Multiculturalità e identità cristiana
mercoledì 27 febbraio 2002
Multiculturalità e identità cristiana  
 

ADN KRONOS

UE: MONS.FISICHELLA, UN BOOMERANG MARGINALIZZARE RELIGIONI =
CONVEGNO MULTICULTURALITA', CATTOLICI FACCIANO SENTIRE VOCE IN POLITICA

Roma, 27 feb. (Adnkronos) - Puo' rivelarsi ''un boomerang'' la marginalizzazione delle religioni dalla Costituzione europea che verra' redatta dalla Convenzione Ue, al via domani. E' il monito lanciato oggi alla vigilia di un ''momento storico per il continente europeo'' dal rettore della Pontificia Universita' Lateranense, monsignor Rino Fisichella, che ha aperto i lavori del convegno ''Multiculturalita' e identita' cristiana'' promosso dal Centro di orientamento politico a Palazzo Colonna, presenti il vicepremier Gianfranco Fini ed il ministro per le Politiche comunitarie Rocco
Buttiglione.

Interpellato a proposito del ''rammarico'' espresso dal Papa nelle ultime settimane per l'esclusione dei credenti di tutte le confessioni europee dalle categorie citate dalla Convezione istituitaa Laeken il 14 dicembre scorso, il vescovo ha messo in guardia i leader europei dai rischi di una emarginazione dei credenti. ''Chi voglia porre in atto tale proposito -ha detto- non creera' un reale progresso ne' una maggiore unita' nell'Unione europea''. Il prelato
ha sottolineato l'importanza della liberta' religiosa sancita ''con fatica'' dal Concilio Vaticano II: ''Piu' c'e' conoscenza e piu' si favorisce la liberta' religiosa piu' si evita -ha osservato- lapossibilita' di una involuzione verso il fondamentalismo''. Valga per tutti, ha aggiunto, l'esempio di Roma ''patria comunis'' capace di
accogliere molte culture e di rielaborarle.

Quanto al ruolo dei cattolici in politica, ha detto mons.Fisichella, ''anche in uno stato laico non si puo' pensare che
la nostra sia una voce confessionale: i cattolici devono poter dire la loro perche' questo crea progresso per tutti'', e lo stesso impegno dei credenti per il bene comune ''deve qualificare il nostroessere cittadini di questo mondo''.
(Mbr//Adnkronos)


 

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Agenzia Ansa

U.E: CONVENZIONE; MONS. FISICHELLA, NON MARGINALIZZARE RELIGIONI
SAREBBE UN BOOMERANG CONTRO PROGRESSO E UNITA' DELL'EUROPA

Roma, 27 febbraio 2002: L'Ue che si accinge domani al passo "storico" della Convenzione per le riforme dovrà evitare la "marginalizzazione delle religioni", un "boomerang che non creerebbe un cammino di progresso e unità per l'Europa". Lo crede Mons. Rino Fisichella, neorettore della Lateranense e cappellano della Camera dei deputati.

            Mons. Fisichella ha affrontato l'argomento nel corso del convegno "Multiculturalità e identità cristiana", organizzato presso palazzo Colonna a Roma dal Centro di Orientamento Politico  e al quale sono intervenuti tra gli altri il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini e il ministro delle Politiche Comunitarie Rocco Buttiglione. Interpellato dai giornalisti sull'appello del Papa a non escludere la fede dai fondamenti anche giuridici e istituzionali d'Europa, Mons. Fisichella ha invitato avere "memoria storica e a saper valutare il contributo che l'identità cristiana ha saputo dare al progresso dello spirito e dei popoli europei". "Una marginalizzazione delle religioni - ha aggiunto - sarebbe un boomerang per chi lo voglia porre in atto , e non creerà un cammino di progresso e di unità dell'Europa". "Più c'è conoscenza della fede - ha spiegato riferendosi anche al documento conciliare sulla libertà religiosa Nostra aetate - e più favorisce la libertà religiosa, e più si toglie la possibilità di una involuzione e del fondamentalismo".

            A più riprese Mons. Fisichella ha parlato del ruolo di Roma come patria comunis e della sua capacità di "accogliere, esprimere, promuovere culture e persone diverse". Ha infine rivendicato per la Chiesa il "diritto ad esprimere la propria posizione per contribuire al progresso del Paese: la nostra voce - ha sottolineato - deve essere ascoltata e non può essere vista solo in chiave confessionale".
 

 

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Avvenire

Il rettore della Lateranense Fisichella: il Continente rischia di non aver più nulla da dire al mondo
«Un boomerang emarginare le fedi»
Mimmo Muolo

Roma. Se per una sorta di magia fosse possibile far svolgere nei saloni di palazzo Colonna, anziché fra i freddi grattacieli di acciaio e vetro di Bruxelles, i lavori della Convenzione europea che iniziano oggi, probabilmente molte prospettive muterebbero. E molti dei dibattiti di questi giorni sull'identità dei popoli europei non avrebbero ragione di essere. Perché, come direbbe monsignor Rino Fisichella, «ci vuole memoria storica». E qui tra gli affreschi che raffigurano allegorie delle virtù e passi del Vangelo è impossibile non averla.
È, del resto, la stessa memoria che emerge da ogni angolo di quell'Europa dei campanili e delle cattedrali, che adesso si vorrebbe privare del suo retroterra culturale e religioso più autentico. E il rettore dell'Università Lateranense - intervenuto ieri a un convegno su "Multilculturalità e identità cristiana", organizzato dal Centro di orientamento politico proprio nella splendida cornice dell'antica dimora nobiliare romana, presenti tra gli altri, il cardinale Giovanni Battista Re, il vice premier Gianfranco Fini e il sottosegretario Gianni Letta - non ha mancato di farlo notare. «La marginalizzazione delle religioni - ha sottolineato con riferimento al «momento storico dell'apertura della Convenzione» - sarebbe un boomerang, poiché non creerebbe un reale avanzamento nel cammino di unità del Continente. Al contrario basta dare uno sguardo alla storia per accorgersi del contributo che al progresso dello spirito e dei popoli europei ha fornito, ad esempio, il cristianesimo».
Secondo il vescovo, infatti, la tendenza alla marginalizzazione delle fedi è frutto di un malinteso sul significato di multiculturalità. «Non è, né deve essere, un indebolimento della identità cristiana, anche perché in una situazione multiculturale noi siamo fin dall'inizio del nostro credo. Che altro era Antiochia, dove per i seguaci di Cristo furono chiamati per la prima volta "cristiani", se non una città multiculturale. E che cosa si deve dire di Roma, dove da sempre c'è una tradizione di accoglienza?». Conservare e rafforzare la propria identità è dunque condizione indispensabile per entrare correttamente in rapporto con gli altri. «Altrimenti - ha ammonito monsignor Fisichella - non abbiamo più nulla da dire al mondo e diventiamo inutili. Invece, più c'è conoscenza delle fede, più si favorisce la libertà religiosa e più si elimina il rischio del fondamentalismo». «La nostra voce - ha concluso il vescovo, che è anche cappellano della Camera dei Deputati - deve essere ascoltata e non può essere vista solo in chiave confessionale».
Il suo discorso ha poi trovato eco anche negli interventi del moderatore Gianfranco Legitimo («non si tratta di attingere alle radici cristiane per difenderci, ma per progettare un futuro più solidale»), del giornalista Antonio Socci e del presidente del Cop, Gaetano Rebecchini. Il ministro per le Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione ha fatto notare: «L'avvenimento cristiano è stato il fermento attorno al quale si è costruita la nostra civiltà». Evidente qui a Roma. L'importante è che non lo dimentichino, a Bruxelles, i 105 della Convenzione.

