomia dell’Europa da quaello che da molti viene giudicato imperialismo da grande potenza mondiale sarà assicurata solo quando avremo un esercito di livello simile a quello statunitense. “E in un altro Kosovo ci andremo noi europei!”. Perché con la sola moneta comune non c’è Europa: resta tra le due sponde dell’Atlantico una scala di valori comune da rafforzare, poiché spezzando il legame UE-USA perderebbe l’Occidente. Da qui una critica a Romano prodi per il suo plauso all’asse renano tra Francia e Germania, che invece rischia di dividere l’Europa. Insieme, Europa e America nella civiltà liberale e cristiana:
 Domenico Fisichella ha svolto, da par suo, un approfondito ragionamento su democrazia e mercato nell'era della globalizzazione. La mano invisibile  dell’economia nel cosiddetto libero mercato non sempre funziona correttamente. Così per assicurare le regole della concorrenza deve intervenire la mano della politica. E’ qui che bisogna trovare, nella democrazia, delle forme di convergenza. In passato la politica, o se si vuole gli Stati, ha teso a prevalere sui processi economici, ma oggi, riflettendo sulla globalizzazione, si sono posti in discussione questi principii che hanno funzionato male nel XX secolo. Come? Ad una domanda specifica del professore Salvatore Rebecchini, volta a riportare il ragionamento sulla realtà del momento, il vice presidente del Senato ha con onestà intellettuale ammesso di coltivare più interrogativi che risposte. Anche perché privilegiando la società civile rispetto alle entità politiche nazionali o supernazionali, magari nel nome della sussidarietà, si rischia di dare troppo spazio al localismo ed ai piccoli interessi, sino a creare scenari (così come sta avvenendo negli Stati Uniti, dove il disinteresse per la grande politica è esteso) in cui a prevalere sono i gruppi etnici intermedi (come gli ispanici) che non si integrano, come avveniva in passato, nella politica federale. Un pericolo anche per l’Europa, dove l’immigrazione extracomunitaria crea sacche di separatezza a livello di cultura e di stile di vita: Interessante, a questo proposito, l’intervento del professor Paolo possenti, il quale ha seguito per conto di Palazzo Chigi le recenti elezioni tedesche che hanno registrato una mobilitazione inimmaginabile degli elettori turchi e comunque non tedeschi. “In Germania”, ha osservato, “coltivano i valori religiosi solo gli islamici, mentre  vuote restano le chiese cristiane”. Con effetti sugli assetti della democrazia.
 Mentre i relatori non italiani (con il reverendo A. Robert Sirico il quale ha sottolineato come la globalizzazione vada vista alla luce dell’insegnamento del Papa  fondato sulla sussidarietà e sulle regole etiche che diano un senso al capitalismo ; e Alejo Vidal-Quadras Roca, il quale ha soprattutto voluto guardare alla Convenzione preparatoria della carta dell’Europa di domani che dovrà dare all’Unione un’inedita identità basata sulla cittadinanza e sui valori tradizionali) hanno espresso in qualche modo posizioni attinenti i rispettivi Paesi. A dare un contributo importante, nell’ottica italiana, è stato con la sua relazione Domenico Siniscalco. Il direttore generale del Tesoro, braccio destro del ministro Giulio Tremonti, ha voluto in primo luogo ammettere come l’occasione del convegno organizzato dal Centro di Orientamento Politico gli abbia permesso, preso come egli è dall’ordinaria e dalla straordinaria amministrazione, di riordinare i pensieri. Di fronte ad un mercato globalizzato che evolve, mettendo anche a rischio la democrazia, un punto di equilibrio tra istituzioni e società civile è possibile. Negli untimi vent’anni si sono sviluppati flussi economici ed informativi che vanno in questa direzione. Tutti leggiamo gli stessi libri, improntati ad un pensiero unico liberista, per cui questi processi di globalizzazione, che non sono certo irreversibili, hanno assunto questa volta una tendenza fortissima nel senso del progresso. C’è però un rischio, quello di dividere la democrazia dal Mercato, la società civile dalle istituzioni politiche. Si deve, a questo punto, porre, seppur con pragmatismo, il problema etico per il sistema capitalistico.