 

 

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National Catholic Reporter (versione inglese)


 
 When being a footnote gets dangerous; following
papal hopefuls; and a bet that there’s beer in heaven
 
di John Allen

I once forecast in a review of Weigel’s Witness to Hope that in the long sweep of history, John XXIII, not John Paul II, will be recalled as the most consequential pope of the 20th century. Weigel wrote to bet me “a beer in heaven” that it will not be so.
 

* * *

The new patriarch of Venice, and hence an automatic entrant in the papal sweepstakes, is Angelo Scola, former rector of the Lateran University in Rome. His promotion makes the Lateran seem an important jumping-off point for ecclesiastical careers, especially since the new rector is himself a powerful figure, Rome auxiliary Bishop Rino Fisichella.

Fisichella was one of the primary contributors to John Paul’s 1998 encyclical Fides et Ratio (so much so that insiders jokingly refer to it as Fisichella et Ratzinger).

On Wednesday, Feb. 27, journalists had a chance to sit down with Fisichella before he delivered an address to a conference sponsored by the Rome-based Centro di Orientamento Politico, a think tank with a conservative flavor.

(In the front row at the conference was Italian Cardinal Giovanni Battista Re, prefect of the Congregation for Bishops and a front-runner to be the next pope. With him were Gianfranco Fini, head of the National Alliance party that descends from the old Italian fascists, and Rocco Buttiglione, Italy’s most ultra-Catholic politician and part of the current conservative governing coalition. The line-up was confirmation anew that, despite some progressive positions on social questions, at the end of the day, the Vatican breathes the air of the political right.)

Fisichella talked about the need to defend our Christianity identity against a multiculturalism that would water it down for the sake of “tolerance.” It was a reprise in some ways of key ideas from Fides et Ratio.

“If we lose our identity, we will no longer have anything to say to the world and hence we will become useless,” Fisichella concluded.

I suggested to Fisichella that his new job makes him a leader of intellectual life in the church, and asked him to name what he sees as the main challenges. He said the relationship between the gospel and the cultures is the “oceanic problem” of the day. Within that, he identified the defense of life and the need to align our conduct with our principles as pressing tasks.

If the answers were a tad predictable, Fisichella nevertheless came across as a confident thinker in command of the issues important to him. I suspect he will be a strong leader at the Lateran, pushing the university and the scholarship it influences towards a robust, unapologetic assertion of traditional Christian principles.

 
 

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National Catholic Reporter (versione italiana)

Il nuovo Patriarca di Venezia, e dunque un candidato al papato, è Angelo Scola, ex rettore dell’Università Lateranense di Roma. La sua promozione rende la Lateranense un importante trampolino di lancio per le grandi carriere ecclesiastiche.  Ne è una prova anche il fatto che il nuovo rettore dell’università, il vescovo ausiliare di Roma, Mons. Rino Fisichella, è davvero una figura di grande rilievo.

Fisichella è stato uno dei principali contributori all’enciclica Fides et Ratio di Giovanni Paolo del 1998 (al punto che gli  insider la chiamano l’enciclica di Fisichella e Ratzinger).

Mercoledì 27 febbraio ai giornalisti è stata data l’opportunità di incontrarsi con Fisichella prima di un suo discorso all’interno di un  convegno organizzato dal Centro di Orientamento Politico, un think tank romano di tendenze conservatrici.

(In prima fila al convegno si trovava il Cardinal Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione dei Vescovi e uno dei candidati preferiti per la successione di Giovanni Paolo. Al suo fianco vi era Gianfranco Fini, capo di Alleanza Nazionale, partito che discende dal vecchio partito fascista italiano, e Rocco Buttiglione, l’uomo politico italiano più fortemente cattolico e membro del governo conservatore. Questa imponente presenza è una conferma che, ad eccezione di alcune posizioni progressiste su questioni sociali, il Vaticano si ispira alle idee della destra politica).

Fisichella ha parlato del bisogno di difendere la nostra identità cristiana nei confronti di un multiculturalismo che minaccia di diluirla in nome della “tolleranza”. Con queste parole Fisichella ha ripreso alcune idee chiave della Fides et Ratio.

“Se perdiamo la nostra identità non avremo più nulla da dire al mondo e dunque diventeremo inutili,” ha concluso Fisichella.

Ho suggerito a Fisichella che il suo nuovo incarico lo rende un leader della vita intellettuale della Chiesa, e gli ho chiesto quali sono, nella sua opinione, le maggiori sfide per la Chiesa di oggi. Mi ha risposto che il “problema oceanico” è quello della relazione tra il vangelo e la cultura. All’interno di questo enorme problema, Fisichella ha  individuato la sfida della difesa della vita e l’esigenza per i cattolici di rendere i loro comportamenti coerenti con  i loro princìpi di fede.Se alcune di queste risposte possono essere considerate scontate, Fisichella è apparso come un uomo sicuro di sé e pienamente in comando dei temi che gli stanno a cuore. Ritengo che sarà un leader forte alla Lateranense e che darà un contributo positivo all’università ed al suo pensiero e che difenderà con forza i princìpi tradizionali della Chiesa.

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Agenzia SIR

A cura di Chiara Santomiero

"La multiculturalità per i cristiani non è un problema perché fin dall'inizio la loro vita si è svolta in contesti multiculturali; ciò che è preoccupante oggi, è il voler disperdere la propria identità con la falsa prospettiva di una più facile accoglienza dell'altro o per una effimera idea di dialogo": questa la tesa espressa da Mons. Rino Fisichella, Rettore della Pontificia Università Lateranense, intervenendo alla riflessione promossa nei giorni scorsi dal Centro di Orientamento Politico su "Multiculturalità ed identità cristiana".