 

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AP BISCOM

ApB-GLOBALIZZAZIONE/IL 'THINK TANK' DELLA DESTRA: COME GOVERNARLA?
A palazzo Colonna: Quadras Roca, Siniscalco, padre Sirico

di Giansoldati Franca

Roma, 3 ott. (Ap.Biscom) - Stavolta il 'think tank' della destra
italiana di area cattolica, quel Centro di Orientamento Politico
fondato da Gaetano Rebecchini tre anni fa, ha voluto riservare la sua periodica riflessione al connubio tra democrazia e  mercato.
Soprattutto per individuare il modo di coniugare queste due
realtà in Europa, nell'era della globalizzazione, e secondo i
principi della Dottrina sociale della Chiesa, incentrata sulla
difesa del valore dell'uomo.

 "E' importante capire in che misura questi due termini sono
compatibili -spiega Rebecchini- E ciò in particolare in Europa,
dove in questa fase cruciale del suo processo di integrazione ci
sentiamo impegnati a seguire con attenzione il dibattito in
corso, augurandoci che si possa pervenire alla definizione di
norme e assetti istituzionali che, nel più ampio rispetto dei
principi democratici, consentano agli Stati europei di svolgere
un ruolo determinante per l'affermazione di una globalizzazione
positiva".

 Incaricati di affrontare questo tema a palazzo Colonna: padre Robert Sirico, noto sacerdote americano presidente del Lord Acton Institute, esperto di dottrina sociale della Chiesa, Alejo Vidal Quadras Roca, vice presidente del Parlamento europeo, Ferdinando Adornato, Domenico Siniscalco, direttore generale del Tesoro e Domenico Fisichella, vice presidente del Senato.

 Padre Sirico, citando Wojtyla e l'enciclica Centesimus Annus, ha ricordato che in base al principio del generale diritto all'iniziativa economica in cui ciascuno è "chiamato a fare uso dei propri talenti e contribuire all'abbondanza dei frutti di cui tutti beneficiano, si trova il sostegno per la visione di una globalizzazione che si sviluppa in modo libero e spontaneo".
Tuttavia il dibattito in corso sulla globalizzazione "dimostra di non aver preso atto sia della posizione cattolica che di quella liberale, fra le quali vi è una relazione molto stretta".

 Di disagio arrecato dal fenomeno della globalizzazione ha
parlato, poi, Domenico Siniscalco, direttore generale del
ministero del Tesoro. In un mondo dove ormai i fenomeni sono
sovra nazionali "servirebbe una governance globale. Azioni
unilaterali -ha spiegato- sono per loro natura inefficaci".
Siniscalco spera in una azione più incisiva a livello di Stati
anche se, però, non sembra farsi troppe illusioni: "governance
globale, o anche solo europea, è proprio ciò che i cittadini non
vogliono per paura di diluire ulteriormente il controllo
democratico".

ApB-EUROPA/ VICE PRESIDENTE PARLAMENTO UE: MAI UN SUPERSTATO
Vidal Quadras Roca: eventualità impossibile per ovvie ragioni

Di Giansoldati Franca 

Roma, 3 ott. (Ap.Biscom) - "Non si arriverà mai ad un
'superstato' europeo". Ne è certo Alejo Vidal-Quadras Roca, vice
presidente del Parlamento europeo, che fuga ogni dubbio sulla
possibilità di un'evoluzione europea in questa direzione.
Partecipando ad un convegno organizzato a Palazzo Colonna dal
Centro di Orientamento Politico -una sorta di think tank di area
conservatrice, fondato da Gaetano Rebecchini- Vidal Quadras Roca
chiarisce: "personalmente ritengo impossibile questa eventualità.
L'Europa è qualcosa sui generis, non assimilabile a nessun'altro
esempio. Il superstato europeo non è pensabile a causa delle
diversità linguistiche e culturali al suo interno. Non è nemmeno
pensabile un federalismo sul tipo americano. Tuttavia la tendenza futura è di un maggior coordinamento politico tra i suoi stati membri" afferma il parlamentare spagnolo. 