            "Un processo multiculturale - ha proseguito Mons. Fisichella - richiede, invece, la presenza di una forte identità; altrimenti nasce una nuova Babele dove ognuno parla e dice la sua, incapace di ascoltare e capire l'altro. Tanto varrebbe, allora, parlare di multirazzialità, dove il riferimento al colore della pelle, o ai tratti somatici più che all'intelligenza che ognuno possiede e sviluppa nella cultura e nel dialogo interculturale".

            Per il rettore della Università lateranense: "in duemila anni di storia, il cristianesimo ha saputo ispirare culture diverse senza chiedere di rinunciare a se stesse, ma solo aprendosi al nuovo  che veniva offerto. Agostino ed Ambrogio, per esempio, sono rimasti uno romano e l'altro africano eppure hanno saputo esprimere la forza dell'intelligenza in maniera complementare. Certo la nostra storia ha conosciuto anche  momenti di violenza che sarebbe ingiusto  e contro la storia considerare sempre a senso unico: ciò non comporta la condanna di un'identità ma l'analisi se essa sia stata espressa e vissuta in maniera coerente".

            "E' drammatico - ha concluso Mons. Fisichella - dover verificare una diffusa miopia di chi non riesce a vedere il profondo e permanente apporto che la fede cristiana ha saputo dare alla storia della cultura: Noi non siamo nati nel 1600; la nostra storia va ben oltre, anzi è quella che permette di stabilire la stessa datazione del 1600!Però non condivido l'identificazione tra cristianesimo  ed Europa e tra cristianesimo e cultura. In questo modo rischieremmo il fondamentalismo.

            Il cristianesimo non coincide con l'Europa o con l'Occidente perché ha confini più vasti: p.e. la Russia, l'America latina. Il cristianesimo, inoltre ispira una cultura, non si identifica con essa: la cultura è frutto dell'azione degli uomini, il cristianesimo è il frutto dell'azione di Dio che si incarna nella storia dell'uomo".

 

                           

 

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Agenzia Repubblica

I lavori a Roma del convegno promosso dal Centro di Orientamento Politico
Per una Convenzione europea dall'identità cristiana


Il convegno sul tema "Multiculturalità e identità cristiana", ultimo di una serie d'incontri che il Centro di Orientamento Politico ha organizzato sulle dinamiche di una società in fase di transizione sotto le spinte della globalizzazione mondiale e dei trasferimenti di sovranità su scala europea, si è tenuto nel Palazzo Colonna di Roma in concomitanza del debutto ufficiale a Bruxelles della Convenzione dell'UE che dovrà redigere entro il giugno 2003 la bozza di "trattato globale" dell'Europa. Un lavoro difficile, per i diversi "spiriti" con cui gli Stati membri dell'Unione si avvicinano alle problematiche del comune sentire. Ed è già un fatto molto positivo che la delegazione italiana alla Convenzione - con Gianfranco Fini in rappresentanza del governo, Lamberto Dini e Marco Follini per i due rami del Parlamento, più Giuliano Amato come vice presidente di questo organismo alla cui testa è il francese Valery Giscard d'Estaing - coltivi propositi sufficientemente unitari nel dare un'anima all'Europa attraverso la sua Magna Charta. Il Centro presieduto da Gaetano Rebecchini (nella foto), proprio per la simultaneità temporale del suo convegno di studi con la messa a regime della Convenzione europea, non poteva non affrontare le ragioni di una Costituzione che non possa più ignorare - come purtroppo ebbe a verificarsi al summit di Nizza - la storia globale dei suoi popoli. Dall'impero romano d'Occidente dopo il "in hoc signo vinces" di Costantino, attraverso Carlo Magno sino all'umanesimo e al rinascimento, l'identità e l'idealità cristiane del Continente rappresentano un unicum.
Il Centro di Orientamento Politico fondato da Gaetano Rebecchini nel 2000 si sta qualificando, come ha voluto sottolineare nel suo intervento il ministro Rocco Buttiglione, "come quella grande organizzazione culturale di cui il Paese sentiva il bisogno per la formazione della sua classe dirigente". Aggiungendo: "E Rebecchini ha avuto il merito di credere nell'importanza di una elaborazione culturale alta". Ne ha preso atto, con la sapiente attenzione che le è propria, anche la Santa Sede, qualificatamente rappresentata a Palazzo Colonna dal Cardinale Giovanni Battista Re, già numero due della Segreteria di Stato ed oggi Prefetto del Dicastero per i vescovi, e dalla vetta degli studi teologici della Chiesa con il Rettore Magnifico del Pontificio Ateneo Lateranense, Monsignor Rino Fisichella (primo relatore al convegno) e con il Rettore della Pontificia Università Gregoriana, monsignor Franco Imoda. Presenti in sala per il governo il vice presidente del Consiglio Gianfranco Fini, che guida la delegazione italiana alla Convenzione europea e che è in partenza per Bruxelles (il quale, in prima fila a prendere appunti, intende documentarsi sugli umori ecclesiali e più in generale del cattolicesimo più coerente e militante in vista dell'appuntamento per la Convenzione), il ministro per l'Europa Rocco Buttiglione, il viceministro per la Presidenza Gianni Letta (orecchio discreto di Berlusconi) ed altre personalità del Parlamento e più in generale delle istituzioni.
Nel suo intervento di apertura, Gaetano Rebecchini avverte subito e senza sottintesi che "è essenziale in questo contesto mettere bene a fuoco i problemi che la multiculturalità viene a porre, ed altresì sviluppare e diffondere una più approfondita coscienza dell'identità cristiana, per esserne giustamente orgogliosi". Ed ancora: "Questa duplice esigenza è particolarmente importante oggi in Europa, dove di fronte alle sfide poste dalla globalità ci si interroga da tempo sulla maniera più opportuna per rafforzare l'integrazione politica del nostro continente". Il Centro di Orientamento Politico, alla vigilia dell'inizio-lavori della cosiddetta Convenzione che dovrà elaborare la proposta della Carta Fondamentale dell'Europa Unita, si propone appunto di "orientare" - specifica l'ingegner Rebecchini - i costituenti in vista di un documento "dove inevitabilmente emergerà il problema dell'identità dei popoli europei e dei comuni valori su cui deve essere fondata l'Unione". Multiculturalità non configge, dunque, con l'identità cristiana dell'Europa. "Stimolare tali effetti è proprio quanto si prefigge questa Associazione", con gli argomenti trattati nel convegno, "data anche la competenza dei relatori". Primo fra tutti Monsignor Rino Fisichella, Vescovo Ausiliare di Roma e Rettore Magnifico di quella Pontificia Università Lateranense che costituisce la massima istanza culturale della Chiesa cattolica.
Ci voleva l'impatto terroristico dell'11 settembre 2001 sulle torri di New York per rifare prendere coscienza che il chiamarsi cristiani non significa rifarsi a civiltà culturalmente chiuse ma semmai ai principi universali della libertà e della democrazia. Sono proprio gli islamici, i fondamentalisti come i moderati, a ricordarci chi siamo, quando appunto riferendosi all'Europa e all'Occidente in generale parlano di Paesi cristiani. Naturalmente sono in gioco, anche entro questa Convenzione di costituenti, sensibilità culturali, di linguaggio, diverse; e qualche volta si confondono a livello terminologico civiltà cristiana con religione cristiana, nel timore ancestrale di un ritorno a sovrapposizioni (che oggi richiamano, semmai, le pratiche immobilistiche "da Medioevo" proprie dei musulmani) di Chiesa e Stato. Così lo stesso Segretario di Stato di Sua Santità non scarta neppure l'ipotesi - come ha fatto il 18 febbraio nel suo incontro all'Ambasciata italiana presso la Santa Sede con le massime autorità della Repubblica, da Ciampi a Pera, da Berlusconi allo stesso rappresentante del nostro governo alla Convenzione, Fini - di un ripiegamento pragmatico, di conciliazione con chi mantiene riserve sul riconoscimento esplicito delle radici cristiane dell'Europa. Se non proprio "cristiana", ha detto da diplomatico di rango il Cardinale Angelo Sodano, che l'Europa sia almeno "spirituale". Questa prudenza di fondo, fatta propria anche dal cattolicissimo ministro per l'Europa, Rocco Buttiglione, quando sostiene che l'Italia si presenta all'appuntamento della Convenzione senza retropensieri, non significa che manchino paletti o punti di riferimento. "E' evidente", spiega Buttiglione, "che in Italia l'attuale maggioranza pone un'attenzione forte al tema delle radici cristiane dell'Europa, al ruolo delle comunità naturali come la famiglia e la nazione, senza dimenticare le Chiese". Da parte sua Gianfranco Fini avverte sommessamente che si tratta di salvaguardare le radici culturali del Vecchio Continente, "e tra queste radici è difficile non annoverare la civiltà ellenistico-romana e la religione giudaico-cristiana". Ma forse è possibile puntare a qualcosa di più, come emerge dal convegno odierno tra le righe dei vari interventi. Del resto sono ancora nell'aria le parole pronunciate il 23 febbraio da Giovanni Paolo II: "Il processo di secolarizzazione che ha preteso di escludere Dio e il cristianesimo da tutti gli ambiti della vita umana ha portato l'Europa al laicismo e al secolarismo agnostico ed ateo. E' un processo che rischia di far cadere il Vecchio Continente nel relativismo ideologico e di cedere al nichilismo morale, dichiarando bene quello che è male e male quello che è bene". Il Papa si è detto ancora una volta "rammaricato" perché nell'annunciata nuova Carta dell'UE "sia stato tolto ogni accenno esplicito alle religioni e al cristianesimo". L'opinione corrente nelle pieghe del convegno promosso dall'Associazione presieduta da Rebecchini è che dovrà essere quindi compito dei "convenzionisti", ed in particolare dei delegati italiani Fini, Amato, Dini e Follini, correggere quelle deviazioni aberranti.
Al convegno del Centro di Orientamento Politico, espressione dell'intellighenzia più radicata in questo humus spirituale dell'Europa, una differenziazione reale tra identità cristiana e multiculturalità moderna non è stata registrata. Già il presidente Gaetano Rebecchini (che ha lasciato il coordinamento della Consulta per i problemi etico religiosi di AN per poter recitare un ruolo meno partitico d'impegno culturale e ideale), si è riferito alla cristianità ed alla romanità dell'Europa. Così il convegno ha potuto assumere una valenza di conclamata ufficiosità per la partecipazione come relatore del Vescovo Ausiliare di Roma nonché Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense, da poco insediato dal Papa sul seggio sino allo scorso anno occupato da Monsignor Angelo Scola, neo patriarca di Venezia. Monsignor Fisichella ricorda tutte le tappe bimillenarie della cristianizzazione dell'Europa, che il processo di secolarizzazione non ha del resto (specie in Italia, come dimostrano i dati di adesione alla religione riscontrabili in ogni ordine della scuola) scalfito. Per cui l'Identità cristiana del Vecchio Continente è un dato incontestabile. Tuttavia, nel rispondere ad un intervento forse un po' oltranzista, il Rettore della Lateranense ricorda che la fede cristiana non si identifica con "una cultura", essendo universale, multiculturale appunto. "Non condivido", ha precisato, "l'identificazione tra cristianesimo e Europa, essendo la fede in Cristo ben presente in America Latina, nel Nord America, in Africa, in India". Monsignor Fisichella ha fatto comunque notare in riferimento alla Convenzione di Bruxelles, come "la marginalizzazione delle religioni sarebbe un boomerang, poiché non creerebbe un reale avanzamento nel cammino di unità del Continente. Al contrario basta dare uno sguardo alla storia per accorgersi del contributo che al progresso dello spirito e dei popoli europei ha fornito il cristianesimo". Secondo quello che è oggi la massima autorità teologica della Chiesa cattolica, la tendenza alla discriminazione delle fedi è frutto di un malinteso sul significato di multiculturalità: "Non è vero, né deve essere, un indebolimento dell'identità cristiana, anche perché in una situazione multiculturale noi siamo fin dall'inizio del nostro credo. Che altro era Antiochia, popolata da greci, ciprioti, giudei, dove i seguaci di Gesù furono chiamati per la prima volta 'cristiani', se non una città multiculturale. E che cosa si deve dire di Roma, dove Pietro e Paolo vennero accolti dalla comunità giudaica e gentile, inaugurando una tradizione di accoglienza che dura ancora?". Se non si conservasse e rafforzasse la propria identità in Europa, condizione indispensabile per entrare in rapporto con gli altri, non avremmo più nulla da dire al mondo: "Diventeremmo inutili". E ancora: "La nostra voce deve essere ascoltata e non può essere vista solo in chiave confessionale. Non siamo la Fede del Libro, della scrittura, ma del verbo. Fuori quindi da ogni fondamentalismo. Siamo capaci di vivere nelle varie culture, anche se senza tradizione non c'è memoria, non c'è possibilità di futuro".
L'intero dibattito, condotto dal professor Gianfranco Legitimo, si è articolato su queste linee di sottolineatura dell'identità cristiana come apertura alle altre realtà. Con spunti alcune volte coinvolgenti, come quello del professor Vittorio Mathieu il quale ha ricordato come la multiculturalità ha potuto funzionare solo quando esisteva un governo globale forte, come quello di Roma quando i cristiani si fecero riconoscere ad Antiochia. Una indicazione che si è poi intersecata nella relazione di Antonio Socci, giornalista del FOGLIO, il quale si appresta a pubblicare un libro sulle persecuzioni recenti dei cristiani nel mondo. E qui ha sollevato il concetto di reciprocità, non per chiedere il bando all'immigrazione in Italia e in Europa dai Paesi in cui ogni pratica cristiana è vietata ma per proporre l'esempio di una superiore civiltà che si riferisce alla tradizione ebraico-cristiana. Socci, che ha citato le posizioni del Cardinale Biffi circa la presenza islamica nel nostro Paese, ha definito la Convenzione europea intossicata da un altissimo tasso di ideologizzazione. Per fare quindi un documentatissimo excursus delle posizioni in favore dell'identità cristiana dell'Europa emerse in campo non religioso. "Oggi è il mondo laico che chiede alla Chiesa di difendere l'identità cristiana dell'Europa" E, tra gli altri, cita per l'Italia Sartori, Mieli e la Fallaci. Lo stesso Giuliano Amato. "Gli immigrati debbono essere aiutati, facendo loro capire il valore della nostra cultura tradizionale quale fattore di progresso. Troppa condiscendenza non li aiuta". (M.T.P.)