ApB-EUROPA/ VICE PRESIDENTE PARLAMENTO UE: MAI UN SUPERSTATO -2-
 Siniscalco: Stati troppo gelosi della propria sovranit`

Roma, 3 ott. (Ap.Biscom) - Contro l'ipotesi di una struttura
governativa europea sovranazionale anche Domenico Siniscalco,
direttore generale del Tesoro che interpellato in materia,
aggiunge: "Non si farà mai un superstato. Gli Stati sono troppo
gelosi della propria sovranità".
"Spesso ci si interroga su cosa potrebbe essere accentrato –ha affermato ancora- ciò è sempre un compromesso difficile da
trovare, specie in materia di etica e mercato. Io,personalmente,
l'ho toccato con mano a Bruxelles quando si è discusso
dell'applicazione delle biotecnologie. Esistono Paesi di forte
tradizione cattolica che sono fortemente contrari agli
esperimenti biotech, altri, invece che sono favorevoli ad
applicazioni e ricerche in questo campo. Il dilemma sorge
concretamente quando da queste ricerche viene esce un farmaco che poi entra sul mercato e, quindi, ha libera circolazione
nonostante sia il frutto di ricerche che molti contrastano. Ed
essendo libera la circolazione di questo farmaco non si pur
fermare. In questo caso ci si domanda: dove comincia l'etica e
dove il mercato".

 


 

 


 

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National Catholic Reporter (versione inglese)

Di John Allen

I was invited to a lunch Oct. 2 with Fr. Robert Sirico, head of the Acton Institute in Grand Rapids, Michigan, which is devoted to the relationship between religion and liberty. Sirico is a leading Catholic defender of a free market and limited government. He and the Acton Institute recently collaborated with the Pontifical Council for Justice and Peace on a compendium of Catholic social doctrine.
The lunch took place at the apartment of Gaetano Rebecchini, a councilor of the Vatican city-state and the son of a former mayor of Rome, on the Via della Conciliazione. (The view of the Vatican is truly spectacular.) Rebecchini is the founder of the Centro per Orientamento Politico, a kind of think tank with a conservative flavor, and Sirico was in town to speak at one of its conferences.
I ended up seated across from Sandro Magister, a talented Italian Vaticanista who leans somewhat to the right, and this arrangement led to predictable jokes about how with Magister and I both present, all the Catholic bases were covered. (Actually, in my experience, journalists tend to regard one’s “nose for news” as a far more fundamental value than ideology, which Magister and I confirmed by revealing that we are avid readers of one another’s work).
Though Sirico struck largely predictable notes, such as the perils of the United Nations and the need to distinguish Catholic social thought from liberation theology, I found him open and thoughtful. His analysis of how the crucial inter-religious conversation of the future will be between progressive Muslims and “faithful” Christians was especially penetrating.

 

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National Catholic Reporter (versione italiana)

Sono stato invitato ad una colazione il 2 ottobre con Padre Robert Sirico, a  capo dell’Acton Institute che ha sede a Grand Rapids, Michigan, un istituto che si dedica alla relazione tra religione e libertà. Sirico è un esponente cattolico di primo piano delle teorie del libero mercato e dei governi con poteri limitati. L’acton Institute ha recentemente collaborato con il Consiglio per la Pace e la Giustizia nella stesura di un testo sulla dottrina sociale cattolica.

La colazione ha avuto luogo a casa di Gaetano Rebecchini, un consigliere del Vaticano e figlio dell’ex sindaco di Roma, a via della Conciliazione. (La vista del Vaticano è davvero spettacolare). Rebecchini è il fondatore del Centro di Orientamento Politico, una specie di think tank dal sapore conservatore, e Sirico era in città per parlare ad una delle conferenze del Centro.

Io ero seduto di fronte a Sandro Magister, un vaticanista italiano di talento che è di idee piuttosto di destra, e questa disposizione a tavola ha portato alle inevitabili battute riguardo al fatto che tra Magister e me era coperto l’intero spettro cattolico. (In effetti, ho riscontrato che per noi giornalisti è molto più importante il nostro “fiuto per le notizie” che le nostre idee ideologiche, cosa che mi è stata confermata dal fatto che io e Magister siamo avidi lettori dei nostri reciproci articoli.)

Sirico ha toccato temi abbastanza prevedibili riguardo ai pericoli posti dalle Nazioni Unite ed al bisogno di distinguere tra il pensiero sociale cattolico e  la teologia della liberazione. Ma sono stato colpito dalla sua analisi dell’importanza cruciale che in futuro avrà il dialogo inter-religioso tra musulmani progressivi e i cristiani “devoti.”

Un suggerimento per l’Arcivescovo Renato Martino, nuovo presidente del Consiglio per la Pace e la Giustizia: sarebbe affascinante organizzare un evento aperto al pubblico a Roma dove Sirico si confronterebbe con alcuni esponenti del pensiero cattolico sociale con idee diverse dalle sue. Data la polarizzazione che troppo spesso danneggia il dialogo all’interno della Chiesa, esiste un bisogno urgente di dialogo, e questa sarebbe potrebbe rappresentare un’ottima occasione.