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Agenzia CIC

Traduzione dal testo dell'Agenzia CIC che raggruppa tre Agenzie di Stampa Cattolica

(KNA da Bonn); (KATHPRESS da Vienna); (KIPA da Friburgo).

 Immediatamente prima dell'apertura della "Convenzione", il rappresentante del Governo Italiano presso la Convenzione stessa, Gianfranco Fini, ha partecipato a Roma ad un Convegno sul tema "Multiculturalità ed identità cristiana" con il nuovo Rettore della Pontificia Università Lateranense il Vescovo Rino Fisichella.

         Fisichella ha affermato durante il Convegno - applaudito anche da Fini - che la voce della Chiesa deve essere ascoltata e presa in considerazione nella ricerca dei valori di basdella Comunità (UE).

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Secolo d'Italia (02/03/2002)

Un convegno a Roma sulla globalizzazione promosso dal Centro di Orientamento Politico diretto da Gaetano Rebecchini.

  E' religioso il cuore D'Europa

Non si possono ignorare le radici cristiane del Vecchio Continente.

Di Antonio Saccà

Interessante e qualitativamente non comune l'incontro che si è svolto, per iniziativa del Centro di Orientamento Politico e per l'impulso determinante di Gaetano Rebecchini, a Palazzo Colonna, sede ormai stabile di tali incontri. Il Vescovo di Roma Rino Fisichella, Rettore dell'Università Lateranense, e il giornalista Antonio Socci, hanno parlato e discusso di cristianesimo e di Europa e, in un certo senso, della situazione generale della civiltà e della nostra civiltà. Gaetano Rebecchini opportunamente diceva, come del resto in precedenti riunioni, che la globalizzazione può essere vista in molteplici aspetti , e segnatamente nell'aspetto economico, ma non secondariamente nell'aspetto culturale, nell'aspetto di confronto delle religioni, nell'aspetto delle immigrazioni. Tutti aspetti che Rebecchini evidenziava introducendo la serata. Ulteriori precisazioni quelle svolte da Gianfranco Legitimo, che accentuava la questione demografica, palesando il fatto, assolutamente da condividere che, il presupposto di ogni discussione è che l'Europa continui a sussistere  demograficamente. Può sembrare un'ipotesi apocalittica, ma, purtroppo, il crollo delle nascite è una tendenza accertata.

            Rino Fisichella in una lunga e variata relazione descriveva un'Europa in cui il cristianesimo talvolta è osteggiato, o in ogni caso non riconosciuto come elemento essenziale della tradizione spirituale dell'Europa medesima e dell'Occidente in generale. Fisichella notava che questo non solo è un errore, ma una falsificazione della realtà. Il cristianesimo esiste, la coscienza cristiana è presente, la scolarizzazione privilegia l'insegnamento cattolico e dunque non possiamo dirci scristianizzati. Coloro i quali volessero un'Europa senza cristianesimo sbaglierebbero nei fatti, oltre che nelle concezioni. Antonio Socci percepiva il fatto che noi siamo troppo condiscendenti soprattutto con l'islamismo, e invece sarebbe opportuno incalzarlo per la mancanza in esso di libertà, per la legislazione talvolta spietatissima, in maniera che i musulmani sentano di avere  nei loro confronti una visione critica, anche se non pregiudiziale. In un intervento rapido, il Ministro Rocco Buttiglione aveva appropriatamente sostenuto che le radici dell'Europa sono ebraico-greche-cristiane, e che questo va riconosciuto per riconoscerci a nostra volta. Buttiglione sosteneva, argomento ripreso da Monsignor Fisichella, che bisogna costruire la pace, la pace nella giustizia, come sostiene Giovanni paolo II, nominato da Buttiglione. Bisogna, proseguiva, dialogare con la coscienza di sapere chi siamo e con il riconoscimento dell'altro.

            Dopo gli interventi e le relazioni, si è avuto un dibattito intenso da parte di Rino Cammilleri, del Principe Lillio Ruspoli, e di chi scrive, tra gli altri. Cammilleri dichiarava necessario propagare alla base cristiana la coscienza dell'identità cristiana, e non accedere a forme di condiscendenza, come in parte era già stato detto. Il Principe Ruspoli esplicitava il bisogno che l'Europa stabilisca rapporti con la Chiesa Ortodossa, ovviamente nel presupposto della comunanza cristiana tra cattolicesimo e ortodossia. Personalmente ho ribadito che è pur giustificato il rilievo di una crisi del cristianesimo all'interno della società europea, e perfino di una certa negazione della presenza cristiana, ma a maggior ragione questa negazione viene dall'esterno, dal mondo islamico, dal mondo induista. D'altro canto, anche da parte  cattolica vi sono aperture talvolta problematiche per l'opinione pubblica nei confronti delle religioni straniere. Chi è veramente nemico del cristianesimo: il nemico laico, per essere espliciti, o il nemico esterno importato, diciamo, quello islamico o quello induista? Perché non accettare la nostra nelle sue forme pluralistiche, laiche, cristiane, cattoliche, addirittura umanistiche classiche, ebraiche, ovviamente? Che pericolo c'è nel nostro pluralismo? Il nostro pluralismo va accettato nelle varie componenti. Per essere chiari, in un argomento così delicato: il valore della pluralità non è un valore negativo. Che in Europa vi siano laici, ebrei, cristiani, cattolici, umanisti scettici, tutto ciò non rappresenta un valore negativo della nostra  civiltà. Anche gli islamici, anche gli induisti, se vengono nella nostra civiltà, devono accettare il pluralismo. Il fatto è che gli islamici e induisti, soprattutto gli islamici, non accettano il nostro pluralismo. Non solo non accettano il pluralismo nelle loro società, o lo accettano rarissimamente, ma non lo accettano neppure nelle nostre società. Ecco un punto da chiarire. Se è vero che oggi come oggi, come dichiarava Fisichella, il cristianesimo core qualche pericolo da parte dell'agnosticismo, è pur vero che il pericolo maggiore, sostenevo, lo correrebbe da un afflusso illimitato di islamici e di altre religioni non europee, le quali non hanno il minimo concetto del pluralismo. Dunque, dovremmo far fronte comune: laici, cristiani, cattolici, ebrei, umanisti scettici contro i pericoli esterni. Vengano pure tutte le religioni nell'Europa, ma purchè accettino il pluralismo. Non è il caso di combatterci tra cristiani, umanisti scettici, ebrei. Non è proprio opportuno criticarci all'interno nel momento in cui il vero pericolo è dall'esterno e consiste nell'accoppiamento tra la nostra carenza demografica e l'espansione demografica di altre religioni. Rino Fisichella sosteneva che il cristianesimo non può circoscriversi all'Europa. Ha perfettamente ragione, il cristianesimo è universale. Ma noi siamo europei, e dobbiamo difendere l'Europa. Ora l'Europa la si può difendere con un fronte comune delle religioni cristiane, della tradizione e della presenza ebraica, della cultura agnostica pagana, per così dire. Non contro le altre religioni, ma per impedire alle altre religioni a all'afflusso demografico di toglierci il nostro tipo di libertà, quello individuale. Se l'Europa riesce a riconoscersi nell'ebraismo, nel cristianesimo e nella tradizione greca agnostica e razionalista e nella libertà individuale, non verremo alterati o annientati. A meno che non ci annientiamo da noi, scomparendo demograficamente. E non a caso Vittorio Mathieu parlava  della necessità che la forza protegga la lib