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ADN KRONOS

Globalizzazione: Siniscalco. A rischio equilibri delle società.

 “La globalizzazione è un fenomeno culturale, sociale in grado di porre a rischio gli equilibri su cui si fondano le nostre società”. Ad affermarlo è Domenico Siniscalco, direttore generale del Tesoro nel suo intervento al convegno “Democrazia e Mercato nel futuro dell’Europa” organizato dal Centro di Orientamento Politico. “I cittadini europei – ha spiegato – sono preoccupati dell’immigrazione, delle malattie importate, dell’ambiente, della qualità dei cibi che mangiano, dei film che vedono. Credo cioè che rigettino la globalizzazione per due motivi legati tra loro: perché mette a rischio le loro norme sociali e perché hanno la sensazione di averne perso il controllo democratico”. Dunque i cittadini rigettano la globalizzazione “per fattori essenzialmente extraeconomici seppur con implicazioni economiche. Fattori che hanno bisogno di una risposta”.
 Secondo Siniscalco in um mondo globalizzato, dove i fenomeni sono sovranazionali servirebbe una “governance globale. Azioni unilaterali sono per loro natura inefficaci. Ma governance globale è proprio ciò che i cittadini non vogliono per paura di diluire ulteriormente il controllo democratico”.  Per Siniscalco forse “serve una crisi in senso greco. Forse sta già avvenendo. Ma senza un cambiamento di paradigma tutto sarà inefficiente. Di una cosa però siamo abbastanza certi. Che ogni cambiamento oltre a essere economicamente sostenibile deve essere socialmente sostenibile. E che la distanza tra queste due dimensioni non può allargarsi troppo senza causare rotture disastrose”.


 

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Catholic News Service (versione inglese)

 SIRICO-VATICAN Oct-4-2002 (590 words)
> Globalization merges Catholic teaching, free market idea, priest says
> By John Norton
>
>
 ROME (CNS) -- In approaching the challenges of globalization, Catholic social teaching sees eye-to-eye with proponents of free markets and small government, said Father Robert A. Sirico, head of an economics think tank and an occasional consultant to the Vatican. Speaking at an Oct. 3 conference in Rome, he said the writings of Pope John Paul II and others in the Catholic social tradition reinforced basic themes of the free-market o "classically liberal" worldview: "peace, freedom, trade, human rights, solidarity  and subsidiarity."
 The church's insistence on the right of everyone to engage in economic initiatives offers "support for the view that a freely developing globalization is to be supported, while an imposed or consolidated globalization is not," he said.
Father Sirico, president of the Michigan-based Acton Institute for the Study of Religion and Liberty, said papal and Vatican calls for and "international order" to ensure that globalization benefits all people should not be interpreted as support for global political structures.
"What is the role of the United Nations, and, by extension, other such international bodies of legislation and diplomacy, in the globalization process? It is not as a governor or dictator or even democratic body of law," he said.
  "Rather, its role is to serve 'as a meeting place for states and civil society,'" he said, quoting from the pope's speech during a 2000 meeting with the secretary-general and administrative coordinators of the United Nations.
"In this way, it serves as a vehicle for the promotion of peace without violating the principle of subsidiarity," Father Sirico said.
Subsidiarity is the principle by which decisions or actions are not made on a higher level when a lower level of competence would suffice.
Father Sirico, who edited a collection of papal social teachings published by the Vatican in 2000, cited several other Vatican pronouncements calling for an international order, including a 2000 speech to the U.N. General
  Assembly by Archbishop Diarmuid Martin, then secretary of the Vatican's justice and peace council.
The international order that Archbishop Martin described "is not identical to international agencies but rather constitutes a juridical framework woven together by mutual trust and the inclusion of all people," Father Sirico said.
He defined "juridical framework" as an inviolable rule of law and a code of standards, principles, behavior and scale of values that is "generally recognized" but "unwritten."
The Oct. 3 conference was organized by the Center for Political Orientation, a Rome-based think tank, and focused on the interplay of globalization, democracy and economics. Other panelists included the vice president of the European Parliament, the director of Italy's treasury and the vice president of the Italian Senate.
In recent years, Father Sirico has become an increasingly familiar face at the Vatican, especially at the Pontifical Council for Justice and Peace.
He recently learned Italian to facilitate his contacts.
Gaetano Rebecchini, president of the group that organized the conference, hosted a small luncheon Oct. 2 for Father Sirico and several journalists in a top-floor apartment that overlooks the Vatican.
The priest said several projects that the Acton Institute had been working on with the Vatican's justice and peace council were put on hold last year when the council's former head, the late Cardinal Francis Xavier Nguyen Van Thuan, began suffering from cancer.
He said he did not know yet whether the projects, which he did not specify, would be continued under Archbishop Renato Martino, former chief Vatican diplomat to the United Nations in New York who was named the council's new  president Oct. 1.

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Catholic New Service (versione italiana)


“La globalizzazione facilita l’interazione tra insegnamento cattolico e libero mercato, dice Padre Sirico”
di John Norton

Roma-- Padre Robert A. Sirico, a capo di un think tank economico ed occasionale consulente del Vaticano, sostiene che la globalizzazione favorisce una convivenza armoniosa tra la dottrina sociale cattolica, il libero mercato e  la teoria secondo la quale i migliori governi sono quelli con poteri limitati.

Padre Sirico ha esposto queste idee ad un  convegno che ha avuto luogo a Roma il 3 ottobre, durante il quale ha sostenuto che gli scritti di Papa Giovanni Paolo II e di altri appartenenti alla tradizione cattolica sociale rinforzano le idee principali –“pace, libertà, commercio, diritti umani, solidarietà e sussidiarità” – che sono alla base del libero mercato e della visione “classicamente libera” del mondo.

L’insistenza della Chiesa riguardo al diritto di ciascun individuo ad intraprendere attività economiche è chiaramente “a favore di una globalizzazione che si sviluppa liberamente, mentre è contraria ad una globalizzazione imposta o consolidata”,  ha detto Sirico.

Padre Sirico, presidente dell’Acton Institute for the Study of Religion and Liberty che ha sede nel Michigan, ritiene che i richiami del Papa e della Chiesa a favore di un “ordine internazionale” che garantisce una globalizzazione portatrice di benefici a favore di tutti non vanno interpretati come una presa di posizione favorevole agli organismi internazionali. “All’interno del processo di globalizzazione, qual’è il ruolo delle Nazioni Unite e di conseguenza anche quello di altri organismi legislativi e diplomatici internazionali? Certamente non quello di essere governatori o dittatori, e nemmeno di essere organi democratici legislativi”, ha detto Sirico.

“Il loro ruolo è piuttosto quello di servire da ‘punto di incontro per gli stati e la società civile”, ha detto Sirico, citando il discorso che il Papa ha tenuto nel 200 durante il suo incontro con il segretario-generale ed i coordinatori amministrativi delle Nazioni Unite.

“In questa maniera [gli organismi internazionali] adempiono al loro ruolo di essere un veicoli per la promozione della pace senza violare la sussidiarità,” ha detto Padre Sirico.

La sussidiarità è il principio secondo il quale non vengono prese decisioni ed azioni ad un livello alto quando queste potrebbero essere prese ad un livello di competenza più basso.

Padre Sirico, che ha rivisto un compendio di insegnamenti papali sulla dottrina sociale pubblicato nel 2000, cita alcuni altri pronunciamenti del Vaticano che riguardano l’ordine internazionale, tra cui il discorso fatto dall’Arcivescovo Diarmuid Martin, allora segretario del Consiglio per la Pace e la Giustizia, all’Assemblea Generale dell’ONU.

L’ordine internazionale descritto dall’Arcivescovo Martin “non è quello delle agenzie internazionali; si riferisce invece ad un ordine giuridico che si basa, tra laltro, anche  la fiducia reciproca e l’inclusione di tutte le genti”, ha detto Padre Sirico.

Egli ha definito questo “ordine giuridico” una legge inviolabile ed un codice di princìpi, valori e comportamenti che sono “generalmente riconosciuti” ma “non scritti”.

 La conferenza del 3 ottobre è stata organizzata dal Centro di Orientamento Politico, un think tank con sede a Roma, e ha riguardato la relazione tra globalizzazione, democrazia ed economia. Altri relatori oltre a Padre Sirico erano il vice presidente del Parlamento Europeo, il direttore generale del Ministero del Tesoro e il vice presidente del Senato Italiano.

Recentemente Padre Sirico è diventato conosciuto al Vaticano, specialmente al Consiglio Pontificio per la Giustizia e la Pace. Ha da poco imparato l’italiano per facilitare i suoi contatti in Italia.