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Secolo d'Italia (06/03/2002)

 

La forza delle nostre radici

 di Annamaria Scavo

Fino a che punto l’attingere alla radice cristiana da parte dell’Europa e di tutti noi può servire ad affrontare i problemi che sono all’origine del conflitto tra multiculturalità e difficoltà di esprimersi? E’ giusto rinunciare alle proprie radici? Questi gli stimoli forniti dal convegno tenutosi a Palazzo Colonna su “Multiculturalità ed identità cristiana” terza importante riflessione sull’era globale, proposta dall’ing. Gaetano Rebecchini per il Centro di Orientamento Politico della Fondazione Salvatore Rebecchini, relatori mons. Rino Fisichella, il ministro Buttiglione, il giornalista Antonio Socci, e Gianfranco Legitimo, attento e sapiente coordinatore.

Proprio Roma, ha ricordato il ministro Buttiglione, fu un esempio storico di convivenza tra diverse culture e ha poi posto l’accento sulla importanza di non discriminare gli altri, pur restando determinati nel rispetto di sé.

Nuove situazioni, negli ultimi decenni, ci portano a fare i conti con la presenza di più culture: l’immigrazione, l’unificazione delle nazioni e l’interdipendenza dei popoli, ed infine il rapporto tra globalizzazione e giusta tendenza a conservare le proprie tradizioni locali, una dimensione questa senza la quale vengono meno le espressività dell’agire umano e perciò viene meno la cultura. Per noi cristiani, ha  detto mons. Fisichella, Rettore della Pontificia Università Lateranense, la multiculturalità non è mai stata un problema. Sin dai primi secoli abbiamo coabitato in ambienti culturali variegati, a cominciare da Antiochia, dove i discepoli cristiani così venivano chiamati perché come tali si proponevano e si distinguevano.

Il vangelo deve inserirsi nelle varie culture arricchendole senza sostituirsi ad esse. Noi abbiamo una visione propositiva che si fa forte di duemila anni di storia e che, finché ha avuto intensa la sua identità è stata anche capace di ispirare le altre culture e di generare autentico progresso. “Basta dare uno sguardo alla storia per accorgersi del contributo che al progresso dello spirito e dei popoli europei ha fornito il cristianesimo”.

Resta però l’esigenza della nostra coerenza. L’apertura alle altre culture non deve infatti cedere alla tentazione di disperdere la propria identità cristiana, la quale in tanto può farsi propositiva in quanto sia salda.

L’identità per noi è quindi una condizione necessaria perché ci sia la multiculturalità, altrimenti tanto varrebbe parlare esclusivamente di multirazzialità, dove il riferimento è più al colore della pelle ed ai tratti somatici che non all’intelligenza che ognuno possiede e che sa promuovere e sviluppare in vera cultura e dialogo interculturale.

Ogni uomo è figlio e padre della propria cultura, quindi solo nella misura in cui siamo capaci di tradizioni, siamo anche capaci di vera cultura. Anche un laico come Gardamer, sottolinea la necessità di recuperare la tradizione perché “senza tradizione non c’è storia” e non c’è passato. Riconoscere che esistono delle culture più avanzate non significa togliere dignità alle altre culture poiché la multiculturalità deve creare le condizioni per una comunicazione tale che anche le altre culture che convivono possano aprirsi ai valori superiori e trovare forme coerenti perché il loro modello culturale possa esprimersi ulteriormente,

E’ d’accordo anche, Antonio Socci, editorialista del Giornale e del Foglio, pur in un approccio più laico. Egli ha denunciato come il tema della multiculturalità, per come emerge da libri e giornali, sia intossicato da un alto livello di pregiudizi che lo rendono terreno minato ad ogni approccio e impediscono di fare le constatazioni storiche più ovvie e inoffensive.  Così, anche ciò che per la storiografia è acclarato, rischia di non diventare patrimonio comune. Il dibattito attualmente vede una parte del pensiero polemizzare con questo richiamo alle radici giudaico-cristiane della cultura europea, che invece vanno rivendicate non in senso confessionale ma storico.

Oggi proprio la cultura laica riscopre il tema di identità e di cristianesimo e dell’influenza dell’identità cristiana nell’identità italiana ed europea, cosa che in altre stagioni sarebbe sembrata impossibile. E non c’è motivo di negare che noi a questa storia e a questa cultura assegnamo un’importanza preferenziale, pur nel rispetto degli altri.

A proposito dell’immigrazione, si cade nell’equivoco frequente di ritenere che il problema della multiculturalità sia un problema della Chiesa. Se vero è che la Chiesa, per natura e per storia, attraversa tutte le culture, il problema diventa piuttosto dello Stato che subisce una vera invasione, dato il relativismo morale in cui l’occidente è immerso, la valenza civile delle altre religioni e il problema di una forte denatalità. Quando lo ha detto il card. Biffi è stata polemica, ma dopo l’11 settembre scorso, l’affermazione si è riproposta in tutta la sua profondità e verità.

Anche la possibilità di incontrare le altre culture e di abbracciare gli altri popoli, deriva da quanto è radicata l’identità. Anzi sentimenti di rigetto e di xenofobia possono nascere proprio laddove il sentimento di identità non c’è più.