Gaetano Rebecchini, presidente del Centro di Orientamento Politico, ha ospitato il 2 ottobre a casa sua una colazione con Padre Sirico ed alcuni giornalisti nel suo appartamento all’ultimo piano con vista sul Vaticano.

Il Padre ha detto che alcuni progetti a cui sta lavorando l’Acton Institute sono stati messi temporaneamente da parte quando il Cardinal Francis Xavier Nguyen Van Thuan, allora a capo del Consiglio per la Giustizia e la Pace, si è ammalato di tumore.

Padre Sirico ha detto che non sapeva ancora se gli stessi progetti sarebbero stati portati avanti anche dall’Arcivescovo Renato Martino, ex capo missione del Vaticano presso le Nazioni Unite a New York, nominato a capo del Consiglio per la Giustizia e la Pace il 1° ottobre.

 

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Il Secolo d'Italia (8/10/2002)

 

Si è svolto nei giorni scorsi a Roma un convegno sull’intricato rapporto tra democrazia e mercato.
VERSO UNA NUOVA GRAMMATICA POLITICA EUROPEA.
Tra i temi trattati, il pericolo dell’islamizzazione e il ruolo degli Stati Uniti.

di Antonio Saccà

A Palazzo Colonna, organizzato dal Centro di Orientamento Politico per la Fondazione Salvatore Rebecchini e con l’apporto contributivo di Elettronica S.p.a. e della Finmatica S.p.a. e specialmente per la solerzia di Gaetano Rebecchini coadiuvato da Ettore Gotti Tedeschi si è tenuto uno dei convegni ormai consueti e di qualità non corrente che si svolgono per merito di Gaetano Rebecchini avente per tema: Democrazia e Mercato. Dal tema specifico, oltretutto di larghissima complessità ed estensione, si è passati a problematiche attuali drammatiche. Non si sottraeva a questa problematica anzi la rappresentava immediatamente Ferdinando Adornato. Adornato valutava con preoccupazione non sconfortata la situazione mentale odierna. Per Adornato oggi vi è una sorta di culto del presente e questo inficia la cultura e la tradizione. Inoltre vi sarebbe, a suo parere, una rivalità dell’Europa nei confronti degli Stati Uniti, poiché gli Stati Uniti sono risultati vincitori della storia recente e soprattutto vincitori nei riguardi delle velleità europee. Adornato ritiene che la crisi eventuale con gli Stati Uniti sarebbe sconvolgente e altamente negativa. L’Occidente è uno e deve restare uno. E deve esercitare la lotta per la libertà. L’Occidente è la terra spirituale della persona, continuava Adornato, e a questo proposito affermava qualcosa su cui tornerò:  bisogna educare gli europei ad essere europei soprattutto e specialmente mediante la scuola, mediante la cultura. Domenico Fisichella si rivolgeva più precisamente alla problematica del convegno. A giudizio di Fisichella vi è indubbiamente un rapporto tra democrazia e mercato. La concorrenza economica è parallela alla concorrenza politica e viceversa. Ma a questo punto Fisichella poneva delle questioni davvero essenziali. Il mercato realizza veramente un interesse generale? Il mercato è sempre concorrenziale? Non sta avvenendo una prevalenza dell’economico sul politico? Indubbiamente, dichiarava Fisichella, vi sono state fasi nella storia moderna in cui la politica è intervenuta sull’economia; ma oggi come oggi abbiamo un capovolgimento, è l’economico che incide sulla politica. La globalizzazione addirittura potrebbe essere intesa come la caduta della politica e l’affermazione dell’economico su basi planetarie specialmente con l’attenuazione o la scomparsa dello stato e dunque, appunto, della politica. A riguardo l’Europa si pone in maniera complessa, per Fisichella. Bisogna creare una democrazia in una grande entità. Si potrebbero anche suscitare delle sovranità intermedie, per così dire, in maniera che il cittadino non senta l’Europa come una forma istituzionale distante e incontrollata. Domenico Siniscalco si addentrava in una problematica più esistenziale. Dopo aver affermato che esiste il mercato, esistono le istituzioni politiche ed esiste la società civile e bisogna che vi siano rapporti tra queste tre entità, per Siniscalco oggi vi è la crisi della spiegazione ottimistica degli eventi economici. La spiegazione ottimistica della globalizzazione è finita da qualche decennio e oggi si pensa che non vi sia più controllo dei fenomeni nella loro rovinosità. Le “cose” sarebbero sfuggite di mano ai governanti, mentre i cosiddetti “movimenti” quantunque li denuncino non sono poi a loro volta in grado di gestirle. Più legato al problema dell’Europa quanto diceva Alejo Vidar-Quadras Roca, che insisteva sulla cittadinanza europea, sulla coesione europea nella coesione nazionale e sul fatto tuttavia che gli europei si sentono poco europei ma restano ancora a livello nazionale. Per Alejo Vidar-Quadras Roca occorre che l’Europa affermi i suoi principi liberali e democratici e che non abbia in certo senso idea di un nemico esterno, aboliscono l’idea del nemico. L’intervento di Padre Robert Silico tracciava la dottrina della sussidarietà e la coesistenzialità del mercato con il sociale.
Nel dibattito che è seguito ho avuto modo di precisare che il rapporto con gli Stati Uniti oggi non può essere riferito a quello che gli Stati Uniti furono nel tempo in cui contribuirono in maniera determinante all’eliminazione degli stati totalitari. Se la dottrina dell’unilateralismo statunitense ha una serietà durevole essa in certo senso mette da parte l’Europa e fa degli Stati Uniti una potenza che decide al di là e indipendentemente dagli stessi alleati. Dovremmo accettare il principio che il bene degli Stati Uniti sia il bene universale. Quindi aderire a quel che compiono gli Stati Uniti non accettando gli Stati Uniti la minima critica, a quanto sembra, avendo stabilito, ripeto, che in essi e con essi l’umanità trova l’ordinatore mondiale. Questo inficia l’Europa, la dissolve, la fa diventare un’entità esecutiva e puramente esecutiva degli Stati Uniti. Questo pericolo di una dissoluzione dell’Europa lo connettevo al pericolo di un islamizzazione dell’Europa. In certo senso l’Europa corre due rischi: la perdita di autonomia, non ostile agli Stati Uniti, tutt’altro, ma convintamente collaborativa oppure il pericolo islamico dovuto alla nostra denatalità e all’afflusso pernicioso e incontrollato di immigrati. Sottolineavo anche che opportunamente si fa della scuola l’elemento motore dell’organizzazione  europea, perché noi siamo già culturalmente europei anche se non lo siamo nelle istituzioni. Adornato nella sua risposta sosteneva che un’Europa come descritta avrebbe bisogno di una sostanziale forza armata e della capacità del rischio di battersi per la libertà. Mi sembrano considerazioni che non vanno rifiutate. Effettivamente l’Europa se vuole avere il diritto di essere decisiva deve anche avere la forza per esserlo. Ormai abbiamo capito che un’Europa senza forza è anche un’Europa senza forza politica. 
        