Per concludere Socci è convinto che uno dei modi in cui la nostra cultura occidentale meglio può aiutare le altre culture a convenire sui valori fondamentali e su una via di progresso è nella convinzione delle nostre radici. Un eccesso di condiscendenza, oltre a dare la sensazione di nichilismo e disprezzo per la propria appartenenza, significherebbe non aiutare altri popoli ed altre civiltà nel cammino del progresso.

 

 

 

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Agenzia UCA News (versione inglese)

ASIA CLASH OF CIVILIZATIONS NOT COMING TRUE, RECTOR OF LATERAN
UNIVERSITY SAYS

By Gerard O'Connell, Special Correspondent in Rome
VATICAN CITY (UCAN) --

 An Italian bishop-scholar has downplayed the "clash
of civilizations" theory that grew to prominence after the Sept. 11
terrorist attacks, while urging Indian Catholics to persevere in the faith.

The clash of civilizations predicted by Harvard Professor Samuel Huntington
is not coming true, said Auxiliary Bishop Rino Fisichella of Rome, the new
rector of the Pontifical Lateran University, where many Asian priests
study.
It is even more evident after the Assisi meeting of world religious leaders
Jan. 24, which "showed how religions can make themselves a point of
encounter, and not of clash," he told journalists before a conference in
late February.
In the emotional atmosphere of the first months after Sept. 11, some began
to accept that "the clash of civilizations" theory was coming true "because
the emotional dimension was very strong." But such is no longer the case,
Bishop Fisichella said. "We can no longer speak of the 'clash.'"
Huntington, in his 1996 book, "The Clash of Civilizations and the Remaking
of World Order," discusses the threat of escalating conflicts between
countries and cultures that root their traditions in religious faith and
dogma, and foresees a "clash" between Western and Islamic civilizations.
The bishop, when asked to comment on the difficulties experienced by the
minority Christian community in Asia, focused only on the situation in
India as it "is now in the limelight" due to religious and political
conflicts.
He told the media that Indian Christians need to know that "there are
Churches (around the world) which support them and are behind them."
The Italian bishop said there is a need for Christians to dialogue in
India, the cradle of profound traditions of great wisdom much older than
Christianity, but without "diluting their identity."
For more than 2,000 years, Christians have lived among people of different
cultures and religions, he said, but they did so by preserving their
Christian identity. History shows that too is the road ahead, he said.
The encounter between Christianity and various religions in many parts of
Asia "must not involve a renunciation of the Christian identity," he added.

He said this is not just the position of the Catholic Church, it is a view
shared by all the Christian Churches and communities, citing a study he
made on how Christians worldwide received the declaration "Dominus Iesus:
On the Unicity and Salvific Universality of Jesus Christ and the Church."
The Congregation for the Doctrine of the Faith issued the document in
September 2000.
He said that while many of the Christians Churches and communities "were
critical of the ecclesiological positions" of the document, there was
nevertheless "an essential unanimity" among them on the content of Chapter
II, "The Incarnate Logos And The Holy Spirit In The Work Of Salvation."
"Christians are united" in the defense of the centrality of the role of
Jesus Christ in the salvation of the world, he said. It is no longer just
an issue for Catholics, he said, it is "an ecumenical concern.

 

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Agenzia UCA News (versione italiana)

Asia:  Lo Scontro tra civiltà non si stà avverando, secondo il Rettore dell’Università  Lateranense  

Di Gerard O’Connell, inviato speciale a Roma

Citta del Vaticano- Un vescovo-intellettuale ha ridimensionato il pericolo dello “scontro tra civiltà” che ebbe un periodo di popolarità dopo gli eventi dell’11 settembre. Il vescovo incoraggia i cristiani in India a mantenere salda la loro fede.
Lo scontro tra civiltà previsto dal professore di Harvard Samuel Huntington non si stà avverando, ha detto il Vescovo ausiliare di Roma Tino Fisichella, nuovo rettore dell’Università Lateranense, istituto dove studiano molti preti asiatici.
Questo è ancora più evidente in seguito al meeting di Assisi che riunì i leader di più religioni il 24 gennaio scorso e che mostrò “come le religioni possono essere un punto di incontro e non di scontro”, ha detto Fisichella ai giornalisti prima degli inizi di una conferenza alla fine del mese di febbraio.
Nel clima emotivo dei primi mesi dopo l’11 settembre alcuni iniziarono ad accettare il fatto che la teoria dello “scontro tra civiltà” si stesse avverando “a causa del fortissimo livello emotivo” di quel periodo. Ma le condizioni sono cambiate  e “non possiamo più parlare di scontro”, ha detto Fisichella.
Nel suo libro “Lo sonctro tra civiltà e il nuovo ordine mondiale” del 1996, Huntington trattava l’argomento del pericolo di una escalation dei conflitti tra paesi e culture che traggono le loro origini nella fede religiosa e nei dogmi, e l’autore predisse lo “scontro” tra civiltà occidentali ed islamiche.
In risposta ad una domanda sulle difficoltà della minoranza cristiana in Asia, il vescovo si è limitato a commentare la situazione in India che “si trova ora sotto i riflettori” a causa dei conflitti politici e religiosi.
Fisichella ha detto ai giornalisti che i cristiani indiani devono essere consci del fatto che “esistono Chiese (nel mondo) che danno loro supporto e sono dalla loro parte”.
Il vescovo italiano ha detto anche che i cristiani in India devono essere aperti al dialogo in un paese che è stato la culla di profonde tradizioni di grande saggezza molto più antiche della religione cristiana senza però “diluire” la loro identità cristiana.
Per oltre 2,000 anni i cristiani hanno vissuto tra diverse culture e religioni ma lo hanno fatto mantenendo la loro identità cristiana, ha detto Fisichella. La storia dimostra che anche questa è una strada da perseguire.
L’incontro tra il cristianesimo e le diverse religioni in molte parti dell’Asia “non deve comportare la rinuncia dell’identità cristiana”, ha aggiunto.
Ha detto inoltre che questa tesi non è sostenuta solamente dalla Chiesa cattolica ma da tutte le chiese e comunità cristiane e ha citato a proposito la “Dominus Iesus: sull’Unicità e l’Universalità Salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa”, a firma della Congregazione della Dottrina della Fede nel settembre 2000.
Fisichella ha detto che mentre molte Chiese e comunità cristiane “erano critiche nei confronti delle posizioni ecclesiologiche” del documento, tutte avevano comunque espresso “un’unanimità essenziale” nei confronti del Capitolo 11 riguardo al “Logos Incarnato e lo Spirito Santo nella Salvezza”.
“I cristiani sono uniti” nela difesa della centralità del ruolo di Gesù Cristo nella salvezza del mondo. Non è un tema che interessa solo i cattolici, ma ha una “rilevanza ecumenica”.