 

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Il Secolo d'Italia (9/10/2002)

Europa tra democrazia e globalizzazione

 di Annamaria Scavo

In che misura in Europa, nell’attuale era della globalizzazione, “mercato” e “democrazia” sono termini conciliabili? E’ possibile l’affermazione di una “globalizzazione positiva” nel più ampio rispetto dei principi democratici?
Se ne è parlato al recente Convegno romano “Democrazia e Mercato nel futuro dell’Europa” organizzato dal Centro di Orientamento Politico, in un appuntamento, il quarto, che si ripete periodicamente con una certa rilevanza nel dibattito intellettuale italiano ed europeo. Molto autorevoli i relatori: Ferdinando Adornato, Domenico Fisichella, Domenico Siniscalco, Reverendo Robert Sirico ed Alejo Vidal Quadras Roca.
L’Europa, impegnata in una fase cruciale di integrazione, fatica a darsi una Costituzione europea, a prendere decisioni comuni o a trovare un accordo su vari temi a forte pregnanza etica, come l’aborto, la clonazione e l’eutanasia e ciò a causa della profonda e diversa sensibilità degli Stati membri.  Conseguentemente, è urgente ricercare le basi comuni che ci consentano di pervenire ad una visione sempre più uniforme dei problemi e ad una convergenza maggioritaria.
Per Adornato l’Europa non supererà le difficoltà e le diversità se non sarà capace di riscoprire il suo umanesimo laico e cristiano, tornando alle radici della sua cultura, fondamenta della nostra tradizione, all’identità e personalità propria dell’uomo europeo, e recuperando un ruolo universale, tanto significativamente esercitato in passato. Anche perché la globalizzazione pretende l’affermarsi di una sua etica. Il pericolo della globalizzazione sta non tanto nella diffusione dell’economia e del commercio, ma è culturale, di frattura della società. Si rende quindi necessaria l’operazione storica di un’Europa della cultura accanto a quella della politica e dell’economia, per fronteggiare il rischio attuale del nichilismo e del relativismo comportamentale che caratterizza la nostra epoca.
La grande sfida che l’Europa deve affrontare, ha aggiunto Fisichella, è che più si ampliano gli spazi più è difficile controllare la democrazia, da cui la necessità di istituzioni che consentano di realizzare forze di democrazia in grandi ambiti territoriali e demografici, ricordando che una delle tante regole della democrazia è che più il potere è vicino a coloro dai quali viene esercitato, più il potere è suscettibile di controllo e viceversa, a meno che la capacità funzionante della rappresentanza ed il rapporto tra istituzioni di rappresentanza e istituzioni di governo non sia organizzato in modo tale da rendere il costo della distanza tollerabile.
La sfida consiste, per Siniscalco, nel tenere insieme tre pilastri: economia, istituzioni e società. Il fenomeno della globalizzazione, nato come flusso tecnologico e demografico, in realtà ha finito per investire non solo e forse nemmeno principalmente il settore economico, ma anche quello culturale e sociale. Questo fa probabilmente paura ai cittadini europei, preoccupati dell’immigrazione, delle malattie importate, dell’ambiente, dei cibi che mangiano. E ciò per due motivi, perché mette a rischio le loro norme sociali e perché temono di perdere il controllo democratico.
La risposta a questo disagio non può essere quella di un governo sovranazionale, perché gli Stati non vogliono perdere la sovranità, diluendo in tal modo il controllo democratico. Serve un approccio pragmatico che tenga insieme i vari livelli di governo, “una forma ragionata di sussidiarietà”, insomma una risposta coordinata degli Stati che, come già detto,  stenta a decollare, perché “le istituzioni cambiano con grande lentezza”.
La Chiesa, ci ha detto il Rev. Sirico, consapevole del fatto che nessuna nazione singola può sperare di risolvere problematiche che abbiano ormai assunto dimensione globale, ha costantemente abbracciato la globalizzazione nei limiti in cui essa è coerente col pensiero sociale cattolico, in particolare finché il termine “globale” sia sinonimo di “inclusivo”. Per dirla con le parole di papa Giovani Paolo II “globalizzazione con solidarietà, globalizzazione senza marginalizzazione”.
La globalizzazione che porta verso il libero scambio e la cooperazione economica, tecnologica e lo sviluppo culturale, realizza una grande conquista in senso di crescita, è un inno alla solidarietà della famiglia umana e alla sussidiarietà,
Se però le nazioni più potenti tendono a dominare sulle più deboli “soprattutto in settori come la difesa della vita e la salvaguardia della famiglia” la globalizzazione si verifica a danno della dignità e dei diritti umani.
In tal senso la Chiesa ha spesso ribadito la necessità di un ordine internazionale in cui le relazioni fra gli Stati avvengano sulla base di norme che “preservino la dignità della persona umana e la coesione della società”, sulle quali vi sia ampio accordo e che siano basate sulla solidarietà e sulla fiducia reciproche, dove il ruolo dei mediatori diplomatici consista nella promozione della pace senza violare il principio di sussidiarietà.
La soluzione quindi è da trovarsi in una visione unitaria fondata su basi etiche.
Dominante è stato perciò nel Convegno il concetto per cui l’etica è prevalente sulla politica e questa sul mercato. Cionondimeno, tanto il mercato quanto il capitale non vanno demonizzati, vale piuttosto il corretto uso che se ne fa.
E’ a questo punto che la diplomazia svolge il suo ruolo, essendo esso un modo per esprimere il controllo dei pubblici poteri ed assegnare ad essi, a loro volta, il controllo dei mercato, già nelle sedi nazionali ma più estesamente in quelle derivanti dall’estensione globale della comunità.
Per concludere con l’ingegner Gaetano Rebecchini, Presidente del Centro di Orientamento Politico, solo “norme e precisi assetti istituzionali, nel più ampio rispetto dei principi democratici, consentiranno agli Stati Europei di svolgere un ruolo determinante per l’affermazione di una “globalizzazione positiva”. Compito impegnativo che i popoli Europei saranno in grado di assolvere in misura tanto più valida quanto maggiore sarà la consapevolezza di quei Valori che, trasmessi dalla tradizione romana e cristiana, costituiscono la comune base della loro cultura”.

          

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