 

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ADISTA

 

"Se perdiamo la nostra identità cristiana non abbiamo più niente da dire al mondo e diventiamo inutili". Dunque, "ci vuole memoria storica". È questo, in sintesi, il messaggio lanciato da mons. Rino Fisichella, neo rettore della Pontificia Università Lateranense nonché cappellano della Camera dei Deputati, alla conferenza stampa che ha preceduto il convegno "Multiculturalità e identità cristiana", organizzato dal Centro di Orientamento Politico (presieduto da Gaetano Rebecchini) e svoltosi a Roma il 27 febbraio. Un convegno a cui hanno partecipato circa duecento persone tra le quali diversi rappresentanti del governo (da Gianfranco Fini, seduto a fianco del card. Giovanni Battista Re, a Rocco Buttiglione,a Gianni Letta)
Nel corso della conferenza stampa - che si è svolta proprio il giorno precedente all'inizio dei lavori della Convenzione Europea - Fisichella ha messo l'accento sulla dicotomia identità cristiana/multiculturalità, sottolineando come un pluralismo di culture deboli provochi il rischio della perdita del tesoro culturale cristiano. Nel cambiamento epocale che il mondo di oggi sta vivendo, insomma, il pluralismo religioso inteso nel senso di un indebolimento dell'identità cristiana pare essere un vero e proprio pericolo, così come lo è la progressiva marginalizzazione del fattore religioso che, secondo Fisichella, non farà altro che minacciare l'unità della cristianità.
Proprio di cristianità parla il nuovo rettore della Lateranense, rifacendosi con una certa nostalgia all'unità europea durante il Medio Evo, unità che si realizzava sotto l'egida della cultura cristiana. Emarginare la religione oggi in Europa significa allora mettere a repentaglio anche l'unità europea: "non creerebbe - ha detto - un reale avanzamento nel cammino di unità del continente. Al contrario, basta dare uno sguardo alla storia per accorgersi del contributo che al progresso dello spirito e dei popoli europei ha fornito, ad esempio, il cristianesimo". In tale contesto, Roma, ha aggiunto, ha una funzione di grande simbolo, di capoluogo del cristianesimo, cosa che la pone su un piano di opportuna diversità.
Quanto alle sfide intellettuali che si pongono al cristianesimo oggi, Fisichella cita il rapporto tra cultura e Vangelo, la difesa della vita e la relazione tra comportamento personale e principi. Al centro di tutto, afferma, ci deve essere una radicata antropologia cristiana, focalizzata su Gesù.


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The Universe (traduzione articolo del 17/03/2002)

 

“Non Diluite Mai la Vostra Identità Cristiana”

di Gerry O’Connell

I Cristiani non dovrebbero diluire la loro identità cristiana man mano che danno il benvenuto ad immigranti musulmani o credenti di altre religioni, ha detto il nuovo rettore dell’università Pontificia.
Monsignor Rino Fisichella, 50, che è stato recentemente nominato a capo dell’Università Lateranense, ha detto ad un convegno su Multiculturalismo  e Identità Cristiana a Roma la settimana scorsa che “se perdiamo la nostra identità cristiana, non abbiamo più niente da dire al mondo”.
Mons. Fisichella, un personaggio di spicco nella Chiesa, ha ricordato al pubblico come i cristiani vissero in un contesto multiculturale “dall’inizio della loro storia”. La prima volta che i discepoli di Cristo vennero chiamati Cristiani fu ad Antioca, città cosmopolita con una popolazione di 300,000 abitanti provenienti da più nazionalità, culture e religioni. Ma i discepoli si distinsero mantenendo la loro identità di seguaci di Cristo, come viene riportato nel Capitolo 11 degli Atti degli Apostoli, ha detto  Fisichella.
Nello stesso modo, quando Pietro e Paolo vennero a Roma per la prima volta, furono accolti dalla comunità ebraica. Nel corso di questi ultimi 2000 anni i Cristiani hanno continuato a rafforzare le loro radici e a convivere in contesti multiculturali e multireligiosi, così come avviene oggi in India e in altre parti dell’Asia. Ma l’elemento distintivo che li ha tenuti “insieme” è stata la difesa della loro identità cristiana e, allo stesso tempo, la loro apertura ad altre culture.
E’ questa la lezione di storia e tradizione per i cattolici dei nostri giorni, ha detto Fisichella.
“Solo se manteniamo la nostra identità riusciremo a dare un contributo all’umanità, così come abbiamo fatto negli ultimi 2000 anni.”
In una sessione di domanda e risposta riguardo alla possibilità che l’Unione Europa escluda i princìpi religiosi -e in modo particolare quelli cristiani- dalla propria costituzione, Fisichella ha ribadito il pensiero del Papa: “Ritengo che la marginalizzazione della religione sia un vero boomerang che non creerà progresso reale nel percorso per l’unità europea.”
Un acceso dibattito riguardo alla posizione che i cristiani dovrebbero tenere rispetto ad altri credenti, specialmente quelli di fede musulmana, è in corso in modo particolare tra i cristiani italiani.  Non molto tempo fa il Cardinal Biffi a Bologna ha sostenuto la tesi che il governo italiano dovrebbe dare priorità ad immigrati di fede cristiana rispetto a quelli di altre religioni. Uno dei partecipanti alla conferenza della settimana scorsa ha detto che in seguito agli eventi dell’11 settembre molti italiani hanno realizzato che le tesi del Cardinal Biffi erano “lungimiranti.”
Ma molti altri nella platea sono rimasti in silenzio, tra cui il Cardinal Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione dei Vescovi, e Gianfrnaco Fini, Vice primo ministro e leader di Alleanza Nazione, il partito che trae le proprie origini da quello fascista.

 

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30 GIORNI (mensile febbraio 2002)

 

Fisichella su multiculturalità e identità cristiana.

            "Perché mai Agostino, Anselmo d'Aosta, Tommaso d'Aquino sono inseriti nei libri di storia della filosofia in  ogni epoca e di ogni tendenza? Il sorgere del gotico o il barocco avrebbero potuto esistere senza che il cristianesimo desse loro origine? Palestrina, Beethoven, Mozart … quale musica avrebbero composto senza riferimento alla fede? Keplero , Copernico… non erano forse dei preti? Chi mai può separare la fede dalle sue azioni? Fede è sempre stupore e meraviglia che sgorgano dall'animo e che mostrano il senso profondo del mistero a cui non è possibile rinunciare." Così Rino Fisichella , rettore della Pontificia Università Lateranense e Vescovo ausiliare di Roma, nel suo intervento al convegno del 27 febbraio su "Multiculturalità ed identità cristiana" organizzato dal Centro di Orientamento Politico presieduto dall'ingegner Gaetano Rebecchini.

            Al Convegno erano presenti il Cardinale Giovanni Battista Re, il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta.

 

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